Il Tirreno

Livorno

La sentenza

Livorno, Lucarelli e Apolloni assolti dalla violenza sessuale di gruppo

di Stefano Taglione

	Lucarelli e Apolloni
Lucarelli e Apolloni

La corte d’appello di Milano riforma la pronuncia del primo grado: il «fatto non sussiste». Scagionati anche i tre amici. Il bomber Cristiano: «Figlio mio, ti hanno rovinato la carriera, ma la giustizia sana ha trionfato»

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Tutti assolti. La corte d’appello di Milano ha ribaltato la sentenza di primo grado. Così i calciatori livornesi Mattia Lucarelli e Federico Apolloni, dopo due ore e mezza di camera di consiglio, sono stati scagionati dal pesantissimo reato di violenza sessuale di gruppo, per il quale nel giugno del 2024 erano stati condannati dal tribunale meneghino a tre anni e sette mesi di reclusione, perché «il fatto non sussiste». Il collegio, anche se questo con precisione si capirà fra 90 giorni quando saranno depositate le motivazioni, ha quindi smontato la tesi della procura, che per gli accertamenti aveva delegato la Squadra mobile. Con i due giocatori ventiseienni – rispettivamente in forza alla Pro Livorno Sorgenti e al Viareggio – sono stati assolti gli amici Gabriele Meini (stessa età e in primo grado condannato a due anni e otto mesi), il coetaneo Matteo Baldi (due anni e cinque mesi la sua condanna, ora cancellata) e il ventisettenne Giacomo Bernardeschi, anche per lui stessa pena davanti al giudice per le indagini preliminari. I ragazzi si erano sempre professati innocenti, spiegando che la giovane era consenziente al rapporto sessuale, e adesso lo certifica anche la giustizia.

La vicenda

I fatti per cui il 23 aprile si sono espressi i giudici risalgono alla notte tra il 26 e il 27 marzo 2022. Secondo la ricostruzione degli inquirenti una studentessa statunitense all’epoca ventiduenne, dopo una serata trascorsa nella discoteca milanese “Gattopardo”, era stata avvicinata dal gruppo di amici e portata con l’auto in un appartamento in uso a Lucarelli, nel quartiere di Porta Romana. Lì, approfittando dello stato di alterazione alcolica della ragazza – che secondo i giudici di primo grado la rendeva incapace di opporre un valido consenso – si sarebbe consumata la violenza. Determinanti ai fini dell’inchiesta sono stati i video ritrovati sui cellulari dei ragazzi, filmati dagli stessi durante quella notte.

Il processo

La giovane aveva poi denunciato tutto alla polizia. Nonostante le difese avessero sempre sostenuto l’innocenza dei ragazzi, parlando di un «rapporto consenziente» e puntando su presunte contraddizioni nel racconto della vittima, il giudice per le indagini preliminari aveva ritenuto solido l’impianto accusatorio, pronunciando la sentenza di condanna. Gli avvocati dei cinque giovani – Leonardo Cammarata per Lucarelli e Apolloni, i livornesi Giuseppe Ales e Silvia Del Corso per Bernardeschi, Margherita Benedini per Meini e Francesca Nobili per Baldi – in appello avevano chiesto per tutti l’assoluzione in quanto, secondo la ricostruzione difensiva, la ragazza non sarebbe stata ubriaca al momento dei fatti e, dunque, loro non avrebbe potuto approfittare dello stato di alterazione alcolica, dato che a loro giudizio sarebbe stata sobria. Sarebbe stata, nel caso, capace di opporre un valido consenso. Una tesi che ha convinto i giudici, che in secondo grado hanno assolto tutti. Una visione chiaramente opposta rispetto a quella del procuratore generale, che un mese fa aveva chiesto la conferma integrale della pronuncia di primo grado.

Le reazioni

«Mattia mio, per quattro anni hai dovuto subire di tutto: offese, infamie, minacce di morte. Ti hanno rovinato la carriera e molti rifiutato le tue domande di lavoro. Ma oggi la sana giustizia italiana ha emesso un verdetto chiaro: innocente. Ovviamente chi ti conosce personalmente nella nostra amata Livorno e fuori sapeva che sarebbe finita così», scrive l’ex bomber amaranto Cristiano Lucarelli, padre di Mattia. «Da parte nostra c’è grande soddisfazione – spiega l’avvocato Cammarata, difensore di Apolloni e Lucarelli – e ritengo che questa sia stata una sentenza giusta, ma prima di esprimere qualsiasi valutazione aspettiamo di leggere le motivazioni. Io ho grande rispetto per tutti: per i giudici, per i pm e per la corte d’appello, ma ritengo che avessimo argomenti forti per sostenere l’innocenza dei ragazzi e i giudici ci hanno creduto». Soddisfatti ovviamente anche i legali Ales e Del Corso, che hanno assistito Bernardeschi: «Siamo ovviamente molto soddisfatti dell'esito del procedimento. Confidavamo fin dall'inizio in una assoluzione con formula piena perché dai video della serata, ma anche da tutti gli atti, era evidente che il nostro assistito era completamente estraneo alle contestazioni. Siamo tutto consapevoli della delicatezza dell'argomento e sensibili alle esigenze di tutela dei diritti delle donne, ma allo stesso tempo come professionisti, ma anche come cittadini, siamo sensibili anche alla necessità che i processi siano celebrati sulla base dei fatti e delle risultanze istruttorie e non sulle suggestioni dettate dai sentimenti».

L'evento

Il compleanno

Vespa compie 80 anni, la festa a Pontedera e gli auguri speciali dei lettori: «Il giro con mio figlio nel ricordo di mio padre»

di Alessandro Lazzerini e Redazione web

L'intervista

La Vespa compie 80 anni, il presidente Giani e il direttore del Tirreno: "Ha conquistato le nuove generazioni fino a oggi"

Speciale Scuola 2030