Il Tirreno

Grosseto

Il caso

Acquista un flacone che si rompe, ma non paga il “sostitutivo”: licenziata per pochi spiccioli storica dipendente Pam

di Matteo Scardigli

	La sede grossetana
La sede grossetana

Filcams Cgil si rivolge al giudice del lavoro: «Un provvedimento ingiusto, sproporzionato, adesso sia fatta giustizia»

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GROSSETO. Licenziata per pochi spiccioli. Succede a una storica dipendente Pam, allontanata dopo oltre trent’anni di servizio per aver, tecnicamente, sottratto beni aziendali senza autorizzazione. I fatti risalgono ai primi di settembre. La donna ha appena staccato dal turno di lavoro al punto vendita di via del Sabotino, ma prima di rientrare fa la spesa. Si presenta alla cassa, fa la fila e paga i prodotti e le buste per portarli a casa. Esce e una delle buste si rompe, un flacone di detergente finisce a terra e il liquido si sparge a terra.

A questo punto, quello che farebbe ogni altro cliente lo fa anche lei. Rientra, fa presente l’accaduto, due battute con chi è al lavoro in quel momento e torna allo scaffale a prendere un altro contenitore. La dipendente fa però un’altra cosa, che non tutti i clienti farebbero: si rivolge al responsabile e lo allerta che la pozza che si è formata lì fuori potrebbe rappresentare un pericolo per altri acquirenti, che non vedendola potrebbero camminarci sopra, scivolare e farsi male.

La dipendente passa di nuovo alla cassa, mostra il flacone, lo infila in un’altra busta ed esce dopo uno scambio di saluti insieme al responsabile. La pozza, nel frattempo, si è ormai quasi asciugata.

Il punto è questo: quella merce, tecnicamente, lei l’ha pagata. Non si tratta del “test del carrello” che, per i relativi allontanamenti di personale in tre supermercati italiani, aveva messo Pam nel mirino dei sindacati: in questo caso c’è uno scontrino, quello della spesa, ma non c’è prova d’acquisto della “merce sostitutiva”; poco meno di 3 euro.

Un paio di settimane dopo arriva dall’azienda la lettera di contestazione, ma la donna non ci sta. Prende in carico il suo caso un incredulo Pierpaolo Micci, segretario generale di Filcams Cgil (la federazione italiana dei lavoratori di commercio, alberghi, mense e servizi), che chiede alla catena un’audizione. Niente da fare: «Un licenziamento per giusta causa, secondo l’azienda, per noi illegittimo e spropositato», sentenzia il sindacalista, auspicando che «nelle sedi opportune venga fatta giustizia».

Gli fa eco l’avvocato Paolo Martellucci, che segue molte cause per conto della confederazione generale del lavoro, che ha la sua sede provinciale in via Repubblica Dominicana. «Nessuno le ha chiesto di pagare quei prodotti, del valore monetario di poco superiore ai 2 euro, e tanto meno nessuno l’ha “rincorsa” mentre se ne andava, per altro in compagnia del responsabile», premette il legale, che poi spiega: «Alla dipendente viene contestato che, al momento della seconda uscita dal punto vendita (cioè quella con buste e flacone nuovi), avrebbe dovuto lei stessa chiedere di pagare».

Il caso è diretto in tribunale, area civile: entro un mese e mezzo, stima l’avvocato, ci sarà udienza davanti al giudice Giuseppe Grosso, competente in controversie in materia di lavoro, previdenza e assistenza obbligatoria. In quella sede la tanto la dipendente licenziata che la stessa Pam potranno far valere le rispettive ragioni.

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