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L'indagine

Firenze, femminicidio di Eleonora Guidi. Il compagno: «Avevamo un rapporto eccellente» - Cosa blocca la vicenda giudiziaria

di Mario Neri
Firenze, femminicidio di Eleonora Guidi. Il compagno: «Avevamo un rapporto eccellente» - Cosa blocca la vicenda giudiziaria

Lorenzo Innocenti uccise la compagna ma durante l’interrogatorio davanti al gip dice di non ricordare nulla. Non può essere processato

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FIRENZE. Un’ora davanti al giudice, tra domande puntuali e risposte frammentate. Lorenzo Innocenti viene ascoltato dal gip di Firenze, Alessandro Moneti, dopo la perizia che lo definisce incapace, allo stato, di partecipare al processo per l’omicidio di Eleonora Guidi. L’architetto, 38 anni, dice di non ricordare nulla della mattina dell’8 febbraio 2025. Parla di un rapporto «eccellente» con la compagna. Il vuoto resta.

«Amava Eleonora»

L’interrogatorio serve a capire dove collocarlo e come curarlo. Dopo il tentato suicidio, il salto dalla finestra subito dopo il delitto, Innocenti ha riportato lesioni gravi ai lobi frontali. La perizia firmata dallo psichiatra Rolando Paterniti, dal medico legale Beatrice De Fraia e dalla neurologa Antonella Notarelli descrive deficit di memoria, difficoltà nel linguaggio, rallentamento cognitivo. Una condizione che oggi impedisce di stare in giudizio e che potrebbe migliorare con un percorso riabilitativo mirato, da svolgere in una struttura neurologica specializzata.

In aula, riferisce il difensore Patrizio Fioravanti, l’uomo appare più lento rispetto ai mesi scorsi. Non ricorda la propria data di nascita. Quando gli viene chiesto come vive le giornate, risponde di aver scoperto dai medici di essere sopravvissuto per miracolo. «Questa vita per lui è un inferno», spiega l’avvocato, «amava Eleonora e suo figlio e non riesce a capire cosa sia successo».

Il procedimento

Il procedimento resta sospeso proprio per questa incapacità processuale. La priorità diventa sanitaria. I periti indicano la necessità di un trasferimento in un centro adeguato, con un programma intensivo di cura che potrebbe durare fino a due anni. Solo dopo sarà possibile una nuova valutazione delle sue condizioni.

Intanto la misura di sicurezza resta il ricovero in una struttura sanitaria. Il nodo è tutto qui: senza recupero cognitivo non c’è processo. E senza processo la vicenda giudiziaria resta ferma, mentre il fascicolo sull’omicidio di Rufina continua a muoversi lungo la linea sottile che separa la malattia dalla responsabilità penale. 




 

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