Il Tirreno

Mondo

Nave da guerra russa spara verso uno yacht nella Manica: aperta un’inchiesta

di Redazione web

	La nave da guerra russa
La nave da guerra russa

Londra valuta la dinamica dello scontro dopo i colpi di avvertimento sparati dalla fregata russa contro un’imbarcazione privata. L’episodio arriva in un momento già segnato da sequestri e operazioni militari nella Manica

3 MINUTI DI LETTURA





Sale ancora la tensione tra Regno Unito e Russia dopo un episodio che, nella mattinata di martedì 16 giugno, ha rischiato di trasformarsi in un incidente diplomatico di proporzioni ben più gravi. Nel tratto di mare che separa l’Isola di Wight dalla costa francese, una nave da guerra russa ha infatti esploso alcuni colpi di avvertimento contro un’imbarcazione privata battente bandiera britannica. Secondo quanto ricostruito dai media inglesi, lo yacht si sarebbe avvicinato alla fregata Admiral Grigorovich fino a una distanza ritenuta pericolosa dall’equipaggio russo: dai circa 450 metri iniziali, la separazione si sarebbe ridotta a poco più di 150 metri. L’episodio è avvenuto in acque internazionali, a una quarantina di chilometri dalla costa inglese, ma ciò non ha impedito al ministero della Difesa britannico di aprire immediatamente un’indagine formale. Nessuna persona è rimasta ferita e l’imbarcazione civile ha fatto rapidamente marcia indietro.

Mosca conferma gli spari

La versione russa è arrivata poche ore dopo, con una nota ufficiale del ministero della Difesa di Mosca. Le autorità hanno ammesso l’uso delle armi, ma attribuito la responsabilità allo yacht, accusato di non aver risposto ai ripetuti tentativi di comunicazione via radio. Secondo il Cremlino, prima dei colpi sarebbero stati attivati segnali acustici e lanciati razzi di segnalazione per intimare all’imbarcazione di modificare la rotta. La marina russa sostiene che il comandante della Grigorovich abbia agito «nel pieno rispetto delle norme internazionali sulla navigazione». A Londra, pur mantenendo un profilo prudente, l’episodio viene considerato con estrema attenzione. Le prime valutazioni degli inquirenti britannici tendono a classificare l’accaduto come un fatto isolato, ma il contesto geopolitico non aiuta a stemperare i toni.

Un nuovo tassello in un quadro già teso

L’incidente arriva infatti a pochi giorni da un’altra operazione che aveva irritato Mosca: il blitz delle forze speciali della Royal Navy contro la Smyrtos, una petroliera sospettata di far parte della cosiddetta “flotta ombra” russa e di violare il regime internazionale di sanzioni. La nave era stata fermata e sequestrata sempre nella Manica, alimentando un clima di crescente diffidenza tra i due Paesi. In questo scenario, ogni episodio in mare aperto rischia di trasformarsi in un detonatore diplomatico.

Perché la Admiral Grigorovich si trova nella Manica

La presenza della Grigorovich in quell’area non è casuale. La fregata, un’unità da oltre 4mila tonnellate varata nel 2016, è da settimane impegnata in missioni di pattugliamento e scorta a cargo commerciali. La marina russa, alle prese con una carenza di mezzi moderni, utilizza la nave come asset strategico per garantire sicurezza ai propri traffici. Originariamente assegnata alla Flotta del Mar Nero, la Grigorovich non può più rientrare nel suo porto d’origine: la chiusura degli stretti del Bosforo e dei Dardanelli da parte della Turchia, in seguito alla guerra in Ucraina, ha di fatto bloccato l’accesso al Mar Nero. Per questo l’unità è stata ridislocata stabilmente nel Baltico, da cui opera anche nel Mare del Nord e nella Manica.

Un incidente chiuso senza conseguenze

Lo yacht britannico è riuscito ad allontanarsi senza danni, ma l’episodio conferma quanto sia fragile l’equilibrio nelle acque europee. Con due marine militari che si osservano a distanza ravvicinata e un contesto internazionale segnato da sanzioni, sequestri e operazioni speciali, basta un errore di valutazione per trasformare un avvertimento in qualcosa di molto più serio.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Editoria

Ufficiale

Gruppo SAE entra nel capitale de “Il Portico” di Bologna

di Redazione Sae
Speciale Scuola 2030