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Grosseto, diffama la ex in chat: ora dovrà risarcirla

di Pierluigi Sposato
Grosseto, diffama la ex in chat: ora dovrà risarcirla

Era già stato ritenuto colpevole per il reato di stalking ai suoi danni. La pena sarà sospesa solamente se verranno versati i 5mila euro

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GROSSETO. Ossessionato dalla ex. Al punto da perseguitarla, finendo per essere condannato (anche per un bacio non voluto) a due anni e mezzo per fatti del 2022. Al punto da continuare a interessarsi morbosamente di lei e dei suoi comportamenti, finendo per essere nuovamente condannato – questa volta per diffamazione.

Quattro mesi con rito abbreviato adesso la pena per un quarantenne, sotto accusa per il contenuto delle conversazioni di una chat legata al suo mondo lavorativo, ritenuto sicuramente denigratorio dal giudice Marco Bilisari: in quelle conversazioni su Whatsapp – messaggi audio e testo – l’ex compagna veniva ripetutamente definita una poco di buono e una tossicodipendente. Il giudice ha sospeso la pena ma il beneficio sarà concesso solamente se l’imputato verserà entro tre mesi i 5mila euro stabiliti come risarcimento alla donna, costituita parte civile con l’avvocata Emanuela Nucciarelli. Il magistrato, considerato anche il precedente procedimento, ha maturato il convincimento che l’uomo non abbia compreso la gravità del suo comportamento, a prescindere dallo stile di vita della sua ex. Adesso i difensori, che avevano sollecitato l’assoluzione, potranno proporre appello, come hanno fatto per la precedente condanna per stalking e violenza sessuale. L’accusa aveva chiesto nove mesi e 600 euro.

Gli atteggiamenti ossessivi erano iniziati una volta che la convivenza si era conclusa: secondo l’accusa, il 40enne sarebbe stato in preda alla gelosia, perché lei – molto più giovane – avrebbe poi iniziato a uscire, a frequentare altre persone. I fatti identificati nel precedente processo come stalking si erano articolati nel corso del 2022. Quelli della diffamazione coprono invece un arco di tempo più recente, dalla metà del 2023 all’aprile 2024: fu verso la fine di questo mese che la giovane donna venne a sapere che in una chat – aperta dal suo ex e riguardante 15-20 persone che vi avevano rapporti per motivi di lavoro – erano contenute delle conversazioni che la riguardavano, con termini poco lusinghieri anche sulla vita sentimentale e sessuale di lei. Così attraverso un amico si era procurata gli screenshot e aveva constatato l’esistenza di insulti rivolti a lei. Non solo: il 40enne avrebbe chiesto ripetutamente ai conoscenti di fargli sapere dove andava la ex e con chi e cosa faceva. Erano state fatte ricerche con parole chiave relativi a insulti, ma anche del «ex» e «cocaina» ed erano spuntate fuori le conversazioni ritenute offensive. La frequenza dei messaggi era particolarmente consistente. La donna era riuscita ad ascoltare e a mettere da parte anche degli audio: il contenuto, anche in questo caso, sarebbe stato più che chiaro.

Chiaro il rapporto conflittuale tra i due (quattro anni fa il Tribunale aveva tra l’altro imposto un divieto di avvicinamento all’uomo) ma comunque nulla secondo il giudice avrebbe mai potuto consentire affermazioni di quel tenore. Le erano state attribuite qualità personali e comportamenti fortemente screditanti, accompagnate dall’impiego ripetuto di termini ingiuriosi. Secondo il dottor Bilisari sussiste anche l’aggravante della pubblicità, perché il tutto era stato veicolato attraverso una chat aperta a un numero indeterminato di partecipanti. Un fatto comunque grave, per la violenza verbale delle espressioni adottate, per il loro utilizzo ripetuto, per la varietà degli aspetti della vita della donna oggetto di denigrazione. Anche la durata del comportamento ha influito. «Le frasi, considerate nel loro insieme, tradiscono un sentimento di profonda avversione nei confronti dell’ex compagna, che si manifesta nella sistematica rappresentazione della stessa in termini degradanti e umilianti dinanzi a terzi».


 

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