Il Tirreno

Firenze

Il delitto

Femminicidio in A1, la rivelazione del padre di Lorena: «Le dicevo di denunciarlo, ma lei pensava di poterla chiudere»

di Mario Neri
Il padre di Lorena Isceri e la vittima
Il padre di Lorena Isceri e la vittima

Lei aveva rotto dopo i tradimenti di lui: si era rivolta a un legale. Per il pm è stato un agguato preordinato con fascette, forbici, un lenzuolo. La sindaca di Firenze: «Domenica sera alle 21, ci ritroveremo in via Panciatichi, all’angolo con via Antognoli, per ricordarla»

5 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE. Suo padre glielo aveva detto: quella storia non andava più gestita da sola, doveva denunciarlo. «La notte prima del femminicidio al telefono fino all’una, le dicevo di denunciare ma lei era fiduciosa che le cose si sarebbero risolte», racconta Franco Isceri. Lorena lo rassicurava. Sarebbe riuscita a chiuderla, a tenere Federico lontano, a spegnere da sé quell’assedio di telefonate e messaggi che dopo la rottura si era fatto ogni giorno più fitto. Aveva paura. Ma continuava a pensare di poter arrivare in fondo senza entrare in una caserma. Ancora pochi giorni, forse. Federico Vella, 36enne intanto diventava più insistente, ossessivo, aggressivo.

La relazione con Lorena Isceri, 45enne, si era spezzata ad agosto, dopo quasi due anni. A lasciarlo era stata lei. Aveva scoperto i numerosi tradimenti di lui nelle chat sul telefono. E aveva chiuso una storia nella quale aveva investito molto, fino a parlare di matrimonio e figli. Vella aveva provato a negare, poi a recuperare. Chiamate, messaggi, richieste di un incontro, tentativi di raggiungerla anche attraverso la madre. Quando capiva che la porta restava chiusa, il tono cambiava.

Minacce esplicite di morte, per quanto emerso finora, non ce ne sono. Le parole diventavano però allusive, pesanti, persecutorie. Lorena ne aveva parlato. Aveva paura che potesse presentarsi sotto casa, aveva chiesto agli amici di non esporsi, si era cancellata dai social per evitare di essere controllata. A Samanta, un’amica della palestra, aveva confidato che lui la minacciava e le aveva chiesto di tacere, temendo che Federico potesse scoprirlo. Lei provava a convincerla: vai dalle forze dell’ordine. Lorena rispondeva che ne sarebbe uscita da sola.

C’erano stati segnali anche fuori dal telefono. In palestra a Novoli, il luogo dove si erano conosciuti, bastava che qualcuno si avvicinasse a lei perché Vella diventasse aggressivo. Dopo la separazione un ragazzo si era fermato a parlare con Lorena. Federico l’aveva vista e aveva reagito con rabbia, offendendola e accusandola di averlo già sostituito. Scatti che avevano allarmato chi le stava intorno. Nelle ultime settimane si era rivolta a un avvocato per capire come muoversi. Eppure a carico di Vella, prima di giovedì, non risultavano denunce, querele o segnalazioni formalizzate per quei comportamenti.

È sul mese successivo alla fine della relazione che adesso la Squadra mobile di Domenico Balsamo sta cercando la preparazione del delitto. I telefoni sequestrati dovranno restituire la sequenza di chiamate e messaggi. Nell’abitazione di Vella sono state trovate lettere e biglietti, una corrispondenza tra i due ora al vaglio degli investigatori.

La procura di Firenze guidata da Rosa Volpe ha aperto un fascicolo per omicidio volontario contro ignoti, passaggio tecnico necessario per svolgere gli accertamenti, e il pm Antonio Natale disporrà domani l’autopsia. L’esame dovrà chiarire anche se Lorena fosse ancora viva quando è stata gettata dal viadotto. L’ipotesi investigativa più accreditata è la premeditazione: Vella avrebbe organizzato l’aggressione e preparato in anticipo ciò che gli serviva. Gli oggetti sono rimasti nella sua auto, parcheggiata a Rifredi: un sacchetto di fascette monouso, forbici, un lungo lenzuolo. Materiale che per gli investigatori può indicare un piano già costruito prima dell’arrivo della donna.

Poi qualcosa cambia. Vella non usa la propria macchina. Nel primo pomeriggio di giovedì entra nel garage di via Panciatichi 57, copre con il nastro adesivo le fotocellule del cancello per impedirne la chiusura e aspetta. Lorena rientra dal lavoro. Il suv entra nel parcheggio sotterraneo, lei scende. L’agguato dura pochi istanti. Viene colpita alla testa e tramortita. Sulla parete e sul pavimento del garage la scientifica trova tracce di sangue. Vella la immobilizza con le fascette, mani e gambe, poi la chiude nel bagagliaio della macchina di lei. Dentro finisce anche lo zaino. Vella riparte ora verso nord.

Nel buio Lorena riprende conoscenza, riesce a raggiungere il cellulare e chiede aiuto. Prima manda un audio a un amico, poi alle 14.03 chiama il 112.

«Mi ha rapita, mi vuole uccidere». La telefonata con la centrale operativa dura circa venti minuti. Il telefono corre verso nord insieme al suv, le celle consentono alla polizia di seguirne la traccia. Poco prima che la comunicazione si interrompa, nella registrazione entra anche la voce di Vella: «Cosa stai facendo? ». Da quel momento la corsa verso il Mugello diventa una caccia. La sala operativa muove le pattuglie della Stradale, il suv prosegue sulla A1 Panoramica. Sul viadotto Vella si ferma. Gli investigatori ritengono che Lorena sia riuscita a liberarsi almeno in parte dalle fascette. Lui apre il bagagliaio, la colpisce ancora alla nuca e la trascina verso il margine della carreggiata. Poi la getta oltre il parapetto. Sarà l’autopsia a stabilire se in quel momento fosse cosciente e se la morte sia avvenuta per le ferite precedenti o per l’impatto dopo la caduta. Federico resta sul ponte. Poco dopo pubblica su Instagram il suo addio. Arrivano gli agenti, comincia la trattativa.

Lui parla di Lorena, la accusa di averlo tradito e trattato male, si tiene oltre il guardrail mentre una poliziotta prova a convincerlo a tornare sulla carreggiata. In quei minuti, quando Lorena è già sotto il viadotto, dopo aver postato il suo «addio a tutti», Vella prende ancora il cellulare. Scrive ad Antonia, la madre di lei: «È morta». Poi chiama la propria madre. «Lorena è morta, l’ho uccisa».

L’annuncio della sindaca

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il delitto

Femminicidio in A1, la rivelazione del padre di Lorena: «Le dicevo di denunciarlo, ma lei pensava di poterla chiudere»

di Mario Neri
Turismo: le nostre guide