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Samuele Spinelli, la versione dei Mossos sulla morte: «Nessun legame con il fermo» - Ma restano dubbi e contraddizioni

di Mario Neri

	Samuele Spinelli
Samuele Spinelli

E spunta l’ipotesi di un furto. I genitori del 28enne fiorentino: «Non viviamo più». Ora la procura ha disposto una seconda autopsia

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FIRENZE. La prima versione dei Mossos d’Esquadra arriva due mesi dopo e sposta orari, luoghi e responsabilità sulla morte di Samuele Spinelli. Il giovane del Galluzzo entra alle 17.50 del 29 maggio in un negozio vicino al Portal de l’Àngel, a Barcellona. La polizia catalana sostiene che abbia preso alcuni capi senza pagarli. Lo bloccano prima i vigilantes, intervengono le pattuglie. Gli agenti lo trovano in «stato di agitazione», gli mettono le manette e chiamano il Sistema d’Emergències Mèdiques.

Durante l’assistenza sanitaria il giovane ha un arresto cardiaco. L’operazione di polizia, dicono i Mossos alla Vanguardia, «no tuvo relación con la muerte de S.S». Cioè «non ha avuto relazione con la morte» di Samuele. È la versione che il corpo di polizia catalano, il più antico d’Europa, consegna al quotidiano a oltre sessanta giorni dai fatti.

La versione dei Mossos

Ed è una narrazione che apre altre domande: forse illumina alcuni angoli bui della vicenda ma innesca anche non poche contraddizioni. Finora le ricostruzioni italiane collocavano l’ingresso nel grande magazzino alle 18.30 e non avevano mai parlato di un furto. Invece i Mossos sostengono che Samuele «rubò alcuni capi di abbigliamento».

Nei filmati, visionati dalla famiglia e acquisiti dalla procura di Roma, Samuele corre tra gli stand con maglietta bianca, pantaloncini e marsupio. Dietro di lui arrivano due donne e un uomo in abiti civili, poi tre addetti alla sicurezza. Chi siano i primi tre e quale ruolo abbiano avuto resta da chiarire.

I quaranta minuti a terra

Il video interno dura un’ora e sedici minuti. Secondo l’avvocato Diego Capano, Samuele viene portato in uno stanzino, immobilizzato prono per quaranta minuti, con mani e piedi bloccati, mentre vigilantes, uomini in borghese e uniformati si alternano nel contenimento. In alcuni passaggi due persone risultano sedute sopra di lui. La polizia catalana replica che potrebbero essere operatori sanitari impegnati in una manovra. Non sarebbero i Mossos. Le versioni divergono anche sulla chiamata al Sistema d’emergenza. Per i Mossos parte subito, a causa dell’agitazione e che durante l’assistenza del Sem, il giovane «ebbe un arresto cardiaco».

Il legale sostiene invece che i soccorsi vengano allertati quando gli operatori si accorgono che Samuele non respira più. Poi c’è l’iniezione. Capano riferisce che gli viene somministrato midazolam per il contenimento farmacologico e che poco dopo sopraggiunge l’arresto cardiaco. La Vanguardia parla di 33 minuti di rianimazione. Samuele viene trasferito all’Hospital del Mar, entra in coma e muore il primo giugno.

Due conclusioni opposte

La stampa catalana entra così per la prima volta nel caso. La Vanguardia scrive che l’indagine svolta a Barcellona si sarebbe di fatto già chiusa, dopo l’autopsia, attribuendo la morte a un cedimento multiorganico legato al consumo di metanfetamina. La formula è netta, ma non chiarisce se esista un provvedimento giudiziario di archiviazione o se si tratti della conclusione medico-legale recepita dalla polizia. A Roma, il fascicolo del pm Francesco Brando è contro ignoti e senza indagati. L’inchiesta era già partita nei giorni successivi al decesso di Samuele: secondo il quotidiano catalano, immagini e referti medici sono stati richiesti il 6 giugno e inviati in Italia una settimana dopo.

Ora la procura ha disposto una seconda autopsia. La relazione sarà depositata a metà settembre e dovrà stabilire se il decesso sia riconducibile all’assunzione di metanfetamina, alle operazioni di fermo e contenimento fisico, quando Samuele fu schiacciato a terra, alla sedazione o alla combinazione di più fattori. «Occorrerà capire se queste condotte hanno avuto un’incidenza sulla morte», dice Capano.

Il corpo e la lettera

Il cugino Piter Rossi racconta di aver raggiunto l’ospedale dopo la chiamata dei familiari. «Era pieno di lividi e graffi, gonfio. Non l’ho riconosciuto». Riferisce segni sulla schiena e sui polsi, escoriazioni sotto il mento, e sostiene che Samuele fosse sano, avesse eseguito controlli a marzo e non facesse uso di droghe. Dice anche che i Mossos sarebbero arrivati dieci o dodici minuti dopo il primo blocco. Sono elementi che dovranno essere confrontati con i fotogrammi, gli orari delle chiamate e i referti. Samuele era arrivato a Barcellona il 27 maggio per registrare un video rap. Aveva lavorato per anni all’estero, anche come maggiordomo in residenze di lusso e alla corte reale di Riad, poi era rientrato a Firenze e gestiva immobili di pregio. Il 29 maggio aveva telefonato alla madre dopo la palestra e alcune ore al mare. Era tranquillo. Da quella telefonata all’ingresso nel negozio resta un vuoto.

Oggi avrebbe compiuto 28 anni. I genitori Katy e Claudio gli hanno scritto sui social (qui il video ricordo postato dal padre): «Dal primo giugno non stiamo più vivendo. Stiamo solo cercando di sopravvivere». Chiedono che ogni minuto venga ricostruito. A metà settembre, sulla scrivania del pm, arriverà il responso dell’autopsia italiana.




 

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