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Influenza, più 75% di ricoveri in un anno all’ospedale Versilia. Barghini (Asl): «Vaccinarsi è decisivo»

di Sara Venchiarutti

	In Versilia sono disponibili 50mila dosi di vaccino per l'influenza
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In Versilia sono disponibili 50mila dosi di vaccino per l'influenza

I due terzi dei pazienti in ospedale sono anziani, fragili e non vaccinati: «L’adesione copre poco più del 50 per cento». Pronte 50mila dosi

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VIAREGGIO. La campagna vaccinale contro l’influenza è iniziata, le dosi previste per la Versilia sono circa 50mila e la prima tranche è già arrivata. «Nel contratto stipulato dalla Regione è prevista anche una percentuale (variabile, di solito dal 10 al 20%) in più da poter richiedere in caso di una particolare affluenza di persone», precisa Franco Barghini, responsabile dell’Unità funzionale Igiene pubblica e nutrizione della zona Versilia per l’Asl Toscana nord ovest. Si inizia con i pazienti delle Rsa, gli over 60 e i fragili, per i quali la vaccinazione è gratuita.

L’adesione, però, non è così alta, soprattutto negli ultimi anni: «Per la Versilia il tasso di copertura è di poco superiore al 50%». Il problema per Barghini è «la mancata percezione del rischio: l’influenza è una malattia che può essere pericolosa soprattutto per i pazienti fragili e i meno giovani. Viene sottovalutata, si considera come una qualcosa di banale, che capita tutti gli anni. Ma non è così». Su questo è in atto una sorveglianza da dieci anni e, nell’ultimo periodo, è stato registrato un aumento delle ospedalizzazioni: «Nell’anno epidemico 2024 - 2025 – dice Barghini – abbiamo avuto oltre 80 ricoveri dovuti all’influenza nell’ospedale Versilia; l’anno scorso, il 2025-2026, furono intorno ai 140».

Per dirla in percentuale, più 75%. «Gran parte delle persone ospedalizzate – i due terzi – sono non vaccinate e soggetti fragili, con una o più malattie (dal diabete alle patologie cardiovascolari). Le infezioni polmonari a volte causate dall’influenza – avverte il dottore – si possono riflettere sul cuore e complicare l’intero sistema». Insomma, sottolinea Barghini, «tutti gli anni abbiamo l’ampia dimostrazione che l’influenza non è da sottovalutare, se non altro per l’afflusso di persone che finiscono anche in terapia intensive». In casi rari e nei pazienti più fragili, «si può arrivare al decesso: all’anno in Versilia registriamo dai 5 ai 10 morti per questa causa». Dei ricoveri, una minima parte – una decina circa – riguarda persone più giovani, «con una presenza preponderante di chi ha più di 50 anni e ha eventuali patologie». L’infezione, però, «può complicare – avverte Barghini – malattie già presenti e rischiare di portare, ad esempio, verso patologie cardiache, oltre a un possibile peggioramento della qualità della vita: dopo le dimissioni sentiamo tutti i pazienti per sapere se hanno ripreso la stessa qualità della vita o se hanno avuto degli acciacchi. Un 7-10% vede peggiorare la qualità della vita con nuovi problemi».

I ricoveri per l’influenza, sottolinea Barghini, sono cresciuti anche perché «la tecnica diagnostica si è perfezionata: questo ci permette di essere certi del numero». In ogni caso «il vaccino – sottolinea il medico – è l’unico che riduce in modo significativo la possibilità di avere delle complicanze: è anche possibile che un’influenza “banale” non si presenti in forma grave con polmonite bilaterale, ma vada comunque a complicare un quadro reso già precario da altre patologie, portando lo stesso a un ricovero ospedaliero». Ed è bene ricordarlo: «La vaccinazione antinfluenzale ha come fine primario – sottolinea Barghini – non solo non ammalarsi, ma anche quello di ridurre la gravità delle manifestazioni cliniche, superando meglio un’eventuale infezione polmonare». Quest’ultima, anche nel soggetto sanissimo, «disturba il cuore, in particolare. Oppure in alcuni soggetti giovani, anche con un ottimo sistema immunitario, a seguito dell’influenza si ha una reazione immunitaria spropositata che può danneggiare il polmone, ma anche il cuore. Sarebbe utile vaccinarsi anche per evitare problemi come questi».

Non solo. «Nell’arco della vita del soggetto – aggiunge il medico – il sistema immunitario inizia l’immunosenescenza: invece con la vaccinazione ogni anno si ha un miglioramento delle nostre capacità di difesa nei confronti del virus. Il target principale del vaccino sono soprattutto anziani e soggetti fragili al di là dell’età, ma nulla vieta a un giovane di acquistare il vaccino». Vaccini che, tiene a precisare Barghini, «sono assolutamente sicuri, efficaci e specifici per ciascuna fascia d’età: dall’infanzia alle tre tipologie previste per le persone adulte. Negli ultimi dieci anni ogni fascia d’età ha il suo vaccino ottimale. Come tipologia, sono analoghi agli anni scorsi». Per concludere, sottolinea Barghini, «il vaccino riduce il rischio delle conseguenze di un’infezione “apparentemente” banale. È fondamentale per ridurre il numero di ricoveri e ci aiuta a superare il periodo invernale nel miglior modo». 

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