Viareggio, tira un calcio a un’infermiera al pronto soccorso perché non voleva aspettare la visita. Ora dovrà risarcirla
La donna si trovava sulla barella quando ha colpito Eva Canali: 1.700 euro la cifra del danno causato
VIAREGGIO. Non aveva intenzione di aspettare il suo turno per la visita in Pronto soccorso. E così la paziente ha deciso di colpire con un calcio l’infermiera che la stava assistendo in quel momento. Ma all’utente dell’ospedale Versilia, che nell’estate 2022 si rese protagonista dell’episodio, questo gesto è costato: il giudice di pace di Lucca l’ha condannata a un risarcimento danni di 1.700 euro. Dopo che lo stesso giudice di pace, ma a livello penale, l’aveva già ritenuta responsabile del reato di lesioni in una sentenza precedente, e risalente all’anno scorso.
L’episodio era avvenuto in una mattina di fine luglio del 2022. La donna era andata al Pronto soccorso a causa di un malore: di fronte a lei al triage – dove vengono smistati gli arrivi in base alla gravità – c’era Eva Canali, conosciutissima infermiera da anni in servizio nel reparto di emergenza-urgenza dell’ospedale Versilia. L’infermiera, dopo aver parlato con la paziente, la faceva salire sulla barella e faceva una prima valutazione, accertando una febbre a 38°. Eravamo ancora nella prima fase post-Covid e quindi veniva eseguito il tampone, in attesa della visita, per verificare la positività al coronavirus. Passato circa un quarto d’ora, la donna si alterava chiedendo di essere visitata immediatamente. E quando Eva Canali si avvicinava per spiegarle che doveva aspettare il risultato del tampone, la donna – sempre stesa sulla barella – le sferrava un calcio al braccio sinistro.
L’infermiera, che lamentava un forte dolore, doveva a quel punto interrompere il turno e andare a farsi medicare. La prognosi era di dieci giorni. Una volta citata a giudizio, la paziente assicurava di soffrire di patologie che le avrebbero impedito di tirare un calcio, ammettendo di essersi un po’ agitata ma senza volontarietà nel gesto. Il giudice di pace, però, non le ha creduto. Anche sulla base di una sentenza penale del 2025 che aveva stabilito una condanna per lesioni e una multa di 1.000 euro per la donna sotto accusa. Così a carico della paziente è stato deciso anche un risarcimento danni di 1.700 euro a favore dell’infermiera.
La doppia sentenza – penale e civile – del giudice di pace si inserisce in un rapporto sempre più complicato tra utenza e personale ospedaliero: un confronto che, al di là dell’ovvia tensione vissuta dalle persone in un contesto simile, sembra avvelenato da un clima di mancata fiducia nella sanità. «È una vicenda che racconta molto dei tempi in cui viviamo, dove la sfiducia nei confronti del personale sanitario è ben presente – dice l’avvocato Michele Ciolino, che ha assistito l’infermiera Eva Canali – È indispensabile recuperare la fiducia e il rispetto nei confronti di questi professionisti, permettendo loro di assistere i cittadini con serenità».
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