Il Tirreno

La storia

Nevio e il padre mai conosciuto: «Morì di tubercolosi dopo la guerra» - L'appello per ricostruire la sua storia

di Cecilia Morello

	Nevio Michelotti insieme alla moglie (foto Falorni/Stick), a dx la foto del padre
Nevio Michelotti insieme alla moglie (foto Falorni/Stick), a dx la foto del padre

Rosignano, cresciuto con i nonni, all'età di 83 anni cerca informazioni sul padre Irio Michelotti: «La mia famiglia è originaria di Cecina, vorrei sapere cosa ha fatto, dove è stato in guerra». Chi avesse informazioni può contattare Il Tirreno scrivendo una mail a cecina@iltirreno.it

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I genitori non li ha mai mai conosciuti. È cresciuto con i nonni paterni Nevio Michelotti e oggi, che ha 83 anni, «tanto tempo libero e quella nostalgia che ti viene con l’età che avanza», vorrebbe aver chiesto di più sulla storia del suo babbo, morto nel 1949 dopo essere tornato malato di tubercolosi dopo aver combattuto la Seconda Guerra Mondiale.

«In realtà la curiosità mi è sorta qualche anno fa. Da ragazzo certe cose mica ti vengono in mente, hai altri pensieri, non ti rendi conto che poi arriverà un giorno che vorrai sapere e le persone che potrebbero raccontartelo però non ci sono più».

Ha scritto a uffici, ministeri, istituti militari. Prima lettere, poi mail. Ha fatto ricerche su internet. Ma nulla, nessuno ha saputo dargli le risposte che cerca.

«La mia famiglia è originaria di Cecina. Mia madre, Natalina, è morta nel’ 46, subito dopo la fine della guerra, quando io avevo solo 3 anni. Mio padre, Irio Michelotti, era un ragazzo quando è stato richiamato militare. Aveva 20 anni nel 1940 ed era in aviazione, penso, perché ho delle vecchie fotografie di lui tra gli aerei. Quel che so è quello che mi hanno raccontato».

Nevio mostra le fotografie sopravvissute al tempo, consumate dalle volte in cui sono state maneggiate, studiate, in cerca di qualche traccia, di una qualche familiarità, perché ricostruire la storia di un padre spesso serve un po’ anche a riannodare i fili della propria.

«Non ho mai saputo dove ha combattuto, forse in Nord Italia. Poi credo che fosse stato fatto prigioniero ma in qualche modo doveva essere riuscito a scappare». Dalla guerra Irio è tornato, qualche vago ricordo di bambino che si mescola ai racconti dei nonni Nevio ce l’ha. Ma gli stenti e la prigionia avevano lasciato ferite nell’anima e anche nel corpo al giovane soldato. Anche Irio, come tanti altri soldati, aveva contratto la tisi. «Tornò a casa ma non restò. Andò al Forlanini a Roma per curarsi».

Nel sanatorio e centro specializzato per la tubercolosi il padre di Nevio rimase fino alla morte, che sopraggiunse tre anni dopo.

«Ogni tanto tornava a casa ma io ero un bambino e mi portavano via, da altri parenti, per paura del contagio. Una volta passò perché andava a Firenze, per farsi visitare da un professore». Nel’49 Nevio aveva sei anni, i ricordi sono confusi come è normale per quell’età. «Arrivò un telegramma, avvisavano che stava male. Mi ricordo l’agitazione dei miei nonni. E poco dopo morì». Nel frattempo la famiglia di Nevio si era trasferita a Caletta. «Mio nonno lavorava nelle fornaci al Gabbro, nel periodo della guerra c’era molta richiesta, ci avevano dato una casa e ci siamo trasferiti lì, prima ancora che morisse mia madre». Il resto della famiglia è rimasta a Cecina ma parenti che abbiano ricordi di quell’epoca non ce ne sono più. «A un certo punto della vita mi è venuta la curiosità di sapere qualcosa di più, mi è rimasto troppo poco di lui. Vorrei sapere quello che non ho mai saputo, dove è stato in guerra, cosa ha fatto».

Lettere dal fronte non ne ha. L’unica è una lettera che il padre scrisse alla sorella e ai genitori quando sentiva vicine la fine, con le istruzioni su cosa fare. «E ancora oggi faccio fatica a leggerla tutta» dice commosso. Dopo tante missive senza risposta si è rivolto al Tirreno, per rivolgere un appello. Ora, anche con il nostro aiuto, farà un tentativo con l’Archivio di Stato di Livorno, per recuperare il foglio matricolare, il documento che contiene tutti i fatti relativi al periodo del militare, dal reparto di assegnazione al congedo, ed eventuali ferite, onorificenze, incarichi. A 83 anni Nevio non cerca eroi né medaglie. Cerca date, luoghi, pezzi di vita. Un filo che lo riporti a suo padre e a un pezzo di vita rimasto sospeso. Perché dietro ogni foglio matricolare c’è molto più di un documento: c’è una famiglia, una guerra che ha lasciato caduti anche dopo che è finita e una memoria che chiede di essere ricostruita, ricordando che la grande Storia è fatta anche di vicende silenziose, per molti rimaste senza risposta troppo a lungo.
 

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