Grosseto, il maxi edificio ex Amazon diventa polo logistico di Poste: il piano e i lavoratori coinvolti
Via Genova: il gigante mai entrato in funzione prende vita. Saranno coinvolti circa 140 dipendenti
GROSSETO. Il capannone nato per Amazon e mai entrato in funzione sta per cambiare pelle. In via Genova, a pochi passi da via Senese, il maxi edificio che per anni è rimasto vuoto, un simbolo di attese mancate, diventerà il nuovo fulcro della logistica di Poste italiane in provincia di Grosseto. Una svolta che riguarda numeri importanti, oltre 100 lavoratori di Poste che dovrebbero spostarsi lì e un pezzo significativo della riorganizzazione nazionale avviata dal gruppo.
Lo spostamento rientra nell’imponente iter riorganizzativo che Poste ha avviato nel 2025 su scala nazionale e che trova il suo quadro di riferimento nel piano industriale 2024-2028, presentato a marzo dello scorso anno. Un piano che punta con decisione sulla logistica e sul settore immobiliare: circa un miliardo di euro, pari al 24% dei 5 miliardi complessivi di investimenti, è destinato all’acquisto e all’adeguamento degli immobili, con l’obiettivo di rendere gli spazi di lavoro compatibili con i nuovi volumi e con le esigenze di un mercato in forte espansione e cambiamento.
Al centro della strategia c’è la nascita di una nuova articolazione di Poste dedicata esclusivamente alla consegna dei pacchi fino a 10 chili, una rete che si integrerà con quella tradizionale del recapito e che dovrebbe garantire la copertura dell’80% della popolazione nazionale.
Per farlo però servono strutture adeguate, mezzi moderni e spazi pensati per la logistica contemporanea. Il progetto è partito lo scorso anno e sta avanzando progressivamente in tutta Italia, secondo un calendario già definito. In questo disegno rientra anche Grosseto, dove la riorganizzazione dovrebbe entrare a regime nei prossimi mesi.
Il maxi edificio di via Genova ospiterà di fatto un “polo logistico” nel quale confluiranno i due attuali centri grossetani di recapito e smistamento di Poste, rispettivamente quello di via Leopardi e quello di piazza Marconi (quest’ultimo alla stazione). Due sedi storiche, ma ormai evidentemente considerate superate, che Poste starebbe da tempo valutando di dismettere e per le quali non è escluso che siano già in corso trattative di vendita.
I lavoratori coinvolti saranno parecchi: circa 50 quelli attualmente in servizio in via Leopardi e tra i 62 e i 65 quelli di piazza Marconi. A questi si aggiungerà la stabilizzazione di 23 ex lavoratori a tempo determinato, destinati a coprire la nuova rete pacchi.
In totale, dunque, tra 140 e 150 lavoratori di Poste nei prossimi mesi - in base alle informazioni che è stato possibile acquisire - dovrebbero spostarsi nell’area di via Genova.
Gli investimenti riguarderanno anche il parco mezzi: ai veicoli già in dotazione dovrebbero aggiungersene circa 30 per sostenere l’aumento delle attività. Secondo le prime indiscrezioni, i trasferimenti del personale potrebbero iniziare già a partire da marzo, con l’obiettivo di essere pienamente operativi tra giugno e luglio. Una tempistica che consentirebbe di arrivare pronti all’appuntamento di questo 2026, quando la riorganizzazione entrerà nel vivo anche in Maremma.
D’altra parte, le criticità delle sedi attuali – in via Leopardi e in piazza Marconi - sono note da tempo. Gli edifici di via Leopardi e, soprattutto, di piazza Marconi alla stazione mostrano tutti i limiti di strutture pensate decenni fa: spazi ridotti per i mezzi, impianti obsoleti, servizi igienici rimasti quelli di venti o trent’anni fa.
La sede storica di piazza Marconi, dislocata su tre piani, è presumibilmente inadatta alle lavorazioni logistiche moderne, che richiedono grandi superfici continue e flussi di lavoro orizzontali.
Inoltre negli anni l’area della stazione è diventata sempre più problematica, soprattutto per chi lavorava su turni molto estesi. Oggi il lavoro notturno vero e proprio non è più previsto, ma i turni vanno comunque dalle 4,30 del mattino alle 21. Fasce orarie in cui piazza Marconi è spesso descritta come una terra di nessuno, tra urla e schiamazzi, persone moleste e situazioni di degrado che hanno creato disagi. Il nuovo edificio di via Genova, al contrario, è nato per la logistica, inizialmente a servizio del colosso Amazon: grandi spazi, altezze adeguate, possibilità di ospitare strumenti di lavoro innovativi e processi moderni, strutture nuovissime.
Per Grosseto potrebbe significare avere un luogo di lavoro progettato per le esigenze attuali del settore. E così il capannone che doveva essere il simbolo dello sbarco di Amazon in Maremma, poi tramontato nel tempo, trova una nuova destinazione. Per anni è rimasto vuoto, nonostante fosse già pronto e riconoscibile anche dal colore celeste sulle pareti esterne. Doveva aprire entro il 2022, poi entro il 2023 promettendo oltre cento posti di lavoro. Invece era finito sul mercato degli affitti. Ora, senza proclami e senza alcun annuncio dell’azienda, si prepara a ospitare la logistica di Poste.
Il Tirreno ha chiesto informazioni a Poste ma al momento questa ha scelto di non rilasciare informazioni e dichiarazioni.
Bruno Ceccherini, l’assessore alle attività produttive del Comune di Grosseto, contattato dal Tirreno, commenta positivamente. «Se confermata è certamente una bella notizia - dice - perché questo manufatto importante che è stato fermo tanti anni, dopo un cambio di direzione e strategia commerciale di Amazon, offre a Poste la possibilità di una grande logistica, il che vuol dire un importante aumento del servizio per tutti i grossetani e anche oltre: penso che una struttura del genere servirà tutta la provincia, per cui senz’altro è una buona notizia per la città e per la Maremma, che offrirà migliori servizi, sicuramente posti di lavoro e una maggiore efficienza a Poste».
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