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Polemica

Firenze, arte? No, una maxi antenna: il “cilindrone” che oscura la cupola e fa infuriare la sindaca Funaro

di Paolo Nencioni

	Il clindrone bianco a Firenze 
Il clindrone bianco a Firenze 

La struttura installata nel 2023 tra silenzio‑assenso, pareri tecnici e accuse incrociate: il caso esplode mentre si riapre il dibattito sulla tutela del paesaggio fiorentino

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FIRENZE. Formalmente è tutto in regola, esteticamente mica tanto. Dopo il famigerato “cubo nero” al posto dell’ex Teatro Nazionale di corso Italia e la spalletta “battiscopa” sul Lungarno Accaiuoli, ecco il “cilindrone bianco” di viale Belfiore che oscura la vista della Cupola del Brunelleschi. Ne ha scritto ieri il Corriere Fiorentino e il tema promette di sollevare altre polemiche.

Una maxi‑antenna dal 2023

Si tratta di una gigantesca antenna che ospita i ripetitori dei telefoni cellulari. È lì dal 2023, ma ora ci si accorge che effettivamente è un po’ ingombrante.

Le autorizzazioni e il silenzio‑assenso

Secondo il Comune, l’antenna è stata montata a gennaio 2023, ed è autorizzata con i pareri favorevoli di Arpat e della Commissione paesaggio del Comune. Non della Soprintendenza però. «Speravo fosse uno scherzo» ha commentato alla vista delle foto la soprintendente Antonella Ranaldi, e dopo una consultazione con gli uffici ha spiegato: «L’autorizzazione paesaggistica del Comune è di luglio 2022. La Soprintendenza non si è espressa, la procedura è andata avanti col silenzio assenso. Queste trasformazioni sulle coperture, antenne, parabole, impianti tecnologici, incidono più di quanto possa immaginarsi. La realtà lo dimostra e spesso creano effetti cumulativi generalizzati. Non siamo in centro storico, ma questa antenna ha dimensioni e forma esagerate».

Il cambio di guida in Soprintendenza

Va detto che Antonella Ranaldi è entrata in carica nel novembre del 2022 e dunque non ha seguito in prima persona la pratica. Per questo, probabilmente, non sa spiegare perché la Soprintendenza non si sia espressa sulla richiesta di installazione della maxi-antenna. Prima di lei la Soprintendenza era guidata da Andrea Pessina e a lui, eventualmente, si dovrebbe chiedere il motivo di questo silenzio assenso. Se è perché si è ritenuto che il “cilindrone” andasse bene così com’era oppure perché la pratica è finita in un cassetto.

La Commissione paesaggio e le norme nazionali

Altro discorso per la Commissione paesaggio del Comune, già finita al centro delle polemiche quando si è scoperto che al posto dell’ex Teatro Comunale era spuntato un cubo nero. Sia nel caso della ristrutturazione dell’immobile di Corso Italia, sia in quello del “cilindrone”, la Commissione ha ritenuto che a livello paesaggistico non ci fossero problemi. Dal Comune si precisa che le norme in materia sono nazionali e derivano dal Codice delle Comunicazioni elettroniche. E una volta presentate le pratiche dai richiedenti al Suap e acquisisti i pareri, se ci sono i requisiti di legge la Direzione Ambiente rilascia l’autorizzazione. Il Regolamento comunale per l’installazione e il controllo degli impianti radioelettrici di Firenze, approvato a fine 2025, stabilisce però delle norme di massima che, pur senza misure e limiti specificati, richiamano anche criteri di rispetto paesaggistico. E stabiliscono che le regole valgono per le nuove installazioni e anche per il mantenimento delle antenne esistenti.

Le dichiarazioni dei proponenti e le critiche

L’ipotesi è che siano state prese per buone le dichiarazioni dei proponenti, che nel 2022, nella pratica paesaggistica presentata al Comune, scrivevano: “Si ritiene che gli effetti paesaggistici derivati dall’intervento siano pressoché trascurabili”.

«Dalle foto non si direbbe» commenta la soprintendente Ranaldi. Mentre il consigliere comunale di FdI Alessandro Draghi ironizza: «Pensavo che la gente che vive o visita Firenze gradisse osservare il campanile di Giotto, non quello dell’Iliad».

La replica della sindaca Funaro

La sindaca Sara Funaro invece se la prende con la soprintendente Ranaldi. «La Soprintendente si domanda se si tratti di uno scherzo – dice Funaro – La domanda, a questo punto, la pongo io: le chiedo se stia scherzando lei. Come la Soprintendente sa benissimo, le richieste, oltre ad arrivare ad Arpat e alla Commissione Paesaggistica, seguono un iter ben definito dalle norme. Norme che la stessa soprintendente conosce bene, anche in virtù dell’ente che rappresenta. È infatti necessario attendere 60 giorni per l’espressione del parere della Soprintendenza; trascorso questo tempo, vale il principio del silenzio-assenso. E il silenzio-assenso non significa che la Soprintendenza non si sia espressa ma che nel tempo assegnato non ha ritenuto di esprimere un diverso parere rispetto a quello sottoposto al suo esame insieme al progetto. Quando si rappresentano istituzioni così importanti e strategiche, a maggior ragione in una città come Firenze, non si rappresenta sé stessi, ma bisogna assumersi la responsabilità dell’ente che si rappresenta. La prima attenzione che la nostra città merita è quella di avere rappresentanti istituzionali attenti, che governano i processi, prendono decisioni chiare e se ne assumono la responsabilità. E questo vale per la situazione contingente come per tutte le altre situazioni».

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