Alex Zanardi, il ricordo del ristoratore toscano che festeggiò i 50 anni con lui: «Era il numero uno assoluto, gli ho voluto bene più di un fratello»
Aneddoti e lacrime di Emilio Signori, titolare della Locanda La Luna di Tirli, scelta dal pilota per la festa dei suoi 50 anni tra gnudi e rosticciana in umido
TIRLI. Nella sua seconda vita, quella dopo l’amputazione delle gambe nel 2001, Alex Zanardi, in Maremma, ha conosciuto tante persone, legandosi a poche, ma in maniera stretta. Uno di questi è Emilio Signori, titolare della Locanda La Luna di Tirli.
«Una legnata così non me l’aspettavo – esordisce Signori riferendosi alla notizia della morte diffusa ieri mattina – per me è una cosa grossissima. Siamo stati tanto amici, abbiamo condiviso passioni e idee, chiacchierato di tutto. Gli ho voluto bene più di un fratello. L’ho conosciuto una mattina e da lì siamo stati inseparabili. È stato un campione, aveva doti fuori dal comune, anche genetiche, come gli undici decimi di vista».
Emilio Signori ha avuto la fortuna di vedere aspetti privati dell’ex campione di Formula Uno: «Il ricordo che mi resterà per sempre è di un fratello maggiore che mi dice che la vita va sfruttata al meglio, che ogni giorno è un regalo. Mi ha insegnato a lamentarmi meno. “Se stamani sei in piedi, hai già fatto già la metà della giornata”, mi diceva sempre. Erano uno profondo, ma amava scherzare, era un barzellettiere sopraffino».
Signori prosegue sottolineando che «ci siamo conosciuti vent’anni fa, l’ultima volta che l’ho visto è il giorno di prima dell’incidente contro il camion a Montalcino. La sua scomparsa mi ha fatto tornare in mente le parole che mi disse: “Se mi fai gli gnudi ci vediamo domani, altrimenti non vengo”». Signori quegli gnudi li preparò, ma Zanardi non è riuscito a mangiarli.
«Alla Locanda era diventato di famiglia, veniva tutti i giorni – prosegue Signori – amava mangiare i piatti della tradizione maremmana, dalla pappa al pomodoro ai tortelli e al cinghiale, ma i suoi preferiti erano gli gnudi e la rosticciana in umido. Nel mio locale fece anche la festa per i suoi cinquanta anni. Quella sera, con il dottor Costa, era presente tutta la nazionale italiana paralimpica: fu una notte incredibile e conservo ricordi meravigliosi, indelebili. Alex Era fissato per la meccanica, per il fai da te. Il giorno del suo compleanno gli regalai una pregiata bottiglia di vino Sassicaia. Mi rimproverò e mi disse: “Avrei preferito un trapano o una scatola per il bricolage”. Lui era così, schietto e diretto. E questo lo rendeva inimitabile».
Il titolare del ristorante di Tirli, che è stato anche d’ispirazione al patron Patrizio Bertelli per il nome di Luna Rossa, il missile d’argento nato a Punta Ala per gareggiare in Coppa America, si emoziona ricordando quel periodo con Zanardi e conclude: «Ci sarà sempre un posto per lui nel mio cuore, era di una bontà e umiltà unica. Se n’è andato troppo presto il numero uno assoluto».
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