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Guerra, Trump esclude negoziati con l’Iran: «Resa incondizionata». E sul fronte fanno capolino la Russia e la Cina

di Redazione web

	Bombardamenti in Libano nella scorsa serata
Bombardamenti in Libano nella scorsa serata

Le ultime su quanto sta avvenendo in Medio Oriente. L’Unicef: «Quasi 200 bambini uccisi da inizio escalation militare». Teheran lancia attacchi di ritorsione su Tel Aviv, missili e droni contro tutti Paesi che ospitano le forze degli Stati Uniti

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WASHINGTON. Trump esclude qualsiasi negoziato con l’Iran a meno che non ci sia una «resa incondizionata». Nel giorno 7 della guerra – iniziata il 28 febbraio con gli attacchi di Usa e Israele all’Iran e ora estesa a diversi Paesi, dal Libano agli Stati del Golfo – gli aerei israeliani hanno martellato di bombardamenti tanto Beirut quanto Teheran, mentre l’Iran lanciava attacchi di ritorsione su Tel Aviv, missili e droni contro Israele, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita e Bahrein, tutti Paesi che ospitano le forze Usa. Un drone ha colpito l’aeroporto di Bassora, in Iraq. E i media libanesi riportano che è stata colpita una postazione dell’Unifil e peacekeeper ghanesi sono rimasti feriti.

Nello Studio Ovale

In quello che è diventato un rito annuale, i leader evangelici si sono riuniti il 5 marzo attorno al presidente Trump nello Studio Ovale e hanno pregato per lui e per il successo degli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran, il video diffuso dalla Casa Bianca è diventato virale.

I contatti

In questo contesto il premier britannico Starmer ha fatto sapere di avere parlato con la premier Meloni e con i leader di Francia e Germania e di avere convenuto con loro che «nelle prossime ore e nei prossimi giorni saranno fondamentali un’intensa attività diplomatica e uno stretto coordinamento militare». Lunedì si terrà una video conferenza dei vertici Ue con leader mediorientali: per l’Ue ci saranno il presidente del Consiglio europeo Costa, la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e l’Alta commissaria Kaja Kallas, per «ascoltare le valutazioni dei leader sulla situazione e di discutere l’ulteriore sostegno dell’Ue e dei suoi Stati membri ai Paesi della regione, nonché le modalità per porre fine al conflitto in corso». Ma non è invece ancora chiaro quali leader regionali parteciperanno.

Le vittime

Il bilancio delle vittime è altissimo. In Libano i raid lanciati da Israele, seguiti agli attacchi che Hezbollah ha fatto partire contro lo Stato ebraico in solidarietà con l’Iran, sono i più pesanti da quando il cessate il fuoco del 2024 ha posto fine all’ultima guerra fra Israele e Hezbollah. Decine di migliaia di persone sono fuggite dalla periferia di Beirut e dal sud del Libano dopo gli avvertimenti di evacuazione diffusi da Tel Aviv. In Iran, secondo quanto riferito dal governo prima dei bombardamenti martellanti di oggi, 6 marzo i morti sarebbero almeno 1. 230. Una decina i morti in Israele, mentre sono almeno 15 i civili deceduti nei Paesi del Golfo e sei i soldati Usa.

Le parole di Trump

L’Idf ha fatto sapere di avere distrutto il bunker sotterraneo dell’ex Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, con circa 100 bombe sganciate da una cinquantina di jet. L’auspicio di Trump è che dopo una resa incondizionata ci sia «la selezione di uno o più leader grandi e accettabili» e poi gli Usa, «insieme ai nostri meravigliosi e coraggiosi alleati e partner, lavoreremo instancabilmente per riportare l’Iran indietro dall’orlo della distruzione, rendendolo economicamente più grande, migliore e più forte che mai».

Alla Cnn il tycoon ha detto che ritiene che «funzionerà come in Venezuela» e, alla domanda se fosse d’accordo con l’idea di avere un altro leader religioso, ha mostrato apertura: «Forse sì, sì», ha detto. Qualche ora prima a Nbc News aveva dichiarato di avere «alcune persone che penso farebbero un buon lavoro». Da parte di Teheran nessun commento in merito, ma il presidente Masoud Pezeshkian ha scritto sui social media che «alcuni Paesi» hanno avviato sforzi di mediazione nel conflitto, ma non ha fornito ulteriori dettagli.

Le ricadute economiche

Intanto le ricadute economiche sono pesanti. Il ministro dell’Energia del Qatar, Saad al-Kaabi, in un’intervista al Financial Times ha avvertito che la guerra potrebbe «far crollare le economie mondiali», prevedendo un blocco generalizzato delle esportazioni energetiche del Golfo che potrebbe portare il prezzo del petrolio a 150 dollari al barile. Non solo, anche se la guerra finisse immediatamente – ha aggiunto – potrebbero volerci «settimane o mesi» per riprendere le normali esportazioni dopo l’attacco con droni iraniani al più grande impianto di gas naturale liquefatto del Qatar all’inizio della guerra.

Mosca e Cina?

In tutto questo fanno capolino altri due attori, Russia e Cina. Secondo il Washington Post, Mosca starebbe fornendo informazioni di intelligence all’Iran per colpire le forze Usa. E la Cina, che dipende fortemente dal petrolio iraniano e dall’inizio del conflitto ha ripetutamente insistito sulla necessità di mantenere la sicurezza nello Stretto di Hormuz, secondo informazioni di intelligence Usa citate dalla Cnn potrebbe prepararsi a fornire all’Iran assistenza finanziaria, pezzi di ricambio e componenti missilistici, nonostante Pechino si sia finora tenuta fuori dalla guerra. Resta l’incognita dell’eventuale invio di truppe di terra Usa. Nelle scorse ore Trump ha dichiarato a Nbc News che «sarebbe una perdita di tempo», ritenendola un’opzione superflua perché a suo dire gli iraniani «hanno perso tutto. Hanno perso la loro marina. Hanno perso tutto ciò che possono perdere».

Il racconto multimediale

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