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A Empoli e in Valdelsa servono medici di famiglia e per l’emergenza primaria

di Elena Andreini
A Empoli e in Valdelsa servono medici di famiglia e per l’emergenza primaria

La richiesta arriva dall’Asl: la professione non attira i giovani

08 giugno 2023
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FIRENZE. Cercasi medici di medicina generale e della continuità assistenziale: sembra questa la richiesta che arriva dai territori della Asl Empolese Valdelsa dove, secondo la recente delibera regionale dove vengono indicate le zone in cui c’è carenza sia di medici di assistenza primaria a ciclo di scelta, ovvero ex medicina generale e a rapporto di orario cioè ex continuità assistenziale, medici dell’emergenza sanitaria territoriale, convenzionae e con rapporti di lavoro autonomo disciplinati dal Contratto collettivo nazionale, ovvero le guardie mediche. Nell’empolese Valdelsa le zone carenti di medici del ruolo unico di assistenza primaria a ciclo di scelta: sono Empoli con un posto, Vinci un posto, Montelupo Fiorentino un posto, due posti a San Miniato, uno a Santa Croce sull’Arno, uno a Montopoli, due a Fucecchio e uno a Castelfranco di Sotto. ù

Nella zona del distretto Empolese sono 22 i posti a disposizione per i medici del ruolo unico di assistenza primaria a rapporto orario, la ex continuità assistenziale e cioè le guardie mediche. In totale la carenza dei medici della ex continuità assistenziale nei territori della Azienda Asl Toscana Centro sono 190 così suddivisi: nella zona distretto Firenze Centro: 29 posti, distretto Firenze Nord Ovest 31 posti, Firenze Sud Est 22 posti, distretto Mugello 18 posti, distretto pratese 31 posti, distretto Empolese 22 posti, distretto Valdinievole 16 posti, distretto Pistoiese 21 posti. «C’è una carenza di organico diffusa sul territorio – spiega Alessandro Bonci segretario Fimmg medici di medicina generale provincia di Firenze – le città per il momento sono un più salvaguardate rispetto alla periferià, anche perché sono spesso luoghi dove è presente l’Università come Pisa o Firenze e alcuni medici preferiscono restare in quelle zone con la loro attività. La carenza è sia sull’assistenza primaria, e soprattutto molto importante sulla quota oraria la ex continuità assistenziale con organici che non hanno quasi più titolare, ma molti sono con contratti a tempo determinato, i medici sono o corsisti di corsi di formazione in medicina generale o neo laureati, o specializzandi che decidono di fare qualche guardia medica».

Un panorama che è cambiato nel corso degli ultimi anni dovuto ad un insieme di cause. «I motivi della carenza sono tanti – dice Bonci – più si va in periferia e peggiore è la situazione, più aumenta la carenza ed è più difficile trovare medici disponibili. Il motivo è semplice: lavorare nelle periferie soprattutto in territori montani o a bassa densità abitativa spesso vuol dire avere tanti ambulatori e aumentare le spese e avere una difficoltà a lavorare in gruppo perché ci sono meno medici per le estensioni più ampie di territorio».

Per evitare carenze di medici di medicina generale, forse, si dovrebbe intervenire su più fronti. «Bisogna rivedere la professione per quanto riguarda gli investimenti di natura professionale in modo da rendere appetibile il lavoro e la qualità assistenza erogata – dice Bonci – perché i giovani professionisti hanno voglia di fare il medico, ma non il burocrate. C’è, quindi, necessità di intervenire sulla burocrazia perché genera una mole di contatti di richieste puramente amministrative che sono insostenibili e poi c’è la necessità di fare investimenti sul territorio sia di tipo strutturali, non solo di case della salute, e investimenti di natura economica per rendere appetibile una professione che è condotta in Italia da medici liberi professionisti convenzionati».
 

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