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Le celebrazioni

Firenze, Sergio Mattarella per i 60 anni dell’alluvione e la Festa delle Forze armate

di Redazione Firenze
Firenze, Sergio Mattarella per i 60 anni dell’alluvione e la Festa delle Forze armate

Il presidente accolto dagli applausi alla stazione. Giani e Funaro depongono una corona nell’Arno per le vittime del 1966. Nel pomeriggio la commemorazione a Palazzo Vecchio

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FIRENZE. L’applauso parte tra i presenti a Santa Maria Novella. Sergio Mattarella è appena giunto a Firenze insieme al ministro della Difesa Guido Crosetto. Poche ore, due cerimonie, la stessa data. Il 4 novembre in città ha una doppia memoria: quella dell’Unità nazionale e delle Forze armate e quella dell’Arno che nel 1966 invase case, chiese e biblioteche. Il presidente le attraversa entrambe, cominciando dal piazzale Michelangelo.

Mattarella a Firenze: le cerimonie del 4 novembre

Sul colle la celebrazione militare: reparti schierati, il lancio di un paracadutista della Folgore, il sorvolo delle Frecce Tricolori. Poi il cambio di scena. Nel pomeriggio Mattarella entrerà nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio per ricordare il 4 novembre 1966.

Alluvione di Firenze del 1966: i soccorsi di 1.400 vigili del fuoco

Quel giorno, nel fango, arrivarono circa 1.400 vigili del fuoco. Venivano dai comandi toscani e da altre regioni, con barche, mezzi anfibi, attrezzature per raggiungere gli isolati e soccorrere le famiglie. Il lavoro proseguì oltre le ore della piena, fra edifici da mettere in sicurezza e opere d’arte da recuperare. E anche lontano da Firenze: in Maremma, nel Valdarno, in Casentino. Nel 1967 il Corpo ricevette la medaglia d’oro al valor civile. Oggi sono i pompieri stessi a ricordare quel numero: 1.400.

Sessant’anni dall’alluvione: la corona nell’Arno per le vittime

Stamani, sul Ponte alle Grazie, il presidente della Regione Eugenio Giani e la sindaca Sara Funaro hanno gettato una corona d’alloro nell’Arno per ricordare le vittime. «Sessant’anni dopo, la memoria è ancora viva», ha detto Giani. «È un momento profondamente toccante, nel quale rendiamo omaggio a chi perse la vita». Poi il richiamo alla città che seppe rialzarsi grazie al coraggio e alla solidarietà.

Sara Funaro ricorda il nonno Piero Bargellini e gli angeli del fango

Palazzo Vecchio, intanto, ha una memoria di famiglia. Sara Funaro siede oggi sulla poltrona che nel 1966 occupava suo nonno Piero Bargellini, il sindaco che i fiorentini chiamarono «primo alluvionato». La casa di Santa Croce invasa dall’acqua, i sopralluoghi, le poche ore di sonno: sono i racconti ascoltati da bambina e ripresi ieri dalla sindaca davanti al consiglio comunale. «Faccio quello che posso», diceva il nonno. E aggiungeva: «Faccio come tutti i fiorentini». Funaro ha ricordato anche i ragazzi accorsi a Campi Bisenzio nel 2023, gli angeli del fango di un’altra generazione.

Sicurezza dell’Arno: i lavori sui lungarni e le casse di espansione di Figline

Ma nella giornata dei ricordi la politica ha davanti anche il conto dei lavori. Sui lungarni sono stati completati interventi per proteggere il centro storico, finanziati con circa 15 milioni di euro. A monte, però, il sistema delle casse di espansione di Figline aspetta ancora due tasselli: Pizziconi, inaugurata a marzo, è in funzione; Giani annuncia Restone per la prossima primavera e Prulli per l’inizio del 2028. Per una piena come quella del 1966 le difese attuali, da sole, ancora non basterebbero.

Nel pomeriggio il Salone dei Cinquecento ricorderà chi spalò quel fango. Fuori, l’Arno passa sotto Ponte Vecchio. A monte, verso Figline, gli argini sono ancora un cantiere.

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