Il Tirreno

I nomi

Cecina, chi sono i due arrestati che chiedevano soldi a un bar col metodo mafioso: «In Sicilia ragioniamo così...»

di Claudia Guarino

	I due sono stati arrestati
I due sono stati arrestati

L’inchiesta in questione è più ampia e si collega anche a un filone legato allo spaccio di droga nel cui contesto – fanno sapere dalla Procura tramite il comando livornese dei carabinieri – sono già state arrestate undici persone e sequestrati oltre sei chili di hashish e cocaina oltre ai 9mila euro in contanti ritenuti guadagno di spaccio

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CECINA. Avrebbero tentato di farsi consegnare del denaro da un imprenditore della zona. E l’avrebbero fatto pronunciando frasi come «Ti do fuoco anche al bar, ogni giorno salta qualcosa» e «noi gli avvocati li facciamo mangiare diversamente. In Sicilia si ragiona diversamente». Per questo, con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso, in due sono finiti in carcere. A eseguire l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del 45enne Ersilio Samperi e del 38enne Antonino Calcaterra (entrambi nati in Sicilia e residenti a Montescudaio) sono stati i carabinieri della compagnia di Cecina che, contestualmente alla stessa inchiesta coordinata dalla direzione distrettuale antimafia della procura di Firenze, hanno eseguito anche altre otto perquisizioni. Ma andiamo con ordine.

Gli arresti

Erano le prime ore della mattinata di martedì 10 febbraio quando i militari dell’Arma hanno bussato alle porte dei due indagati per eseguire l’ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta dalla dda e disposta dal giudice. Nell’operazione i carabinieri della compagnia Cecina sono stati affiancati da unità specializzate come le aliquote di primo intervento di Firenze e il nucleo cinofili di Pisa San Rossore. Samperi e Calcaterra sono stati portati in carcere con l’accusa di estorsione in concorso aggravata dal metodo mafioso e sono in attesa di essere sottoposti all’interrogatorio di garanzia.

L’inchiesta

L’inchiesta in questione è più ampia e si collega anche a un filone legato allo spaccio di droga nel cui contesto – fanno sapere dalla Procura tramite il comando livornese dei carabinieri – sono già state arrestate undici persone e sequestrati oltre sei chili di hashish e cocaina oltre ai 9mila euro in contanti ritenuti guadagno di spaccio. Ecco perché, oltre ad eseguire l’ordinanza del giudice l’altra notte i carabinieri cecinesi hanno anche effettuato otto ulteriori perquisizioni nei confronti di altrettante persone del posto.

I fatti

Per quanto riguarda invece nello specifico la presunta estorsione, questa riguarda fatti connessi alla vendita di attrezzatura, da parte della società intestata a uno degli indagati poi finita in liquidazione giudiziale, a un imprenditore del luogo titolare di un bar. A pagamento avvenuto gli indagati, in concorso, avrebbero chiesto la consegna di ulteriori 30mila euro. Al rifiuto dell’imprenditore, secondo cui quella cifra non era dovuta, i due si sarebbero rivolti a lui con frasi del tipo «ti do fuoco al bar» e «in Sicilia agiamo diversamente». Tramite quelli che i carabinieri definiscono «mezzi di intimidazione», insomma, «avrebbero rivolto all’imprenditore gravi minacce di morte e di danneggiamento dell’attività commerciale. La pericolosità dei due indagati – questa la tesi dell’accusa – è stata ulteriormente confermata da raid dimostrativi eseguiti nei punti vendita della vittima subito dopo le minacce telefoniche».

Le indagini

Una volta arrivata la segnalazione alle forze dell’ordine, vista la natura dei fatti, il caso è passato alla direzione distrettuale antimafia della Procura di Firenze che ha delegato le indagini alla compagnia carabinieri di Cecina guidata dal capitano Domenico Grieco. I militari una volta ricostruiti i fatti hanno inviato gli atti a Firenze e a quel punto la Procura ha formulato le accuse per poi chiedere l’esecuzione della misura cautelare della custodia in carcere che è poi stata disposta dal giudice nei confronti di entrambi gli indagati. 

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