Il Tirreno

La storia

Bibbona, Cinzia e il primo pranzo con la mano bionica: così la scienza le ha cambiato la vita

di Ilenia Reali

	Cinzia e la sua nuova mano bionica 
Cinzia e la sua nuova mano bionica 

La consegna della protesi speciale dopo l’appello al Tirreno

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BIBBONA. Nella giornata di mercoledì 22 luglio Cinzia D’Amicis ha mangiato i suoi primi spaghetti e l’insalata utilizzando la sua nuova mano bionica. La donna di Bibbona aveva scritto al Tirreno raccontando la sua storia, il sogno di avere una mano funzionante.

La storia clinica

D’Amicis è nata in Australia, nel gennaio del 1971, con «un deficit funzionale globale in polipatologia», con una «focomelia destra e ha subito nel maggio del 2024 un intervento di artrodesi per una spondilosi complessa». Significa che Cinzia non aveva una mano e parte del braccio fino a sotto il gomito e dopo l’intervento chirurgico di fusione ossea che rendeva statica (fissa) la colonna vertebrale per ridurre il dolore.

La risposta di Prensilia

A rispondere alla richiesta di D’Amicis era stato a maggio del 2026, dopo un colloquio con Il Tirreno, la società Prensilia, spin-off della scuola superiore Sant’Anna, che ha risposto all’appello lanciato tramite Il Tirreno impegnandosi a regalare una mano bionica alla donna.

La consegna della protesi

Dopo un primo incontro per verificare la compatibilità ieri D’Amicis ha ritirato il nuovo arto. «Abbiamo completato, – dice Dimitri De Pari, direttore commerciale di Prensilia – nel laboratorio di Arte Ortopedica di Budrio, la consegna, l’installazione e la programmazione della mano mioelettrica multiarticolata Mia Hand per la signora Cinzia. Questa fase rappresenta un momento fondamentale: il corretto settaggio della mano e la sua personalizzazione in base alle esigenze della paziente sono elementi essenziali per garantire comfort, f e naturalezza nell’utilizzo quotidiano. Per questo motivo, il nostro team affiancherà direttamente gli ortopedici e la paziente durante questa delicata fase di regolazione competenze tecniche e supporto continuo. L’obiettivo è fare in modo che ognuno possa sentirsi pienamente a proprio agio con la protesi, valorizzandone le potenzialità e favorendo un percorso di adattamento il più efficace possibile».

L’obiettivo del progetto

«Siamo orgogliosi – conclude De Pari – di contribuire a restituire autonomia e qualità della vita attraverso una tecnologia sviluppata per rispondere alle esigenze delle persone».

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