«Offro contratti regolari ma nessuno vuole lavorare per me»: il ristoratore toscano costretto a chiudere a pranzo
Giampiero Zanaboni, titolare del ristorante Taverna Etrusca, si dice disperato. Non hanno avuto esito i colloqui preventivi, ha anche dovuto sostenere delle spese. L’analisi dei sindacati sulle difficoltà nel settore della ristorazione
GAVORRANO. «Nel mese di aprile ho avuto 18 colloqui prenotati, ma nessuno è venuto, ho fatto due contratti di lavoro e nessuno si è presentato».
Giampiero Zanaboni, ristoratore di Potassa, una frazione di Gavorrano, si è sfogato per rendere pubblico quello che gli è successo ultimamente nella sua attività. «Avevo messo un annuncio per cercare personale – racconta il titolare della Taverna Etrusca – ma è finita malissimo. In diciotto si erano prenotati per venire a parlare, senza presentarsi all’appuntamento e il bello è che se li chiami non rispondono più. Altre persone hanno fatto di più: mi hanno fatto fare il contratto e ho dovuto tenerli tutto il mese di aprile, con la busta paga che genera solo costi». Zanaboni è disperato, ha urgente bisogno di dare un aiuto ai suoi tre dipendenti: «Facciamo 25-30 coperti a pranzo e altrettanti a cena. Il personale che chiude la cucina alle 22, alle 21 è già distrutto dalla stanchezza, non so più cosa fare. Non c’è una spiegazione a quello che mi è successo. Quelli che si erano detti interessati erano ragazzi di 27-28 anni, che non rispondono più al telefono, due adulti hanno almeno avuto la decenza di dirmi “Non vengo”».
Il titolare della Taverna Etrusca ha fatto delle momentanee variazioni all’orario, abolendo da oggi il pranzo durante la settimana: aperture dal martedì dalle 17 alle 22, 30; solo il sabato e la domenica dalle 10, 30 alle 15, 30 e dalle 19 alle 22, 30. «Alle persone offro un lavoro a turno unico part-time, o per il pranzo o per la cena, con il lunedì di festa – spiega Zanaboni – e dopo il periodo di prova il dipendente verrebbe assunto a tempo indeterminato. In queste settimane ne ho viste di tutte colori: c’è chi vuole solo due-tre ore di contratto e il resto in nero e chi lo vorrebbe tutto fuori busta. Chi sceglie di lavorare con me sa che deve fare i conti con una busta paga regolare per quattro ore. Ogni ora in più di straordinario viene pagata. Durante l’anno facciamo quindici giorni di ferie a novembre e un mese e mezzo dicembre e gennaio, tutte ovviamente retribuite». Per l’imprenditore è una situazione nuova, con la quale non aveva mai fatto i conti: «Senza discriminare nessuno, la gente riceve troppi contributi dallo Stato, gli pagano l’affitto, la casa popolare. Serve più controllo nei ristoranti, e sanzioni a chi assume in nero».
I sindacati, senza entrare nel caso sollevato dal ristoratore gavorranese, analizzano il momento del lavoro. «Il part-time è il lavoro povero per eccellenza – sostiene Monica Pagni della segretaria generale della Cgil Grosseto – visto che solitamente è abbastanza sotto i mille euro. Con il part-time, se non ti occupa tutta la giornata, ti devi trovare un altro impiego, al mattino o al pomeriggio, altrimenti non ci si mangia. I motivi per cui una persona rifiuta il contratto, tempo parziale o pieno, sono dovuti anche alle tasse sul lavoro esageratamente alte. Le difficoltà di reperimento del personale sono legate anche a un altro problema. Negli ultimi dieci anni abbiamo perso almeno diecimila persone sotto i 35 anni, che portavano avanti il turismo stagionale, magari durante la pausa dell’università. La nostra è un’emergenza salariale, con l’inflazione complessiva al 16-17% e gli stipendi saliti solo del 7, 2%, più bassi della prima crisi economica, è naturale che la gente scansi le paghe basse».
Secondo il segretario provinciale della Uil, Federico Capponi, le difficoltà nel reperimento del personale «sono dovute al fatto che la platea dei lavoratori è più cosciente, guarda a monetizzare più in passato. Il caso del ristoratore di Potassa è dovuto anche alla conformazione della provincia. Un conto sono i centri ben serviti dai trasporti e un conto i paesi, anche per il costo del carburante». Capponi aggiunge che in una realtà come la nostra «le assunzioni part-time, contratti a chiamata sono all’ordine del giorno. Si vuole personale specializzato, ma anche il massimo della redditività, cercando di risparmiare sul personale. Con quattro ore non ci fai niente, anche se ti pagano gli straordinari. I giovani hanno preso più coscienza di questa situazione, conoscono le normative legate alla Naspi e facendo dei calcoli preferiscono altre soluzioni». Il segretario della Uil prosegue aggiungendo che «chi lavora in nero non può attingere agli ammortizzatori sociali (Naspi, reddito inclusione con paletti stringenti)», ma anche che «nel nostro territorio la matrice è la stagionalità e c’è forte preoccupazione: bisogna vedere gli aspetti bellici. Se proseguirà la guerra ci sarà una contrazione negli arrivi e assunzioni arriveranno più tardi, nel pieno della stagione. Inizialmente si prenderà personale a chiamata, a tempo determinato a breve periodo».
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