Morti tre alpinisti italiani sul Gran Paradiso: i nomi e la ricostruzione dell’incidente a 4mila metri
I tre sarebbero volati giù per 400 metri: a dare l’allarme il proprietario del rifugio in cui alloggiavano
Una scalata che avrebbe dovuto portarli sulla vetta del Gran Paradiso si è trasformata in una tragedia. Tre alpinisti trentini sono morti precipitando dalla parete nord del massiccio, a quota 4.061 metri. Le vittime sono Antonio Sardano, 49 anni, originario di Andria e residente a Trento; Sergio Martinelli, 29 anni, anche lui trentino; e Maicol Zanetti, 39 anni, di Prada di Brentonico. I tre stavano affrontando l’ascesa nella giornata di venerdì 12 giugno quando, per cause ancora in fase di accertamento, sono precipitati per circa 400 metri lungo il versante. A dare l’allarme è stato il gestore del rifugio Chabod, preoccupato per il mancato rientro del gruppo.
Il ritrovamento a 3.600 metri
La chiamata di soccorso è arrivata alla centrale unica di Aosta poco dopo le 19.30. Grazie al segnale di un localizzatore GPS, attivato da uno dei tre alpinisti, le squadre del Soccorso alpino valdostano e della Guardia di finanza hanno individuato i corpi a circa 3.600 metri di quota. Le salme sono state recuperate e trasferite all’obitorio di Aosta, dove sono in corso le procedure di riconoscimento.
Le indagini: una cordata trascinata nel vuoto
Secondo le prime ricostruzioni, i tre avevano trascorso la notte al rifugio Federico Chabod, in Valsavarenche, e si erano messi in marcia intorno alle tre del mattino. La dinamica non è ancora definita, ma l’ipotesi più probabile è che uno dei tre sia scivolato, trascinando con sé gli altri due compagni di cordata lungo la parete ghiacciata. La procura di Aosta ha aperto un fascicolo, affidando alla Guardia di finanza di Entrèves il compito di ricostruire l’esatta sequenza degli eventi.
Un secondo incidente sulla stessa via in pochi giorni
La tragedia arriva a distanza di pochissimo tempo da un altro incidente mortale sulla stessa via alpinistica. Il 30 maggio era morto Andrea Villa, precipitato per cinquecento metri sotto gli occhi del fratello e di un altro compagno di cordata. Un dato che riaccende l’attenzione sulle condizioni della parete nord in questo periodo dell’anno.
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