Influenza in Toscana, polmoniti in aumento: «Più casi tra giovani e non vaccinati» – Il “ruolo” della variante K e il picco
La primaria di Pneumologia degli Spedali Riuniti di Livorno, Filomena Marrelli: «Il virus colpisce perlopiù quei pazienti con patologie respiratorie pregresse»
LIVORNO. Il nuovo anno inizia con un aumento delle polmoniti influenzali. Anche tra i più giovani, nella fascia d’età compresa tra i 20 e i 40 anni. All’ospedale di Livorno, la crescita rispetto all’anno passato ha iniziato a farsi vedere già da novembre scorso. Per questo – spiega Filomena Marrelli, primaria di Pneumologia degli Spedali Riuniti – è fondamentale non abbassare la guardia. Come? Attraverso la prevenzione (ad esempio l’uso di mascherine negli ambienti affollati e la corretta igiene delle mani) e la vaccinazione. Per il medico, sono queste le buone pratiche da mettere in campo sempre per evitare il contagio. «E assolutamente no all’auto-cura con antibiotici e cortisonici», specifica.
Dottoressa, diceva che negli ultimi mesi avete registrato un aumento dei casi di polmonite influenzale: come mai?
«Sì, abbiamo osservato un numero di casi leggermente superiore rispetto allo scorso anno. Come accade ogni stagione, l’influenza colpisce in modo più significativo i pazienti con patologie respiratorie pregresse: asmatici e broncopatici cronici sono i più esposti al rischio di riacutizzazioni, spesso accompagnate da insufficienza respiratoria».
Quando si è verificato il picco?
«L’incremento più evidente lo abbiamo registrato nel mese di dicembre, nettamente superiore a ottobre e novembre. Proprio a dicembre abbiamo iniziato a osservare un andamento in crescita, con un aumento sia degli accessi sia dei ricoveri».
Che dire dei casi di polmonite influenzale?
«Complessivamente i ricoveri sono stati leggermente superiori rispetto allo scorso anno».
Quale ceppo influenzale è risultato prevalente?
«Dai tamponi emerge chiaramente la predominanza del ceppo H3N2 (la cosiddetta variante K, ndr), che risulta essere quello dominante non solo in Toscana, ma anche a livello nazionale ed europeo».
C’è una fascia d’età più colpita?
«Un dato interessante riguarda proprio l’età dei pazienti: abbiamo osservato un coinvolgimento significativo di persone giovani, in particolare asmatici tra i 20 e i 40 anni. È una fascia meno propensa alla vaccinazione e probabilmente per questo più esposta alle complicanze influenzali».
Quanto incide la mancata vaccinazione?
«Incide molto. Le categorie tradizionalmente vaccinate – anziani, pazienti fragili, operatori sanitari, donne in gravidanza e caregiver – hanno avuto una buona copertura. Rimane però uno “zoccolo duro” di giovani adulti che tende a sottovalutare l’influenza, con conseguenze anche importanti sul piano clinico».
Avete notato comportamenti a rischio nei pazienti?
«Purtroppo sì. Molti dei pazienti che arrivano nel nostro reparto si auto-curano, assumendo antibiotici o cortisonici senza indicazione medica. Questo è un errore serio: l’influenza è una patologia virale e questi farmaci, se usati impropriamente, non solo sono inefficaci ma possono peggiorare il quadro clinico. Spesso vediamo pazienti arrivare in ospedale in condizioni più compromesse proprio a causa di trattamenti sbagliati».
Qual è quindi la gestione corretta dell’influenza?
«In assenza di complicanze, la terapia deve essere solo sintomatica: riposo, antipiretici come la tachipirina per febbre e dolori, lavaggi nasali, idratazione. È fondamentale restare a casa e limitare i contatti, soprattutto nei primi giorni quando la carica virale è molto alta».
Quanto è importante prevenire il contagio in famiglia?
«È essenziale. Bastano poche ore nello stesso ambiente per trasmettere il virus. Indossare la mascherina, curare l’igiene delle mani ed evitare contatti ravvicinati sono accorgimenti fondamentali, soprattutto in presenza di anziani o persone fragili».
Che indicazioni date ai pazienti cronici?
«Ai pazienti fragili raccomandiamo sempre la vaccinazione e l’uso della mascherina negli ambienti chiusi e affollati. Il vaccino riduce il rischio di forme gravi, ma il paziente fragile resta tale: meno occasioni di contagio ci sono, meglio è».
Il picco influenzale è superato?
«Il massimo è stato registrato tra Natale e Capodanno. Ora osserviamo un lieve calo, ma per alcune settimane la circolazione del virus resterà significativa. È quindi importante mantenere alta l’attenzione».
Avete registrato ricoveri più complessi rispetto al passato?
«Sì, in alcuni casi abbiamo riscontrato positività multiple, con pazienti infettati contemporaneamente da più ceppi influenzali o da altri virus respiratori. Questo “concentrato” di infezioni ha contribuito a quadri clinici più severi e a un incremento dei ricoveri».
Un ultimo messaggio di prevenzione?
«La prevenzione resta la chiave: vaccinazione, niente fai-da-te terapeutico e attenzione ai comportamenti quotidiani. Evitare una complicanza significa spesso evitare il ricovero. Le cure esistono, ma prevenire è sempre la scelta migliore».
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