Il Tirreno

Livorno

Basket: l’inchiesta

Caos dopo Pielle-Ruvo, daspo a 4 tifosi storici: chi sono

di Stefano Taglione

	Un alto un fermo immagine di un filmato pubblicato sui social della società di Ruvo di Puglia e acquisito dalla digos
Un alto un fermo immagine di un filmato pubblicato sui social della società di Ruvo di Puglia e acquisito dalla digos

Sono stati denunciati anche per l’invasione di campo. Per un anno non potranno assistere ai match di pallacanestro. In arrivo altri provvedimenti

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Quattro daspo per le violenze al PalaMacchia dopo il match di basket del 15 marzo scorso fra Pielle e Ruvo di Puglia.

Per tutti è scattato il divieto di assistere alle partite di pallacanestro per un anno. La decisione è arrivata, con un provvedimento d’urgenza della questora Giusy Stellino.

Li ha notificati nelle ultime ore la questura ad altrettanti tifosi biancoblù: sono Giacomo Romei, Rossano Chesi, Gino Schirripa e Marco Merli.

Il provvedimento è arrivato dopo l’analisi dei video girati alla fine del match perso dalle “triglie” per 77 a 58 e costato la panchina a Federico Campanella. Proprio il coach sarebbe stato contestato pesantemente mentre stava uscendo dal parquet da uno dei tifosi puniti, Chesi in questo caso. Mentre gli altri se la sarebbero presa con i cestisti avversari, rimasti a festeggiare a fine match in un modo ritenuto provocatorio dagli ultrà, che per questo si erano infuriati. Parallelamente la digos li ha indagati per invasione di campo, per la precisione «per il reato previsto dall’art 6 bis comma 2 della legge 401/89», spiega la questura.

Altri daspo in arrivo

I quattro provvedimenti potrebbero non essere gli unici. Altri sono in arrivo, seguendo il percorso non urgente. Chi lo riceverà, sicuramente, lo riceverà dopo la partita casalinga di domenica contro Gema. Ma forse fra settimane. I tempi, insomma, non sono chiari e non si esclude che i daspo interessino pure gli ultrà di Ruvo. Ma al momento è presto per le certezze, dato che le indagini della digos della polizia di Stato sono ancora nella fase embrionale.

Dionisi: «Sport sia sicuro»

Sui disordini al PalaMacchia il prefetto Giancarlo Dionisi nei giorni scorsi aveva organizzato un tavolo ad hoc con le autorità e i soggetti interessati, fra cui il presidente della Lega nazionale pallacanestro Massimo Faraoni e i rappresentanti di Libertas e Pielle. «Ringrazio il questore Stellino, perché il daspo è uno strumento fondamentale per tutelare la sicurezza delle manifestazioni sportive. Non va letto come una misura punitiva fine a se stessa – spiega Dionisi – ma come un presidio di legalità e un atto di tutela concreta nei confronti della comunità. È una misura preventiva che serve a tenere lontani da palazzetti e stadi quei soggetti che, con comportamenti violenti, provocatori o pericolosi, mettono a rischio l’incolumità di spettatori, atleti, operatori e famiglie. Lo sport deve essere un ambiente sicuro e sereno, aperto a tutti, e questo non può essere garantito se si tollerano comportamenti che minano la convivenza civile e il rispetto delle regole. Sono già intervenuto sul PalaMacchia e continuerò a monitorare con la massima attenzione quella realtà. Lì, come altrove, non possiamo accettare zone grigie o ambiguità: la sicurezza non è negoziabile. Ho sottolineato, in sede di riunione, che è necessario potenziare la videosorveglianza dentro e fuori gli impianti, perché la tecnologia è un alleato prezioso nella prevenzione e nella repressione di comportamenti pericolosi. Ma soprattutto ho ribadito che le società sportive devono assumersi una responsabilità diretta e concreta nella gestione dei propri tifosi. Ogni acquirente del biglietto deve sottoscrivere e rispettare un regolamento d’uso già approvato dall’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive. Questo regolamento deve prevedere obblighi chiari per chi entra nell’impianto e stabilire sanzioni precise per chi contravviene, fino alla possibilità di espulsione per comportamenti scorretti».

«Non faremo sconti»

Secondo il prefetto «la sicurezza non è solo un problema delle istituzioni o delle forze di polizia: anche i club devono fare la loro parte e i tifosi devono capire che acquistare un biglietto significa accettare regole precise e inderogabili. Chi organizza l’evento ha il dovere morale e giuridico di garantire un ambiente sicuro per il pubblico, per gli atleti, per le famiglie, per chi lavora attorno alla macchina dello sport. Lo sport deve essere un luogo di passione, di identità e di festa, non un’arena di scontro. E su questo punto, a Livorno come altrove, non faremo sconti», conclude. 

La cronaca
L’incidente

Elba, morto a 48 anni nello schianto in moto: Andrea stava andando al lavoro. La prima dinamica

di Manolo Morandini
Sani e Belli