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Rapina lampo a Grosseto, il ragazzino al negoziante: «Dammi i soldi o ti accoltello»

di Elisabetta Giorgi

	Via Sauro la strada in cui è avvenuta la rapina
Via Sauro la strada in cui è avvenuta la rapina

È successo in via Sauro. Il racconto: «Sono rimasto calmo e ho consegnato 100 euro». Una collega costretta ad anticipare la chiusura: «Lavoro blindata»

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GROSSETO. «Dammi i soldi o ti accoltello». È così che due ragazzi molto giovani, età apparente intorno ai 15-16 anni, hanno rapinato un commerciante in via Sauro mentre lui stava per salire in macchina dopo aver chiuso il negozio. Una rapina lampo, avvenuta alcuni giorni fa e su cui sta ora indagando la polizia. A raccontare l’episodio è lo stesso titolare dell’attività, che chiede di restare anonimo.

«Erano circa le 19,15 – dice lui – Avevo finito di lavorare, abbassato la saracinesca e stavo aprendo l’auto parcheggiata nel piccolo slargo davanti al negozio. Era già buio». Poi i passi, alle spalle e ravvicinati. «Qualcuno mi aveva raggiunto: erano due ragazzini». È successo tutto in pochi secondi.

«Mi hanno detto: dammi i soldi o ti accoltello. Uno dei due impugnava un coltello. Non lo brandiva, non me l’ha puntato addosso, ma lo teneva in mano, ben visibile, e assicuro che non è stata una bella cosa». Avevano accento italiano, volto scoperto. Il commerciante ha reagito con lucidità. «Ho cercato di restare calmo e ho risposto: “Stai calmo, ora ti do i soldi”. In quel momento era la cosa più sensata da fare».

Dal portafoglio ha tirato fuori le banconote. «Non avevo molto con me: non sono così sprovveduto da portarmi dietro l’incasso del negozio. Saranno stati un centinaio di euro».

Presi i soldi, i due sono scappati. «Sono tornato a casa e ho chiamato le forze dell’ordine. Poi ho sporto denuncia in questura».

Le indagini sono in corso. Nella stessa zona, racconta, si sarebbero verificati nei giorni precedenti e anche quel giorno stesso altri furti.

«Non siamo messi bene – dice – soprattutto la sera. Le donne hanno paura a uscire. Ieri una ragazza ha scortato un’altra giovane fino alla macchina», abitano in zona. «D’ora in poi farò lo stesso anche io. Stare in allerta, guardarsi intorno. Quando chiuderò il negozio resterò un po’ nei paraggi. Se qualcuno ha bisogno di aiuto, ci sono».

E pare non sarà il solo. Tra commercianti, in via Sauro, si parla apertamente di organizzarsi: siano alle prime battute. «Faremo un po’ da vedetta, da sentinelle, giusto per fare movimento, presenza. Siamo in uno stato di allerta più o meno continua: c’è chi si chiude a chiave dentro. Io stesso quando resto solo in negozio, a una certa ora, non mi sento sicuro. E non è normale. Non esiste una situazione del genere». Una delle richieste di chi vive e lavora in zona (strada battuta in molte occasioni simili) è che «servono più telecamere». Il negozio è stato più volte preso di mira per furti e taccheggi. «Tempo fa entrarono una madre e una bambina di sei anni. La donna mandò la figlia al bancone a chiedere dei prodotti, mentre lei allungava le mani sugli scaffali e rubava un articolo da circa 100 euro».

A poche decine di metri di distanza c’è un’altra attività commerciale la cui titolare – che chiede anche lei l’anonimato - ha deciso di anticipare sempre di più l’orario di chiusura. «Prima calavo la saracinesca alle 19,30, poi alle 19, ora alle 18,30. Spesso viene mio marito ad aiutarmi a chiudere la sera, perché ho paura». Le rinunce sono quotidiane. «Non indosso gioielli, bracciali, collane, orecchini. Niente di valore. Sono chiusa praticamente dentro tutto il giorno, tengo la porta a chiave. Ho messo la scritta: suonare il campanello. Prima lo facevano le gioiellerie, ora siamo ridotto a farlo noi, che non vendiamo certo gioielli. È una limitazione della libertà, che nasce dalla paura».

In via Sauro, racconta sempre la negoziante, il clima è questo: «Se sentiamo passi dietro di noi c’è da aver paura. Ce lo diciamo tra colleghi». I controlli comunque, tiene a sottolinearlo, non mancano, anzi. «Le forze dell’ordine passano spesso. In passato pattuglie della Municipale in borghese hanno fatto un ottimo lavoro».

Ma fuori, aggiunge la commerciante, «la situazione è quella che è. Vedo persone che sembrano normalissime, come noi, e che invece possono importunare, fare del male. Ragazzini che tirano fuori i coltelli. Comportamenti equivoci, con il sospetto – certo: solo un sospetto non avendo la certezza di “cosa” materialmente si passino le persone di mano in mano - che circoli spaccio. Il problema è che oggi chi ti può fare del male non ha più un volto “classico”, non è il delinquente lontano da noi, anzi: sembra una persona come noi. Io vivo blindata perché ho paura. Ho messo un campanello per vedere chi entra». Fa spavento la minore età. Giovani, minorenni. Nei giorni scorsi, in via Einaudi, alcuni ragazzini sono entrati all’alba in un supermercato per rubare. «Ora i ragazzini hanno rapinato il mio collega. Probabilmente sono figli di adulti che non hanno trasmesso loro valori come potevamo avere una volta noi. Ragazzi che pensano che tutto sia dovuto, che se non hanno qualcosa pensano di prendersela così. Con un furto. Con la violenza».


 

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