Autotrasportatore accusato di aver appiccato 50 roghi in Maremma, pena ridotta in appello
Roghi di Castiglione e Grosseto del 2016 e 2017. L’uomo, residente a Livorno, in primo grado fu condannato a nove anni: ne dovrà scontare cinque e sei mesi. I giudici non hanno ritenuto sufficiente l’indizio di prova dell’agganciamento del telefono alle “celle”
GROSSETO. Sentenza riformata in appello per Maurizio Vicolini, nato a Castiglione del Lago e all’epoca dei fatti residente nel Grossetano (oggi a Livorno), condannato in primo grado per aver appiccato 50 incendi nei territori di Castiglione e Grosseto tra il luglio 2016 e l’agosto 2017. Rappresentato e difeso dall’avvocato Luigi Fornaciari Chittoni di La Spezia, l’ex autotrasportatore oggi 67enne è stato assolto per la maggior parte di quei roghi.
A febbraio del 2023 Vicolini era stato riconosciuto colpevole degli episodi contestati dalla Procura di Grosseto al termine delle indagini condotte dai carabinieri. Il collegio del tribunale aveva accolto in toto le richieste del sostituto procuratore Salvatore Ferraro, che era partito da una pena di quattro anni e undici mesi e aveva aggiunto un mese per ciascuno dei capi di imputazione.
Il primo episodio contestato risale al 7 luglio 2016, quando un incendio distrusse mille metri quadrati di macchia mediterranea e sterpaglie sulla Panoramica a Castiglione della Pescaia. Gli ultimi tre a Marina di Grosseto, l’8 agosto 2017, tentati: in via della Paranza lungo la Trappola; sulla provinciale delle Collacchie alla Fiumara e nelle vicinanze del camping Etruria. In mezzo altre decine, più o meno gravi, riusciti o tentati, con vegetazione distrutta sia nel comune di Castiglione della Pescaia (Casa Mora, Marze, Pian di Rocca, Roccamare e Selene) che di Grosseto (Braccagni, Casotto Venezia, Principina Mare e Terra, Rugginosa, San Martino e le vie Aurelia nord e Cimabue). Il più devastante quello lungo la strada delle Collacchie a Casa Mora: 50 ettari con gravi danni all’area protetta e pericolo per aziende e case circostanti.
Impossibile, secondo il pm, negare la responsabilità di Vicolini: Ferraro aveva lodato il capillare lavoro di indagine dei carabinieri, basato su celle telefoniche, Dna trovato sugli inneschi, Gps e telecamere. Lui, che aveva ammesso di essere un accanito fumatore, aveva sempre respinto le accuse: «Non sono io il piromane. Sono stato incastrato dai veri autori di quegli incendi». La difesa aveva chiamato a collaborare anche le criminologhe Sara Bardi ed Elena Angelini (anche sociologa) per dimostrare che la mano che aveva appiccato i roghi non poteva essere quella del proprio assistito.
L’imputato era stato condannato a nove anni con interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, e a risarcire le parti civili, in separata sede: Provincia (avvocata Stefania Sorrenti), Comuni di Castiglione della Pescaia e Grosseto (Carlo Valle e Amanda Paoletti), e Legambiente (Roberto Vannetti). Assente al momento della conclusione del processo, gli erano state riconosciute come equivalenti le attenuanti generiche, per il comportamento processuale, perché il suo precedente difensore aveva acconsentito all’impiego in dibattimento degli atti contenuti nel fascicolo del pm.
In appello Fornaciari Chittoni ha puntato su 37 dei 50 incendi: quelli il cui unico indizio di prova era stato l’aggancio della cella telefonica del telefono di Vicolini nelle vicinanze dei roghi, considerata l'approssimazione dell’indizio stesso e il fatto che lui circolasse in zona per motivi di lavoro, oltre al fatto che in quegli anni e in quella stessa area vi erano stati altri 42 roghi non imputabili al suo assistito.
In questo contesto i giudici della Corte fiorentina sono così intervenuti sulla sentenza di primo grado: Maurizio Vicolini assolto per 36 episodi e condannato per quelli in cui indizi di prova erano stati Dna, Gps e telecamere. L’ex autotrasportatore dovrà scontare non più nove anni ma cinque anni e sei mesi, ma il suo avvocato preannuncia: «Faremo ricorso in Cassazione».l
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