L’incidente
Via Grande, tra microcantieri e imprevisti i lavori costano un milione in più
Livorno: decise due varianti, l’ultima da 618mila euro. Ora il quadro economico supera i 5,8 milioni. Tra gli intoppi anche le cattive condizioni di una parte dello strato sotto la palladiana
LIVORNO. Dopo lo stop per le vacanze di Natale, le imprese incaricate puntano a consegnare al Comune e ai livornesi la nuova via Grande prima che si entri nel pieno dell’estate.
Negli ultimi anni – non solo nel passato più recente – sul restauro dei portici più importanti della città è stato detto e scritto molto. Da quando l’amministrazione di centrosinistra di Alessandro Cosimi lanciò “Pensiamo in Grande” senza riuscire a far decollare l’operazione, fino ai cinque anni dell’amministrazione M5S di Filippo Nogarin, che scelse la strada del grès porcellanato al posto della storica palladiana, ma che si arenò prima del via. L’operazione di restyling è poi effettivamente partita con l’amministrazione di centrosinistra di Luca Salvetti, che con l’assessora-architetta Silvia Viviani ha scelto di affidarsi a un concorso di progettazione in due gradi, vinto dal raggruppamento formato da Ipostudio architetti srl e architetto Giampiero Germino: la redazione della progettazione definitiva è stata affidata nel settembre del 2022 per un totale, compresi oneri previdenziali e Iva, di 131.116 euro; nel giugno del 2023 è stata affidata la progettazione esecutiva per un importo complessivo di 124.955 euro; nell’ottobre dello stesso anno sono stati affidati la direzione dei lavori e il coordinamento della sicurezza per 155mila euro (197mila considerando contributi e Iva).
Il progetto vincitore ha riacceso il dibattito perché ha previsto di togliere comunque la palladiana originaria, diventata non più intoccabile. Sta di fatto che questa volta – luglio 2024 – i lavori sono partiti davvero e ora si avviano verso i mesi finali. Sono in capo all’associazione temporanea di impresa formata da Frangerini impresa srl, Edinfra srl e Lumar impianti srl.
Quello che però merita un approfondimento sono i costi, che sono cresciuti di fronte a intoppi e imprevisti. L’ultima modifica approvata dal Comune poche settimane fa supera i 600mila euro: nel dettaglio fanno 618.624 euro in più (Iva compresa) per le lavorazioni, che portano il quadro economico totale a quasi 6 milioni di euro (5.838.535). In realtà quella approvata a fine anno è solo la seconda variante che si è resa necessaria al progetto nel 2025: la prima era stata decisa a fine aprile, per 448.079 euro (Iva inclusa), a fronte di un quadro economico complessivo in quel momento di 5.268.535 euro.
Se si considera che il contratto partiva da un importo intorno ai 3,9 milioni di euro, per fare i lavori si prevede ora di spendere almeno un milione in più (il totale dei lavori è arrivato a 4.916.238 euro), a fronte appunto di un quadro economico totale di oltre 5,8.
Perché questo aumento dei costi? Nella relazione tecnica allegata alla delibera 1024 della giunta comunale si legge che «in corso d’opera si è reso necessario apportare variazioni e addizioni economiche non previste e non prevedili dal progetto esecutivo a base di appalto e successivamente anche dalla variante 1». Quali? Soprattutto «maggiori demolizioni e conseguente trattamento dei rifiuti»; «realizzazione di ulteriori massetti e formazione delle relative pendenze»; «maggiori sfridi nella posa delle pavimentazioni e lavorazioni accessorie»; «noli, oneri e consumi connessi ai noli»; «opere elettriche»; «maggiori oneri per la sicurezza».
In particolare con la prima variante si era deciso «di non smantellare la soletta strutturale presente sotto la palladiana preesistente» perché «di rilevanti dimensioni e trovata in ottima conservazione»: si era preferito «realizzare un massetto in aderenza dalle dimensioni più contenute ma capace di garantire analoghe prestazioni». Nella parte a sud di piazza Grande, però, in direzione piazza della Repubblica, «non si è trovato la stessa soletta strutturale resistente, ma un massetto friabile e poco affidabile a ricevere la nuova pavimentazione, per cui si è proceduto a uno scavo più profondo e alle successive lavorazioni». Insomma, quello che si è trovato via via sotto la palladiana ha costretto a cambiare strategia in corso d’opera. Poi le lastre nuove già rovinate: è stato necessario un «accertamento di maggiori sfridi (riferibile alla pavimentazione in travertino) per preservare una qualità estetica delle campiture di pavimentazione limitando, per quanto possibile, le ordinarie criticità connesse alla naturale porosità del materiale». E nel frattempo si è dovuto procedere per cantieri spezzettati, microcantieri, «per limitare le interferenze con la fruizione dei portici e i disagi per residenti e attività commerciali», contesto che – si legge – comporta maggiori oneri per la movimentazione dei materiali, delle attrezzatura e in generale per la sicurezza. l
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