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Firenze, il Franchi gioca la carta di Euro 32: Funaro manda il dossier alla Figc – Ecco le città “rivali”

di Redazione Firenze

	L'impianto
L'impianto

Cinque i posti disponibili, concorrenza forte fra stadi già avviati o pronti. La candidatura poggia su capienza, trasporti, ricettività e project viola (da chiudere presto)

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FIRENZE. La candidatura è partita nell’ultimo giorno utile, con il Franchi ancora pieno di ferri e il dossier spedito alla Figc come una promessa da mantenere. Palazzo Vecchio ha inviato progetto definitivo, cronoprogramma, piano della mobilità, ricettività e verifiche tecniche. Dentro c’è anche il dato che più conta per Uefa: oltre 40mila posti a visibilità piena. È il biglietto da visita con cui Firenze prova a restare nella corsa a Euro 2032.

Sara Funaro lo chiama «una straordinaria opportunità». Per la sindaca significa portare in città un grande evento internazionale e dare forza alla riqualificazione più difficile del mandato. Il punto è che la partita italiana sarà stretta. L’Europeo sarà diviso con la Turchia e all’Italia toccheranno cinque stadi. Non undici. La Figc passerà al setaccio i dossier delle città candidate, poi la scelta arriverà entro ottobre, quando il Comitato Esecutivo Uefa dovrà chiudere la mappa del torneo.

Firenze parte con un vantaggio e con un peso. Il vantaggio è il cantiere già aperto, la Fiesole che sale tra travi e gradoni, i lavori che hanno superato la fase delle carte. Il peso è tutto ciò che resta da chiudere: secondo lotto, concessione, project financing con la Fiorentina, coperture finali. Il club ha messo sul tavolo 55 milioni e potrebbe aggiungerne altri 30 per arredi, sky box e hospitality. In cambio chiede una gestione lunga, il controllo dei costi e certezze sui tempi. La conferenza dei servizi dovrà dire se la proposta ha interesse pubblico. La concorrenza è forte. Roma e Torino sembrano le più solide.

L’Olimpico ha esperienza, capienza, peso istituzionale. Lo Stadium della Juventus è l’impianto moderno che l’Italia può già mostrare senza troppe opere da inseguire. Milano resta Milano, con San Siro nel dossier Uefa e una potenza urbana difficilmente aggirabile, anche se il futuro del Meazza e il progetto di Milan e Inter continuano a complicare il quadro.

Poi ci sono le rivali dirette del Franchi. Napoli spinge sul Maradona, con un restyling da rendere credibile e una città che pesa per bacino, turismo, immagine. Genova corre con il Ferraris, sostenuta da Genoa e Sampdoria e da un progetto che punta a riqualificare un altro stadio storico nel cuore urbano. Cagliari ha la carta del nuovo Sant’Elia-Gigi Riva e una sponda pubblica importante. Bologna resta in partita con il Dall’Ara, ma deve sciogliere nodi economici e procedurali. Bari, Verona e Palermo inseguono con ambizioni diverse e dossier da rafforzare.

Per questo la candidatura fiorentina non è solo un timbro. È una corsa contro il calendario. Il Comune ha presentato anche la rete degli impianti di supporto: Cerreti, centro sportivo Davide Astori, Padovani, Grazzini e Ridolfi. Ha indicato tramvie, trasporto pubblico e capacità alberghiera. Ha provato a mostrare una città pronta attorno a uno stadio ancora incompleto.

La vera domanda resta lì, tra Campo di Marte e Palazzo Vecchio. Se il project con la Fiorentina camminerà abbastanza veloce, il Franchi potrà presentarsi come cantiere avanzato e finanziariamente credibile. Se la trattativa si impantanerà, il Comune dovrà dimostrare di poter completare l’opera anche da solo. Euro 2032 è lontano sul calendario. Per il Franchi, comincia adesso.

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