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Grosseto, Luca Ciani va in pensione dopo 40 anni di stradale: dall’inchiesta Pandora al lancio dei sassi ad Albinia

di Ivana Agostini

	Ciani (al centro) con i colleghi e a destra in una foto nei primi anni di servizio
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Ciani (al centro) con i colleghi e a destra in una foto nei primi anni di servizio

Ricopre il grado di sostituto commissario, ha compiuto 60 anni il 18 ottobre e da ieri (domenica 1 novembre, è in pensione: ««Per adesso relax. Poi ci penserò. Ho due ettari di terra con ulivi e frutti, farò il contadino»

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GROSSETO. Luca Ciani da ragazzo ha sempre voluto fare il poliziotto, era la sua più grande aspirazione: voleva entrare nella polizia stradale. Ci è riuscito ed è rimasto sulla strada per quasi 40 anni. Da ieri è in pensione e ai ragazzi che oggi pensano di entrare in polizia dice «fatelo, è bellissimo». Ciani, che ricopre il grado di sostituto commissario, ha compiuto 60 anni il 18 ottobre. Durante il suo ultimo giorno, fra saluti e ultimi atti da adempiere, si racconta a Il Tirreno ripercorrendo le tappe principali della sua carriera e anche i momenti drammatici vissuti durante alcuni interventi.

Da cosa nasce l’amore per la polizia e in modo particolare per la stradale?

«Avevo l’esempio di mio zio Giangualberto Baggiani che guidava i compartimenti della polizia stradale della Toscana. È con lui che mi sono innamorato della polizia stradale dove sono poi voluto entrare».

La sua carriera, quindi, non inizia nella stradale.

«Sono entrato in polizia nel 1987 da ausiliario, come servizio militare. Fui mandato nella polizia ferroviaria di Firenze dove rimasi dal 1987 al 1989. In quell’anno feci il primo corso per entrare in polizia e poi il secondo corso a Bolzano per affermarmi come agente ausiliario trattenuto. Dopo il secondo corso fui mandato, dal dicembre 1989, nella polizia stradale di Arcidosso dove rimasi fino al luglio 1995. Da qui poi feci il corso da ispettore restando 6 mesi a Nettuno. Una volta diventato ispettore fui mandato nella volante a Grosseto. Io però volevo entrare nella stradale e così cercai un cambio e dopo circa 8 mesi trovai un collega che voleva entrare nelle volanti. Così tornai alla stradale dove ero sempre di pattuglia. Dopo due anni sono entrato nell’ufficio di polizia giudiziaria antinfortunistica».

Ci sono indagini o vicende che ricorda in modo particolare?

«Ci sono fatti che mi hanno sicuramente colpito come il suicidio di una ragazza che gli agenti della pattuglia stavano cercando di dissuadere ma purtroppo senza successo. Iniziò una indagine perché trovammo dei manoscritti nella macchina e facendo delle indagini siamo riusciti a dimostrare l’istigazione al suicidio. Ci sono poi tanti arresti come quelli per il lancio dei sassi dal cavalcavia dei campeggi ad Albinia, l’inchiesta Pandora che ha riguardato una vasta organizzazione che metteva a segno truffe alle compagnie assicurative tramite falsi incidenti stradali, poi le indagini importanti».

Ci sono poi gli incidenti stradali, alcuni mortali che sicuramente non sono semplici da affrontare.

«Ogni incidente è a sé. Ti immedesimi nei familiari a cui dovrai andare a dire che un loro caro non ci sarà più. Quindi ti metti nei panni di chi riceverà la notizia. Sono tutti momenti pieni di emozioni forti e di grande tristezza. Ho rilevato incidenti a bimbi di pochi mesi, purtroppo mortali, quelli sono i momenti peggiori. Gli incidenti rimangono tutti molto impressi».

Ci sono persone che si sente di ringraziare?

«Un ringraziamento va alla Procura, ai miei colleghi che mi hanno supportato e sopportato per tanti anni, a Manuela Spatarra, a Luciano Turolla, a Luigi Pattonelli e a Giovanni Bargagli. Un saluto particolare va a chi non c’è più, al mio precedente dirigente Nicola Manzari e Antonio Di Mattia. Un grazie anche a Marco Rubegni della polizia giudiziaria della municipale e alle moltissime persone con cui ho lavorato e collaborato. Un ringraziamento speciale lo riservo alla mia compagna che mi ha accompagnato in molti anni di servizio in cui non ci sono stati orari stabiliti nelle mie giornate».

A un ragazzo che volesse intraprendere la sua carriera cosa direbbe?

«Ci sono reparti che riescono a tirare fuori il meglio di tutti noi. È una bellissima esperienza e ovviamente consiglierei la polizia stradale».

Cosa farà adesso?

«Per adesso relax. Poi ci penserò. Ho due ettari di terra dove ci sono ulivi e frutti. Chissà, farò il contadino». 

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