L’allarme
Grosseto, giovane accoltellato a una tempia: caccia all'assalitore e nuove ipotesi – Come sta il ferito
La vittima dell’aggressione in prognosi riservata. Oggi la riunione del comitato provinciale in prefettura. Si indaga sulla violenza partita sulle Mura Medicee: sarebbero coinvolti più ragazzi
GROSSETO. Resta ricoverato in ospedale il giovane del 2009, della zona nord della provincia, raggiunto al volto da un colpo di lama sferrato sabato sera in piena movida, così come resta per il momento sconosciuta l’identità del suo aggressore, sulla cui identificazione non ci sono conferme ufficiali (avrebbe qualche anno di più, e quindi maggiorenne). E mentre la polizia indaga e la politica attribuisce responsabilità e propone soluzioni, oggi si riunisce il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.
La ricostruzione
La ricostruzione dei fatti, intanto, assume una connotazione più grigia rispetto alle congetture formulate a caldo. Lo scontro fra i due, cominciato alla Cavallerizza e culminato in via Mazzini con il colpo alla tempia destra del ferito, potrebbe non essere stato “a senso unico” né circoscritto nel numero: gli inquirenti non escludono, infatti, che il ricoverato possa aver partecipato attivamente all’episodio iniziale di violenza; al quale avrebbero partecipato più persone.
In questo contesto saranno determinanti le analisi sulle tracce di sangue trovate in abbondanza sulla seduta dell’arena e su un berretto da baseball poco distante così come su quelle raccolte ai piedi della Calata del Cassero (e in piazza del Sale); e i filmati delle telecamere del circuito pubblico di videosorveglianza, acquisiti dalle forze dell’ordine.
Il ferito
Il giovane soccorso dalla Misericordia in via Mazzini, residente nel Gavorranese, conosciuto dalle forze dell’ordine, è stato operato nella notte fra sabato e domenica nel tentativo di salvare le funzionalità dell’occhio destro, non è in pericolo di vita e nelle ore successive è stato visitato dagli specialisti del Misericordia. Per il momento resta ricoverato nel reparto di Oculistica in prognosi riservata.
Gli “steward”
Sulla scena era intervenuto il personale Rovani Group, che aveva chiamato i soccorsi e collaborato con gli agenti. «Perché non anticipare la vigilanza del sabato sera alle 20, invece che alle 22?», aveva suggerito il consigliere comunale Stefano Rosini (Partito democratico), chiamando indirettamente in causa proprio la security.
«Obiettivo dell’impiego dei nostri street tutor (gli steward, per legge, sono solo quelli che lavorano negli stadi) è quello di ridurre il più possibile il margine di rischio, ben consapevoli tuttavia che il “rischio zero” non esiste. In questo contesto lo sforzo dell’amministrazione comunale è consistente, elemento guida anche per altre giunte in Italia», premette il titolare Alessandro Rovani, che in merito alla proposta di Rosini si dice «disponibile: è il nostro lavoro». Ma precisa: «La nostra azione dev’essere pianificata insieme all’amministrazione e alle forze dell’ordine, altrimenti non ha senso: i nostri sono “occhi in più”, ma se non è presente chi ha titolo a intervenire direttamente il nostro personale può agire solo con gli strumenti del privato cittadino, a proprio rischio e pericolo». Pericolo in prima persona e rischio di potenziali conseguenze giuridiche: «Il Codice penale disciplina l’usurpazione di funzioni pubbliche: non possiamo sostituirci ai carabinieri, alla polizia né a nessun altro».
Il cono d’ombra
C’è una domanda da fare, a questo punto; perché il raggio d’azione degli street tutor è circoscritto al perimetro del Ccn (il centro commerciale naturale) del salotto buono della città. Come si controlla la Cavallerizza, prima e dopo la chiusura dei cancelli?
