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A Cagliari pensando all’Olympiacos. Due sfide un solo obiettivo: vincere

di Francesco Gensini
Vincenzo Italiano
Vincenzo Italiano

Italiano: «Sarò felice di salutare Ranieri che chiuderà la sua grande carriera»

23 maggio 2024
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FIRENZE. C’è l’Olympiacos, ma prima c’è il Cagliari, e vale di più la partita contro i greci perché c’è un trofeo in palio e siccome è in ambito internazionale Firenze e la Fiorentina l’aspettano da 63 anni, ma oggi intanto ecco la trasferta in Sardegna che può essere utile alla squadra viola per mettere al sicuro l’Europa 2024-25 via campionato, e allora la “stranezza” del media-day verso la finale di Atene sta tutta lì: nella tempistica. E per uno come Vincenzo Italiano non è per niente facile scegliere: lo fa, ovviamente, però senza derogare dal puro e semplice calendario che è sempre la via più indicata da seguire. «E’ una sensazione particolare– ha detto il tecnico siciliano al Viola Park – perché stiamo provando ad avere la concentrazione giusta per una partita fondamentale per la classifica, ma è evidente che questa è una giornata dedicata a quello che sarà ad Atene e parleremo anche di quello. Intanto, proviamo a fare ciò che ha fatto l’Atalanta a Lecce per blindare la posizione e ne ho parlato anche con i ragazzi. I nerazzurri hanno giocato una grande gara ed è il compito che spetta adesso a noi per prenderci l’ottavo posto ed essere sicuri dell’Europa per il terzo anno di fila. Il fatto che la partita di Cagliari sia fondamentale ci dà poi la possibilità di non staccare la spina e di consentirci di arrivare alla finale con la massima concentrazione. A proposito di Cagliari: saremo lì noi ad essere gli ultimi avversari della carriera di Ranieri, carriera fantastica per risultati e per quello che ha dimostrato Claudio come allenatore e come uomo. Sarò felice e contento di essere il protagonista della sua ultima partita e di poter salutarlo». Atene non scappa dalla chiacchierata, non può scappare. «Ci troviamo di nuovo in finale di Conference League, al culmine di un altro percorso di grande valore in Europa per quello che abbiamo proposto e per le difficoltà che abbiano saputo superare, per aver saputo conciliare campionato e coppe. Le finali non erano programmate, perché siamo riusciti ad andare oltre ogni previsione e oltre ogni aspettativa. Siamo stati bravi l’anno scorso e confermarsi non è mai semplice, così quest’anno abbiamo l’opportunità di prenderci questa rivincita. Sappiamo che cosa ci si aspetta: contro l’Inter e il West Ham è andata male, provocando grande amarezza e grande tristezza ed è quello che ci deve spingere per andare oltre. Perdere fa male. Questo non ci darà la certezza di battere Olympiacos, ma ci darà la forza di fare bene e di sbagliare meno che sia possibile. Nelle finali devi essere perfetto: la giocata ti fa vincere, l’errore ti fa perdere». Messo in un angolo remoto il futuro che lo riguarda («Non penso ad altro che dedicare tutta l’attenzione alle partite che restano da giocare, il resto non mi interessa e ne parleremo dopo il 2 giugno»), Italiano trova il manifesto giusto per proiettarsi verso Atene. «Sono felice di avere tutti i calciatori a disposizione, perché il mio pensiero va a loro che sono stati protagonisti di un’altra grande stagione. E come gli dico sempre, siamo nati insieme e dobbiamo concludere tutti insieme questo percorso. Chi gioca, chi gioca meno, chi non gioca: tutti per questa maglia e per regalare un trofeo alla Fiorentina e a Firenze». Il punto ce l’ha messo Nikola Milenkovic, seduto lì accanto al proprio allenatore. «Una promessa? Io posso solo promettere che darò il meglio di me stesso, come ho sempre cercato di fare. La finale ha un valore enorme, è una delle partite più importanti della nostra carriera. Vogliamo provare emozioni differenti rispetto a quelle provate lo scorso anno nelle due finali. E giocheremo per uno di noi che non c’è più, che credeva tanto in noi e in questa Conference League. Per lui e per la sua famiglia daremo il massimo per portare a casa il trofeo».
 

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