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Grosseto, Ombrone invaso dagli “alieni”: quali sono le specie che stanno cambiando il fiume

di Maurizio Caldarelli

	A sx il fiume Ombrone, a dx dall'alto un pesce gatto da un chilo pescato nell'Ombrone e un altro esemplare
A sx il fiume Ombrone, a dx dall'alto un pesce gatto da un chilo pescato nell'Ombrone e un altro esemplare

Calano anguille e spigole, la lampreda di mare non si vede dal 2017 mentre la bavosa “Cagnetta” ora vive nell’acqua dolce. Il monitoraggio Alcedo: «Il 2025 è stato un anno di sfide»

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GROSSETO. L’Ombrone sta cambiando per la presenza di specie nuove, aliene, come granchio blu, pesce gatto, barbo spagnolo. Lo rileva il monitoraggio ittico del 2025 che l’associazione Alcedo compie ormai dal 2020 con i propri volontari, in collaborazione e su autorizzazione dell’Ufficio pesca regionale. L’associazione presieduta da Giuseppe Anselmi, per quarant’anni guardia parco, ha il polso dei cambiamenti del fiume che è parte integrante della città, del Comune di Grosseto.

«Il 2025 è stato un anno di sfide e adattamenti per le attività di monitoraggio sul fiume – sottolinea Anselmi – L’Ombrone ha una qualità delle acque buona, una volta eliminate con interventi mirati le criticità emerse nel 2020-2021 a causa degli scarichi delle centrali a biogas. Le criticità sono altre, quelle legate al cambiamento delle specie e allo sfruttamento eccessivo». Si parla molto di overfishing, cioè il prelievo eccessivo di risorse ittiche, superiore alla capacità di riproduzione naturale delle specie: «Un problema generale che si riflette anche nel nostro fiume – conferma – e probabilmente ci faranno in conti le generazioni successive. Negli ultimi 70 anni abbiamo visto un mare diverso da oggi soprattutto per gli indici di abbondanza, con un calo di specie pregiate. La questione dell’overfishing è che i pesci hanno una crescita lentissima. Per produrre in natura un chilo di proteine di pesce ci vogliono fino a cinque-sei anni a seconda delle specie. Nel nostro monitoraggio, effettuato per necessità in due fasi (da febbraio a settembre, con una bilancia in località Voltina, e da ottobre a dicembre nella storica bilancia Sellari), abbiamo attenzionato alcune specie critiche, a cominciare dalle risalite delle cheppie (laccia per i maremmani), un calo che riguarda i fiumi italiani, Magra, Po, Garigliano in testa, ma che da noi ha avuto un aumento almeno dal rilevamento degli avannotti da 18 esemplari a 62 nel 2025. La cheppia è una specie autoctona con una biologia simile ai salmoni e viene a riprodursi in acque dolci, è divenuta specie preziosa, tutelata da direttive europee». Le cheppie che assomigliano a grosse aringhe non hanno oggi un valore commerciali anche se un tempo, pur essendo liscose, venivano consumate e conservate nella economia povera della Maremma.

Anselmi evidenzia il grosso problema delle anguille a rischio dal 2018: è vietata la pesca sportiva e anche quella professionale nella laguna di Orbetello. «La questione è anche legata alla biologia: l’anguilla si riproduce solo una volta nella vita dopo circa 15 anni in mezzo all’Atlantico percorrendo migliaia di chilometri in andata e ritorno. Un tempo risalivano a milioni sotto forma di ceche, quest’anno in area Parco della Maremma è stato rilevato nel periodo dicembre- marzo una modesta risalita di forme giovanili (ceche)».

Nell’Ombrone si registrano sempre meno risalite di spigole (102 esemplari) e con individui sempre più piccole. «Le spigole dell’Ombrone di 20-30 anni fa non ci sono più; risalgono ma mancano i grossi riproduttori e non vengono tutelati con politiche di divieto di pesca al momento alla riproduzione». Eppure, suggerisce, «non serve fare parchi marini, aree protette dove tutto è vietato, basterebbe dire che per due mesi si impedisce alla pesca nel momento in cui i pesci sono pieni d’uova. Nelle acque salmastre che arrivano fino a Rispescia ci sono muggini (la specie più catturata, 1694 esemplari), ma anche orate (che rappresentano una presenza costante almeno fino alla località Voltina), spigole qualche ombrina e addirittura, in agosto, sono state rilevate acciughe segno di “marinizzazione” delle acque nel momento di siccità».

Il presidente dell’associazione Alcedo parla anche delle novità nel monitoraggio: «Nel 2025 abbiamo trovato una popolazione di un pesciolino insignificante dal punto di vista commerciale ma di valore naturalistico, la Cagnetta, una piccola bavosa trovata alle porte di Grosseto, tra i sassi, che ha percorso un’evoluzione al contrario, dal mare si è adattata alle acque dolci. L’altra specie che attenzioniamo come rara è la lampreda di mare, che non vediamo dal 2017». Dal monitoraggio emerge, in conclusione, una lieve ripresa delle catture anche se siamo lontani dai livelli di abbondanza raggiunti nel 2021, anno in cui il pescato risultava doppio. Un elemento positivo è rappresentato dall’assenza di morie evidenti della fauna ittica nel corso dell’anno.

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