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Grosseto, autismo diagnosticato in ritardo: dodici professionisti indagati

di Pierluigi Sposato

	Il tribunale di Grosseto
Il tribunale di Grosseto

Ipotesi di lesioni colpose ma il pm ha chiesto l’archiviazione

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GROSSETO. Dodici professionisti della sanità indagati per un disturbo autistico non diagnosticato, o comunque rilevato in ritardo: un fascicolo per l’ipotesi di lesioni colpose che interessa un giovane uomo che un anno fa ha sporto querela nei confronti di coloro che lo avevano visitato negli anni. Un fascicolo per il quale però il sostituto procuratore Carmine Nuzzo ha sollecitato l’archiviazione. Conclusioni che non trovano d’accordo il giovane uomo, che ha presentato opposizione chiedendo anzi nuove indagini. La parola adesso passa al giudice delle indagini preliminari.

La diagnosi tardiva e la querela

Perché è stata presentata querela? Soltanto di recente, poco più di un anno fa, uno specialista fiorentino ha diagnosticato la presenza del disturbo dello spettro autistico. Una diagnosi che ha indotto il giovane uomo a ripensare a tutto il suo passato e a mettere in relazione i sintomi di cui ha sofferto e soffre, come ansia e fobia sociale, come il desiderio di tenersi lontano dai luoghi affollati. Deducendo che si tratti di sintomi che necessariamente, in passato, dovevano indirizzare i sanitari a formulare una diagnosi di autismo. Pediatri, psicologi, neuropsichiatri, psichiatri avrebbero dovuto rendersene conto. Anche perché sarebbero state somministrate terapie che sarebbero state errate, anche perché ci sarebbero stati effetti collaterali tali da comportare il ricorso al pronto soccorso.

Il nodo della diagnosi mancata o ritardata

Qual è il punto? E’ che – se l’autismo fosse stato diagnosticato per tempo – il giovane uomo sarebbe potuto essere considerato soggetto a rischio. Ciò che era stato rilevato era invece un disturbo ossessivo compulsivo (Doc). La mancata/ritardata diagnosi di autismo gli avrebbe causato problemi rilevanti: interventi opportuni di cura e riabilitazione gli avrebbero potuto consentire di affrontare percorsi terapeutici adeguati, migliorando la qualità della vita sua e dei suoi familiari. Invece, sempre secondo quanto sostenuto dal giovane uomo, l’errata diagnosi crea quasi sempre un peggioramento del quadro clinico, favorendo l’instaurarsi di altre patologie: il Doc, appunto, ma anche disturbi del sonno, ipersensibilità ai rumori, ansie. Tutti gli elementi insieme, e non presi singolarmente, avrebbero dovuto indirizzare subito verso la diagnosi di disturbo dello spettro autistico, che sarebbe presente sin dalla nascita nei soggetti che ne soffrono. Perché i test non sono stati effettuati?

Le conseguenze sulla vita del giovane uomo

Il giovane uomo ritiene che il comportamento dei sanitari abbia comportato una condizione irreversibile di compromissione complessiva della propria esistenza. E aggiunge che ha trovato giovamento solo dopo che gli è stato diagnosticato l’autismo e gli sono stati prescritti farmaci adeguati.

Le valutazioni della Procura

Il pm ha chiesto l’archiviazione, vagliando numerosi punti. Ha rilevato innanzi tutto che le valutazioni sono tutte successive, mentre un’eventuale colpa medica andrebbe esaminata per quanto avvenuto in precedenza. E da questa prospettiva non vi sono elementi certi per stabilire chi abbia errato, per quale ragione e con quali conseguenze. Secondo l’accusa, siamo in presenza di un’insuperabile incertezza nei fatti e nella scienza, talmente significativa che è impossibile individuare un’eventuale condotta colposa, come anche il nesso causale e l’evento lesivo. L’arco temporale è talmente ampio (oltre dieci anni) che appare difficile se non impossibile stabilire, ogni oltre ragionevole dubbio, cosa sia accaduto al paziente, la cui condizione clinica si è tra l’altro verosimilmente evoluta; impossibile comprendere se il comportamento di un sanitario abbia potuto incidere su quello di uno specialista precedente. A giudizio della Procura, mancano le prove per dimostrare la sussistenza dell’elemento materiale e psicologico a fondamento del reato. E in conclusione non vi sarebbero state lesioni quanto piuttosto un pregiudizio a carattere esistenziale che dovrebbero indirizzare il fascicolo soltanto verso un giudizio civile. Non ricorrendo a suo giudizio i requisiti della punibilità per lesioni colpose e nemmeno una ragionevole previsione di condanna, il pm Nuzzo ha chiesto l’archiviazione.

L’opposizione della difesa

La difesa si è opposta, chiedendo un accertamento medico-legale per accertare se la mancata/ritardata diagnosi sia da ricondurre a comportamenti colposi e se ciò di cui soffre il giovane uomo sia da mettere in relazione allo spettro autistico. Viene chiesto, ancora in sede di approfondimenti, anche di sentire i docenti che lo hanno avuto a scuola.

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