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Firenze

Vigilanza sanitaria assente

Firenze, morì cadendo dalle scale del Cto: Careggi condannato pure in appello

di Pietro Barghigiani
Firenze, morì cadendo dalle scale del Cto: Careggi condannato pure in appello

I giudici confermano oltre ottocentomila euro agli eredi del paziente, un architetto di 72 anni

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FIRENZE. Il Cto di Careggi ci aveva provato a ribaltare l’esito della sentenza di primo grado con cui era stato condannato a risarcire con oltre 800mila euro i familiari di un paziente morto dopo una caduta in ospedale. Non solo la quarta sezione civile della Corte d’Appello ha ribadito la correttezza del primo pronunciamento del Tribunale fiorentino, ma ha fissato in oltre 30mila euro le spese legali da pagare agli eredi dell’architetto 72enne portati in aula per la tragedia avvenuta nel novembre 2016.

La caduta mortale, è il senso del giudizio di merito confermato anche in appello, fu causata da una mancata vigilanza del personale sanitario. Nessun comportamento autonomo o malori improvvisi del paziente, ricoverato in condizioni neurologiche gravi, possono giustificare l’incidente ospedaliero.

Trovato senza vita alle 6 del 25 novembre sul pianerottolo della scala di emergenza al piano sottostante rispetto a quello, il quinto, in cui era ricoverato in Neurologia, il 72enne era arrivato al Cto una settimana prima.

«Nonostante il peggioramento del suo stato di umore (dovuto sicuramente anche alla mancanza di sonno) e le raccomandazioni all’aiuto ed al controllo, era stato lasciato a sé stesso per varie ore (l’ultimo controllo segnato nel diario infermieristico risale alle 00.49 del 25 novembre 2016 ed il successivo, ove si era scoperto che il paziente non era più nel suo letto, è delle 6.19) – si legge nella sentenza -. Il personale sanitario, essendo gravato da obblighi di garanzia del paziente, poteva sicuramente intervenire per convincere il medesimo ad avvalersi del loro aiuto per deambulare o, nel caso di crisi psicologica, per disporre un contenimento del medesimo». Il paziente si era alzato di notte per andare in bagno, secondo la ricostruzione emersa nel giudizio penale concluso senza responsabilità per i sanitari. Non aveva trovato nessuno durante i passi malfermi mossi in uno stato di precarie condizioni psicofisiche. Aveva così aperto una porta con maniglione non allarmata ritrovandosi in una scala di sicurezza «che presentava degli elementi di oggettiva pericolosità, rappresentati da una ringhiera non particolarmente alta (87 cm, ndr), posta subito dopo la porta d’accesso» spiegano i giudici.

Era uscito dal reparto a causa della mancata sorveglianza da parte del personale sanitario andando incontro alla morte nel silenzio di un ambiente in cui avrebbe dovuto essere seguito e monitorato con attenzione, proprio per le sue condizioni di salute.

«La morte è stata pacificamente causata dalla sua precipitazione dalle scale – sottolinea la Corte d’Appello -. Ne consegue che, stante l’assenza di prove circa l’addebitabilità della stessa ad un infarto ovvero ad un evento imprevedibile ed imprevenibile idoneo ad escludere il nesso causale tra la condotta del personale sanitario e l’evento dannoso, appare del tutto condivisibile la decisione del primo giudice». Una culpa in vigilando che diventa per la seconda volta una condanna a risarcire moglie, due figli e sorella della vittima.l

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