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Grosseto, perde il Reddito di cittadinanza: lo Stato chiamato a risarcire

di Ivan Zambelli
Grosseto, perde il Reddito di cittadinanza: lo Stato chiamato a risarcire

Dopo la revoca adesso chiede 37mila euro: per il giudice non conta l’eliminazione del sussidio

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GROSSETO. Era stato uno dei beneficiari del Reddito di cittadinanza, ma gli venne revocato dopo essere finito sotto processo per la presunta mancata dichiarazione di vincite al gioco. Adesso, a distanza di quattro anni e di un’assoluzione, all’ex percettore sono stati riconosciuti gli arretrati, conteggiati in 37mila euro. A stabilirlo è il tribunale del lavoro di Grosseto, con il quale il giudice Giuseppe Grosso ha riconosciuto a un ricorrente assistito dall’avvocato Cosimo Vallone le somme maturate nel corso di 36 mesi tra il 2022 e il 2023, nonché la restituzione di 400 euro che l’Inps in un primo momento aveva trattenuto dalla pensione di invalidità dell’uomo a titolo di risarcimento per quelle somme ritenute illegittime.

La vicenda parte nel 2019, quando l’uomo presentò domanda per il reddito di cittadinanza e iniziò a percepire il beneficio. Poi però nel 2022 la domanda viene respinta. Nel frattempo infatti la guardia di finanza aveva condotto dei controlli sui percettori del Reddito, e nei confronti dell’uomo venne avviato un procedimento penale. Al centro dell’inchiesta ci sarebbero state alcune vincite al gioco, che secondo l’accusa non sarebbero state dichiarate. Questa contestazione aveva portato al blocco del sussidio, ma anche alla richiesta di restituzione delle somme ritenute – in quel momento – indebitamente percepite. Somme che in una prima fase erano state trattenute dalla pensione di invalidità dell’uomo, per un totale di 400 euro. Il processo però aveva avuto un esito favorevole nei confronti del percettore, che venne assolto con formula piena. Era però il febbraio 2025, il Reddito di cittadinanza era stato nel mentre abolito. Non solo; anche volendo erogare al cittadino il sussidio non esisteva più nemmeno il conto su cui versare le somme. Ed è su questi punti che è intervenuto il giudice del lavoro. Secondo il tribunale il fatto che il Reddito di cittadinanza sia stato nel frattempo abolito non comporta la perdita delle somme maturate quando la misura era ancora in vigore, così come la difficoltà tecnica legata alle modalità di pagamento non possono determinare la perdita del diritto alla prestazione. L’ente, tra l’altro, non aveva contestato specificamente né il diritto alle somme né il loro ammontare, limitandosi a evidenziare le difficoltà amministrative nel corrispondere oggi una prestazione che veniva erogata attraverso la Carta Rdc. Il tribunale ha così riconosciuto il diritto alle mensilità rimaste non pagate e ha condannato l’Inps a versare le somme residue dovute, detraendo quanto eventualmente già corrisposto nel frattempo, che l’uomo quantifica in circa 37mila euro.

C’è poi il capitolo delle trattenute. Per recuperare il presunto indebito (poi annullato dalla sentenza di assoluzione) erano stati trattenuti 50 euro al mese dalle prestazioni percepite a titolo di invalidità civile e assegno sociale. Otto trattenute documentate, per complessivi 400 euro, che il giudice ha dichiarato illegittime disponendone la restituzione, insieme alle eventuali ulteriori somme successivamente prelevate. 


 

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