Il Tirreno

Firenze

Politica

Firenze, Fossi blinda il Funaro-bis e gela (per ora) il sogno di Giani

di Mario Neri
Firenze, Fossi blinda il Funaro-bis e gela (per ora) il sogno di Giani

Per il capo dei dem toscani la ricandidatura della sindaca è «naturale». Attorno alla prima cittadina si alza la diga del partito, mentre il governatore osserva la scadenza del 2029 quando si voterà ancora per Palazzo Vecchio

4 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE E alla fine, Emiliano Fossi stende il telo sul braciere dem in Toscana. «È naturale che la sindaca, il sindaco che fa un mandato, poi sia automaticamente ricandidata per il secondo», dice il segretario toscano del Pd. Naturale, automatico. Due parole buone per blindare Sara Funaro e raffreddare, almeno per ora, il fuoco gianiano che cova sotto la cenere di Palazzo Vecchio. «Siccome Sara Funaro sta facendo bene la sindaca di Firenze, non vedo che motivi ci dovrebbero essere perché non succeda questo».

La sindaca lo aveva già detto in un’intervista al Corriere Fiorentino con una formula sobria, istituzionale, e lo ripete: «Se i fiorentini mi vogliono è mia intenzione fare un secondo mandato, non lo nascondo». Il primo mandato serve a programmare e a mettere in atto «le prime risposte», spiegava Funaro, mentre «i frutti e il rafforzamento delle tue azioni li vedi nel mandato successivo». Ora il sigillo: «Ma saranno i cittadini a decidere».

Sara ed Eugenio, una specie di House of Cards gigliata, e soprattutto fra pesi massimi dello stesso partito. Lei sa che lui proverà la zampata dell’ultimo minuto, un guizzo per scompaginare gli equilibri, ma adesso almeno qualcuno ha fermato il treno dei retroscena, delle mezze verità, delle timide smentite che confermano, delle conferenze stampa studiate come piccoli agguati. Sa che Giani un po’ ha sfruttato l’onda di una partenza non esplosiva, difficile, condizionata dal passato. Del resto ai collaboratori la sindaca si racconta come un «diesel» che però «una volta al massimo non si spegnerà».

All’inizio ha faticato a lasciare il segno, schiacciata da dossier ereditati dall’era Nardella, soprattutto sull’urbanistica. Poi ha cominciato a governarli, e ora ci surfa sopra, sono cavalloni che la sospingono sulla cresta. Sullo stadio ha ricucito con i Commisso rapporti ormai sfilacciati, trasformando il gelo in un’intesa utile a salvare il restyling del Franchi. Sugli affitti brevi ha scelto la bandiera più esposta, facendo di Firenze la città capofila nazionale nella battaglia contro l’overtourism e adesso la chiamano in tv a raccontare la "ricetta" fiorentina contro il dilagare degli Airbnb.

Giani lo sa. Resta il convitato sorridente di ogni ragionamento sul futuro di Palazzo Vecchio. Il governatore coltiva da sempre il sogno del municipio fiorentino. Un vecchio lupo da Prima Repubblica e insieme Giamburrasca dell’agone politico, capace di comparire dappertutto e di trasformare un sopralluogo in un palcoscenico, un taglio del nastro in un comizio. Un giorno parla di urbanistica e di Comune «traumatizzato». Un altro lo ritrovi a imbullonare paratie, a simulare l’alluvione come fosse lui il futuribile angelo del fango, protettore della città.

Nel Pd fiorentino la diga è stata alzata. Alla guida dei dem cittadini è arrivato Federico Gianassi (per gli amici Gianascu, eletto con un’unanimità quasi sovietica) con il profilo giusto per fare del 2029 il porto sicuro di Sara. Gianascu è un segnale prima ancora che un segretario. Fossi ci ha messo il bollo regionale: tra Funaro e Giani, ha assicurato, c’è «un rapporto di collaborazione, di confronto», con «lealtà e fiducia reciproca» mai venute meno. Rapporti virtuosi, destinati a diventare «sempre più virtuosi». Della serie: Eugenio, molla l’osso.

La sindaca ha apprezzato la difesa fossiana. Continuerà a tenere un profilo basso, regimental dem. Ma resta guardinga. Nello staff hanno notato certe puntate giornalistiche contro l’amministrazione, affondi arrivati da mondi vicini al governatore, quasi targati. Giani, in fondo, ormai ha il passo del candidato permanente.

La frecciatina di Funaro sulla terza torre della Regione a Novoli nasce dentro questo clima. Eugenio aveva attribuito lo stop del progetto a un Palazzo Vecchio «traumatizzato» dalle cronache urbanistiche, dal Cubo nero a San Gallo. Funaro ha risposto con una lama sottile: «Quella torre è di padre certo». Richiamo glaciale alla vecchia battuta del governatore sul Cubo nero, definito «figlio di padre incerto». Insomma, ormai la House era piena di veleno. Così Fossi blinda il Funaro-bis e prova a spegnere la brace di un confronto fra due big dello stesso partito, roba che risulterebbe incomprensibile all’elettorato fra tre anni.

Almeno per ora, Sara lavora sulla città. Sa che Eugenio ci riproverà, non è un mistero che sogni di sedere un giorno in Sala Clemente VII, è il suo desiderio da sempre. E più gli viene negato più lo agogna, un Tantalo della politica. E così, lei adesso resterà guardinga con la pazienza di una leoparda sulla torre (d’Arnolfo) contro il Giani-burrasca che vorrebbe buttarla giù.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Campiglia, si accascia a terra davanti ai colleghi: muore operaio

di Redazione Piombino
Speciale Scuola 2030