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Grosseto, truffato da falsi broker online: perde oltre 500mila euro – Il meccanismo da cui diffidare

di Elisabetta Giorgi
Grosseto, truffato da falsi broker online: perde oltre 500mila euro – Il meccanismo da cui diffidare

È successo in provincia di Grosseto. E non è l’unico caso

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GROSSETO. Oltre mezzo milione di euro svaniti nel nulla. È la cifra clamorosa persa di recente da un grossetano caduto nella rete della truffa del finto trading online, un raggiro tutt’altro che nuovo ma ancora molto efficace. Un episodio che non è isolato e che riaccende l’attenzione su un fenomeno che, anche in Maremma, continua a mietere vittime.

Ma non è l’unico caso, anzi: ce ne sono altri simili. Negli ultimi anni in provincia di Grosseto diverse persone, convinte di investire online, hanno perso somme ingentissime e hanno sporto denuncia. In alcuni episodi si parla di svariate centinaia di migliaia di euro per singolo raggiro con perdite che, come nell’ultimo caso, hanno superato quota 500mila euro nel caso di un maremmano.

Il meccanismo

La truffa del finto trading online fa leva su piattaforme fasulle che simulano investimenti reali e promettono guadagni facili e rapidissimi.

I truffatori utilizzano pubblicità ingannevoli, spesso accompagnate dall’uso improprio dell’immagine di personaggi celebri, per attirare potenziali vittime.

Il primo contatto avviene generalmente per telefono – spesso da numeri esteri – oppure attraverso i social network. Proprio sui social circolano annunci corredati da video realizzati con l’intelligenza artificiale dove volti noti sembrano raccontare (falsamente) di aver ottenuto guadagni straordinari grazie a quel sistema. Alla vittima viene richiesto un primo investimento, di solito compreso tra i 200 e i 250 euro, e la registrazione su un sito che dovrebbe mostrare l’andamento del mercato in tempo reale. In realtà la piattaforma è interamente gestita dai truffatori, che creano dati artefatti per simulare profitti in crescita e alimentare l’illusione del guadagno. A quel punto promettono rendimenti del 200 o 300 per cento in poche settimane e, nei contatti successivi, spingono la vittima a versare altro denaro, alimentando la convinzione che possono guadagnare sempre di più. Le richieste vengono motivate come necessarie per aumentare la plusvalenza, pagare presunte tasse, evitare controlli della polizia europea o sbloccare i profitti. Poi improvvisamente spariscono.

Anche in provincia di Grosseto si sono verificati casi recentissimi: un paio di episodi negli ultimi mesi hanno causato perdite di alcune centinaia di migliaia di euro a testa, ai danni di un paio di maremmani caduti in trappola. La perdita più alta di cui siamo venuti a conoscenza, appunto, supera i 500mila euro ai danni di un maremmano. Tra gli schemi più insidiosi c’è quello di “tipo Ponzi”: nelle fasi iniziali alcune vittime ricevono piccoli rimborsi, utili a rendere credibile il sistema e ad attivare il passaparola per attirare nuovi “investitori”. C’è chi, in questa fase, ha incassato anche mille euro, prima di perdere tutto.

La “truffa pornografica”

Finto trading online a parrte, un’altra truffa segnalata in questi giorni al Tirreno da un professionista grossetano è quella che possiamo chiamare “pornografica”, che arriva addirittura a utilizzare come falso mittente di una mail il nome di Ivano Gabrielli, dirigente superiore nazionale della polizia di stato e che da 4 anni ricopre il ruolo di direttore del Servizio di polizia postale e per la sicurezza cibernetica, incardinato nella Direzione centrale per la polizia scientifica e la sicurezza cibernetica. La mail è comparsa a suo nome nella casella di posta elettronica di un noto professionista. «Mi è arrivata una comunicazione – racconta il grossetano – firmata dal dirigente di polizia postale Gabrielli, in cui vengo addirittura minacciato: se non rispondo entro 72 ore scatterà un’azione legale nei miei confronti». In testa alla mail compare un logo falso con la dicitura “Ufficio centrale di investigazione – cella per la criminalità informatica”, con un evidente refuso: “Questura italiano” (con la “O”). Segue un lungo testo dal tono intimidatorio, in cui si parla di una presunta ordinanza del tribunale relativa al “traffico IP internet” del destinatario. La mail accusa l’utente di aver visionato materiale pornografico nel so pc e descrive le presunte capacità investigative dei laboratori informatici di polizia. Il messaggio si chiude con un ultimatum: rispondere entro 72 ore o subire un’azione legale. È una truffa. Segnalazioni di questo tipo circolano a bizzeffe, riciclando di volta in volta nomi di dirigenti diversi. Anche quello di un defunto capo di polizia nazionale.

I consigli

Nessuna forza di polizia, ente pubblico o istituzione comunica in questo modo. Non bisogna mai dare seguito a richieste ricevute via WhatsApp, mail o sms, anche quando sembrano provenire da banche o uffici ufficiali, soprattutto se contengono link o richieste di credenziali. Piuttosto, cercare i contatti ufficiali e chiamare direttamente l’ente o l’istituto di credito interessato per fare le verifiche. 
 

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