Firenze, resort all’ex ospedale militare di San Gallo: l’architetto difende il progetto
Rossi Prodi: «Chi protesta ha fatto confusione con le norme». Il comitato Salviamo Firenze insiste sul presunto mancato rispetto delle distanze dalle abitazioni
FIRENZE. Stufo delle critiche, l’architetto Fabrizio Rossi Prodi, progettista dell’intervento di riqualificazione dell’ex ospedale militare di San Gallo (dove è in costruzione un resort di lusso), ha deciso di mettere qualche puntino sulle i.
«Mi vedo costretto a intervenire – scrive in una nota diffusa ieri – per esporre alcune circostanze oggettive sul progetto di San Gallo, che mi è stato assegnato perché vincitore in un concorso pubblico internazionale. Vedo che gli organi di stampa danno particolare spazio a due accuse: di non aver rispettato le distanze dai confinanti e di non aver rispettato l’articolo di legge che disciplina la documentazione progettuale da sottoporre ad approvazione, con la conseguenza di aver indotto – per negligenza o malafede – il Consiglio comunale ad approvare il Puc (Progetto Unitario Convenzionato) su una base informativa lacunosa, arrivando ad ipotizzare l’inefficacia delle approvazioni».
«Sul primo tema, le distanze – spiega Rossi Prodi – non occorre aggiungere niente alla risposte già fornite dall’Amministrazione comunale che ha dichiarato che l’accusa è sbagliata, perché sono stati confusi gli articoli del regolamento edilizio. Mi preme di più il secondo argomento, perché gli accusatori sollevano il mancato rispetto di un articolo – il regolamento dell’art. 141 della legge regionale 65 – che ad un semplice controllo che chiunque può fare, rivela che esso elenca la documentazione dei Permessi di Costruire e delle Scia e non di un Puc, che invece è disciplinato da un articolo completamente differente – il 121, che appartiene anche ad un altro titolo e a un’altra sezione – e che dice cose completamente differenti da quelle sollevate. Gli accusatori dovevano guardare l’art. 121, non il 141. Se avessero guardato l’articolo giusto, non avrebbero potuto rilevare alcun difformità o lacuna. Peraltro il Puc completo fornisce molta altra documentazione che chi accusa evidentemente non ha visto. Dunque anche la seconda accusa è infondata e pretestuosa».
«Mi trovo costretto a difendere la mia reputazione e onorabilità professionale – conclude Rossi Prodi – sperando di potermi fermare qui, e mi preoccupa soprattutto quello che si sta diffondendo, perché vengono mosse accuse fondate su interpretazioni errate della normativa e su letture parziali della documentazione pubblica, siamo di fronte ad accuse infondate ed inedite verso l’Amministrazione comunale, che è un’istituzione terza che invece dovremmo difendere. Io ho rispetto per la difesa dei diritti individuali, ma in questo modo non è più un dibattito o confronto politico o culturale, se si basa su presupposti errati e su elementi utilizzati in maniera strumentale».
La replica di Rossi Prodi si riferisce a una nuova iniziativa del comitato Salviamo Firenze, che nei giorni scorsi ha presentato un’integrazione all’esposto già depositato a gennaio, in seguito al quale la Pagistratura ha aperto un’indagine.
«Gli elementi che abbiamo voluto segnalare e che confidiamo possano essere utili alle indagini della Procura – ha spiegato Salviamo Firenze – riguardano la cartografia relativa a San Gallo utilizzata nei Puc (peraltro la stessa del bando di concorso indetto da Cassa Depositi e Prestiti nel 2016). Nello specifico, gli elaborati grafici sui quali il Consiglio comunale si è espresso per ben due volte, non riportano numerosi edifici tra i quali la Chiesa di S. Agata e una casa, con la conseguenza che la torre di nuova costruzione si trova a 5 metri non da un muro ma da una civile abitazione».
Il comitato Salviamo Firenze non è rimasto soddisfatto dalla risposta degli uffici comunali sulle distanze, una risposta che risentirebbe «della lacuna cartografica segnalata».
«Gli uffici si limitano a riferire le distanze indicate sull’elaborato del Puc – sostiene il comitato – di 13 e 17 metri circa, mentre tralasciano le distanze inferiori, tra cui i 5 metri tra il blocco residenziale in costruzione e l’edificio di civile abitazione contrassegnato dal catastale n. 226. Tale dimenticanza non stupisce, essendo tale particella omessa negli elaborati del progetto in esame». Così come altre particelle, insiste il comitato.
Secondo il Regolamento attuativo della legge regionale 65/2014, aggiunge il comitato, «gli elaborati progettuali volti all’ottenimento dei titoli edilizi (permessi di costruire), che discendono direttamente dalle previsioni del Puc, dovrebbero garantire la completa illustrazione del progetto, nonché il suo inserimento nel contesto, tramite l’uso di fonti cartografiche istituzionali: mappa catastale, carta tecnica regionale o base cartografica dello strumento urbanistico. Ma così non è».
