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Firenze, non era cefalea ma aneurisma: ospedale condannato a risarcire

di Pietro Barghigiani
Firenze, non era cefalea ma aneurisma: ospedale condannato a risarcire

Careggi pagherà 800mila euro per la diagnosi sbagliata e l’intervento tardivo sul paziente rimasto semiparalizzato

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FIRENZE. Lui, il paziente, si presentò al pronto soccorso con un fortissimo mal di testa. Loro, i medici, dopo sette ore di osservazione lo rimandarono a casa con una diagnosi di cefalea muscolotensiva e terapia farmacologica senza sottoporlo ad alcun esame specifico.

La diagnosi sbagliata

Era il 4 ottobre 2013. Dopo quattro giorni, l’allora 51enne operaio fiorentino ebbe di nuovo un problema alla testa con pressione 200/140 e di primo mattino venne visitato a domicilio. Poi in giornata andò in ospedale dove scoprirono che non era una cefalea quella che lo tormentava da giorni, ma un principio di aneurisma cerebrale con successive ischemie. Quello che doveva essere fatto il 4 ottobre, i sanitari di Careggi lo effettuarono l’8. Troppo tardi. Il paziente venne colpito da una paresi della parte sinistra del corpo che lo accompagnò fino al decesso avvenuto, per altre cause, all’età di 61 anni.

La causa

Dopo un primo rifiuto del Tribunale di Firenze, moglie e due figli hanno vinto in appello la causa contro l’ospedale che è stato condannato a pagare un risarcimento di circa 800mila euro (spese legali incluse).

Non aver approfondito un malessere liquidato come cefalea quando, in realtà, era una “bomba” innescata a livello cerebrale e che venne disinnescata solo in parte dopo quattro giorni, significa aver rovinato la vita all’uomo e di riflesso segnato in modo pesante quella dei suoi familiari.

Le motivazioni

Per la Corte d’Appello (quarta sezione civile) «un appropriato approfondimento diagnostico, mediante tomografia computerizzata senza mezzo di contrasto e, se negativa e dati i motivi di sospetto clinico, mediante puntura lombare ed analisi del liquor cefalorachidiano avrebbe portato, con elevato grado di probabilità razionale, alla diagnosi di aneurisma blister-like sanguinante e quindi alla terapia endovascolare (che fu eseguita invece dopo quattro giorni) e al trattamento farmacologico con nimodipina per prevenire il vasospasmo e l'ischemia cerebrale ritardata, così prevenendo – più probabilmente che non – l'insorgenza di danno biologico permanente».

L’aneurisma venne accertato solo la sera dell’8 ottobre 2013 rispetto al primo accesso avvenuto alle 7 del 4 ottobre con relativa dimissione e ritorno a casa. Operato d’urgenza nella notte, l’operaio lentamente si riprese, ma le sue condizioni cerebrali erano ormai compromesse.

Il 20 novembre 2013 fu trasferito al Centro di Riabilitazione Don Carlo Gnocchi in condizioni con una paresi invalidante. Alle dimissioni del 2 maggio 2014 la situazione era quella di una persona con danni permanenti.

L’intervento tardivo

«L'aneurisma e la sua rottura non sono dipesi dall’operato di medici, ma questo operato, con la sua tardività, ha causato un ritardo nelle cure, un protrarsi del sanguinamento e l'innesco di una reazione che ha portato al vasospasmo e all'ischemia cerebrale tardiva» scrive il collegio peritale in sede di secondo grado. L’ospedale ha sostenuto che per il secondo ricovero l’uomo aveva fatto resistenza nel farsi visitare.

«La resistenza del paziente a farsi portare al pronto soccorso il 7 ottobre 2013 è da ritenere frutto della mancata coscienza di malattia e non di imprudenza o negligenza, in ogni caso incise solo in misura irrilevante nel ritardo diagnostico e terapeutico che avrebbe comunque superato le 72 ore per l'omesso doveroso sospetto e il conseguente approfondimento diagnostico il 4 ottobre» sottolineano i periti. Se i medici avessero rilevato l'emorragia il 4 anziché l'8 (data della tomografia computerizzata) «le lesioni a carico del paziente sarebbero state inferiori a quelle riportate e ci sarebbero state più della metà di probabilità di guarigione e circa un terzo di probabilità di esiti modesti» rimarca la sentenza che condanna l’ospedale per non aver capito che il paziente non aveva una banale cefalea, ma un aneurisma non diagnosticato. 

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