Il Tirreno

Grosseto

In tribunale

Si ubriaca e picchia la moglie, per non farsi condannare distrugge i cellulari con le foto

Pierluigi Sposato
Si ubriaca e picchia la moglie, per non farsi condannare distrugge i cellulari con le foto

Grosseto. L’uomo le aveva impedito i contatti con la figlia, con le accuse di avere degli amanti. Condannato a due anni

23 gennaio 2023
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GROSSETO. Per impedire che la moglie conservasse le immagini con i segni delle percosse ricevute, le aveva distrutto i telefoni cellulari. Quando lei si era trasferita in un’altra regione per un posto di lavoro, lui aveva tenuto la figlia con sé e le avrebbe impedito di vederla e non avrebbe dato informazioni per due mesi. Due delle circostanze che hanno fatto da contorno a un quadro di maltrattamenti in famiglia di cui è stato ritenuto responsabile un cittadino straniero di 29 anni, abitante nella zona sud della provincia: ascoltata la donna, il giudice Marco Mezzaluna ha condannato l’imputato (rito abbreviato, riduzione di un terzo della pena) a due anni.

Gli episodi contestati coprono un arco di tempo di un anno e mezzo, dal giugno 2020 al febbraio 2022. L’uomo avrebbe agito spesso in stato di ubriachezza. Lei aveva sopportato fino a quel giorno del febbraio 2021 quando, esasperata dall’ennesima aggressione (era dovuta scappare di casa), aveva chiamato i carabinieri e aveva raccontato quanto era avvenuto anche in precedenza: aveva raccontato dei raptus di gelosia e di quando lui le strappava i vestiti nell’armadio per impedirle di andare via da casa; delle offese via Whatsapp, nei mesi in cui l’uomo aveva impedito i contatti con la figlia, con le accuse di avere degli amanti; di quella volta che, ripresa la convivenza, era stata percossa, lui le aveva tirato i capelli e l’aveva gettata a terra, fino a che lei era dovuta fuggire da casa. Il giorno successivo sarebbe stata vista per strada, seguita, strattonata e fatta salire con la forza sull’auto dal marito.

Il pm Federico Falco aveva sollecitato la condanna, a due anni e mezzo. L’assoluzione era stata invece invocata dall’avvocata Iris Milano, che aveva tra l’altro indicato elementi di criticità nella ricostruzione della donna, ritenuta non pienamente attendibile. Lo è invece, secondo il giudice, che ha anche evidenziato che la donna fa iniziare i maltrattamenti addirittura dal 2017, e sono quelli oggetto del primo processo concluso per la remissione della querela («ti ammazzo» e altro ancora) : la situazione sembrava essersi normalizzata, la coppia aveva ripreso a vivere insieme, poi lui aveva ripreso a bere e, geloso, non avrebbe accettato la decisione di lei di trasferirsi altrove per un lavoro, fino a metterle le mani addosso. «Avevo voluto dare una possibilità a lui, il padre di mia figlia, pensavo che un giorno sarebbe cambiato, lui me lo aveva promesso; aveva accettato di fare dei percorsi, si comportava meglio. Poi, piano piano…»

Nessuna attenuante, anche perché aveva ripreso a maltrattare la moglie dopo la remissione della querela. E il giudice gli ha anche revocato la sospensione per quel patteggiamento da 17 mesi e 600 euro di multa per rapina 

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