Il Tirreno

Il personaggio

Cecina, Matteo Michelacci è l’uomo di ferro: mente, muscoli e polmoni per le gare Ironman che sfidano la fatica

di Michele Falorni

	Due momenti in gara di Matteo Michelacci 
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Due momenti in gara di Matteo Michelacci 

Classe 1997, di professione è ingegnere, vive a Milano e lavora per General Electric: «Quando torno a casa per allenarmi corro in pineta e salgo in bici verso Volterra»

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CECINA. Di professione è ingegnere, vive a Milano e lavora per General Electric. Matteo Michelacci, classe 1997, è marinese - «ci tengo», dice - e per passione gareggia nelle Ironman, competizioni internazionali dove tre discipline diverse prosciugano cuore, mente e polmoni. Non a caso, il termine inglese significa uomo di ferro.

Il piazzamento 

Niente sarebbe se il protagonista di questa storia, pochi giorni fa, non avesse centrato il secondo posto a Cervia, nella categoria maschile tra i 25 e i 29 anni, nel triathlon olimpico dopo avere nuotato per 1 chilometro e mezzo in mare, pedalato per altri 40 sulla bicicletta da cronometro e corso infine per 10. Insomma, uno sforzo non comune, che richiede preparazione psicofisica e tensione mentale. Un salto indietro. Per l’azienda nata in America, Michelacci si occupa del ramo tecnico e commerciale. In questi giorni è ancora a Venezia, ma a breve rientrerà in Lombardia, la sua base.

La partecipazione all’Ironman 

In provincia di Ravenna è salito sul podio conquistando l’argento, non prima - ed è l’altra notizia - di avere partecipato in luglio all’Ironman full, dove le distanze sono maggiori, a Thun. Nella cittadina svizzera ha completato i 3,8 km a nuoto, i 180 in bici con oltre 2mila metri di dislivello e chiuso pure la maratona, altri 42 km e 195 metri sotto le dodici ore. Una soddisfazione personale che lo ha spinto, un allenamento dopo l’altro, al deciso passo avanti. «Mi piace confrontarmi con me stesso - racconta - per raggiungere un obiettivo. Certo, serve continuità: mi alleno almeno 15 ore alla settimana senza perdere un giorno, dividendomi tra la professione e la sessione mattutina, prima delle sei, o quella serale, appena esco dall’ufficio. Sì, in qualunque situazione di tempo, visto che la mia è una sfida personale, dove ho imparato che queste non sono gare impossibili. Mi segue Daniele Gaiola, tecnico romano, al quale invio ogni volta i risultati dell’allenamento per confrontarmi e capire come posso migliorare. Nel 2027 tornerò a Cervia: mi piacerebbe scendere sotto le dieci ore, sarebbe un piccolo primato». Ad oggi, sono 11 e 40.

Il suo percorso 

Matteo non ha improvvisato niente. Da ragazzino, a Cecina, era nuotatore agonistico. E ricordando quegli anni, apre una parentesi per chiedere al Comune la nuova piscina, visto che quella di via Aldo Moro è chiusa. «Dall’università in poi - prosegue - ho aggiunto la corsa e, nel 2023, ho partecipato alla prima maratona. Contento, mi sono regalato una bicicletta per completare le tre discipline. Nel 2025 e 2026 ho partecipato due volte al mezzo Ironman, dal punto di vista tecnico denominato ’70.3’ come le miglia totali che lo compongono. A Thun, il 5 luglio scorso, mi sono iscritto a quello completo, il ’140.6’. Tutto in prospettiva, perché mi piacerebbe, tra cinque o sei anni, qualificarmi al campionato del mondo di Kona, alle Hawaii. A scavare la differenza è sempre l’organizzazione: a Milano mi alleno nella zona di parco Sempione e del lago d’Iseo, mentre a Cecina corro in pineta e salgo in bici verso Volterra. A novembre, mi attende la mezza maratona di Milano, ad aprile dell’anno prossimo il mezzo Ironman a Cesenatico e infine, a settembre, l’Ironman intero a Cervia». 
 

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