Il presidio
Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare
Il Consiglio dei commercialisti e contabili ha ufficializzato le linee guida per le perizie: cosa non rientrerà nel calcolo. E c’è una data importante da segnare
VIAREGGIO. Cabine, piscine, impianti per l’attività sportiva. Ma anche le piattaforme per l’accesso delle persone disabili. Tutto questo sarà inserito nel calcolo dell’indennizzo che sarà riconosciuto ai balneari in caso di uscita di scena dopo le prossime “aste” delle spiagge.
Indennizzi ai balneari: i beni “removibili”
Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili ha ufficializzato le linee guida per gli indennizzi ai balneari. La cifra dovrà essere stabilita da una perizia affidata a un professionista abilitato e nominato dall’amministrazione pubblica.
Intanto si fa chiarezza su un punto: chi perderà la concessione nella gara a evidenza pubblica si vedrà riconosciuto una sorta di risarcimento per i beni non rimovibili, a patto che siano utili all’esercizio della concessione stessa. Tra questi rientrano appunto le cabine, a patto che siano stabili e fisse: quelle che di solito vengono aggiunte per aumentare gli spazi, e che sono appunto rimovibili, non rientreranno nell’indennizzo.
Nel calcolo della somma a titolo di risarcimento verranno inserite anche piscine, impianti per l’attività sportiva e piattaforme per l’accesso dei disabili. Anche le spese di manutenzione straordinaria saranno considerate: si tratta – si spiega – di spese che comportano «ampliamenti, ammodernamenti, sostituzioni e altri miglioramenti riferibili al bene, che producono un aumento significativo e misurabile di capacità, di produttività o di sicurezza».
È automaticamente escluso tutto ciò che non è legittimo, o su cui pende un ordine di demolizione.
Cosa resta fuori dall’indennizzo
Non saranno inserite nella perizia per l’indennizzo le attrezzature come lettini, tende, ombrelloni, cabine amovibili, dotazioni per il bar o per la cucina. Su questi beni, però, potrà essere elaborata un’ulteriore perizia da inserire nel bando di gara, nel caso in cui il balneare si dichiarasse disposto a cederli all’eventuale subentrante.
Quest’ultimo, a sua volta, potrà decidere se accettare il passaggio di proprietà con relativo esborso. Che in quel caso si aggiungerebbe a quanto previsto dall’indennizzo generale, con un incasso maggiore per il balneare che perde la concessione. Naturalmente questo riguarderà gli imprenditori che chiuderanno con l’attività: chi la proseguirà altrove, facilmente si terrà l’attrezzatura.
Lavoratori degli stabilimenti balneari e bilanci: i documenti necessari
Nella perizia dovranno essere inserite anche le persone che lavorano nello stabilimento e che traggono da questa attività professionale la loro principale fonte di reddito. Dovrà essere tutto documentato, compreso l’inquadramento e il contratto di lavoro applicato e le dichiarazioni dei redditi dei dipendenti.
Così come al professionista che esegue la valutazione dovrà essere fornito ogni genere di documentazione contabile necessaria per la compilazione della perizia.
«Fondamentali per l’identificazione degli elementi che risultano essere oggetto degli investimenti qualificabili per la determinazione dell’indennizzo – si spiega – sono il bilancio e la contabilità del concessionario uscente, a cui il professionista deve poter avere accesso per addivenire a una corretta e puntuale valutazione».
Investimenti dei balneari, come si calcola il valore da rimborsare
Si cerca di fare un po’ di chiarezza anche sugli investimenti, punto critico secondo i balneari che negli ultimi anni li hanno rallentati in vista delle “aste”. La definizione data dalla normativa parla di «investimenti non ammortizzati e di un’equa remunerazione di quanto investito negli ultimi cinque anni».
Nel dettaglio, sono considerati solo gli “elementi strumentali” all’esercizio della concessione: restano quindi fuori causa gli investimenti come un appartamento o un’auto dati in uso al gestore dello stabilimento.
Possono rientrare nel valore d’indennizzo, in ogni caso, «gli investimenti effettuati e completamente ammortizzati secondo corretti principi contabili, ancora utilizzati per l’attività d’impresa, nel caso in cui tali elementi siano capaci di produrre ancora utilità economiche alla data della valutazione». Potrebbero essere inseriti anche i beni non di proprietà, ma in leasing.
Il criterio del valore equo e il costo per ricostruire lo stabilimento
Il principio, si aggiunge, è quello del “valore equo”: «Nel valore equo – si legge – il concetto normativo di “investimento non ancora ammortizzato” perde la sua connotazione. Il perimetro di questo valore è strettamente vincolato alla strumentalità: l'equità del valore si concretizza solo per quegli investimenti che conservano un’utilità oggettivamente apprezzabile per il subentrante, come le opere inamovibili o le manutenzioni straordinarie che prolungano la vita utile dei beni. Escludendo, di converso, i beni facilmente amovibili destinati a restare di proprietà dell'uscente o le opere realizzate in violazione della normativa urbanistica».
Ciò che è utile al futuro concessionario, e che quindi non è costretto a riacquistarlo, deve essere rimborsato. Per calcolare questo valore, si suggerisce – tra le varie metodologie – il cosiddetto “costo di riproduzione” o di ricostruzione: cioè quanto servirebbe al concessionario subentrante per ricostruire il bagno e le sue strutture, se venissero rasi al suolo.
È questa l’interpretazione che sta emergendo anche tra i professionisti. E che potrebbe garantire ai balneari non un riconoscimento del valore di mercato, ma un valore più concreto dello stabilimento.
La data del 22 ottobre
Le linee guida di commercialisti e contabili per gli indennizzi saranno inserite nel bando-tipo per le “aste” delle spiagge. Il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, a proposito della questione delle concessioni demaniali degli stabilimenti balneari, ha annunciato a Rimini: «Posso dare una notizia che Salvini mi ha autorizzato a dare: il 22 ottobre lui presenta in Conferenza unificata Stato-Regioni il bando tipo. È una tematica delicata, parte da molto lontano perché, lo voglio ricordare che tutto quello che riguarda la direttiva Bolkestein, tutto quello che ne consegue, è un qualcosa che addirittura fa parte dei primi anni del 2000. Noi la stiamo attenzionando da inizio legislatura, in questo momento c’è stata questa ordinanza della Corte di Giustizia europea che ha aperto uno spiraglio – ha spiegato – nel senso che ha aperto uno spiraglio su questa tematica della scarsità o meno delle risorse. Il tavolo tecnico della presidenza del Consiglio sta facendo una mappatura dell’occupato, in relazione a questo concetto».
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