Il cuoco toscano di Berlusconi chiede mezzo milione di euro di straordinari e porta Pier Silvio in Cassazione
La vicenda va avanti ormai da anni a suon di carte bollate e vede fronteggiarsi in aula i legali delle due parti – l’avvocato Claudio Lalli di Carrara per Canale e l’avvocato Fabrizio Daverio dello studio Daverio e Florio di Milano per il patron di Mediaset
VIAREGGIO. È fissata al 29 settembre l’udienza davanti ai giudici della Corte di Cassazione per la causa intentata da Giacomo Canale, ex cuoco e marittimo viareggino oggi 49enne, per richiedere il pagamento di oltre mezzo milione di euro di retribuzione straordinaria che sostiene gli siano dovuti da Pier Silvio Berlusconi, suo datore di lavoro per ben 11 anni.
Una vicenda che va avanti da anni
La vicenda va avanti ormai da anni a suon di carte bollate e vede fronteggiarsi in aula i legali delle due parti – l’avvocato Claudio Lalli di Carrara per Canale e l’avvocato Fabrizio Daverio dello studio Daverio e Florio di Milano per il patron di Mediaset – in una vicenda che attende ora la sua svolta definitiva. La diatriba legale va avanti infatti fin da quando il rapporto di lavoro tra Canale e la famiglia Berlusconi si è interrotto, nel 2018, dopo 11 anni di servizio.
L’accordo del 2019 e la contestazione
Il lavoratore viareggino – che aveva appunto servito come cuoco a bordo di uno degli yacht (il “Suegno”) di proprietà di Berlusconi e nelle cucine del castello di Paraggi, a Genova, dove Pier Silvio risiede con la compagna Silvia Toffanin e i figli – nel 2019 firmò un accordo proprio in merito all’ingente importo di straordinari, festivi e notturni mai percepiti. Secondo il marittimo viareggino si trattava di «una situazione di necessità» che l’avrebbe portato a firmare un accordo di conciliazione in cui avrebbe accettato una cifra forfettaria molto più bassa rinunciando a ogni futura pretesa economica.
L’impugnazione dell’accordo
Canale però, assistito dall’avvocato Lalli, ha impugnato quell’accordo e chiesto il pagamento di tutte le presunte retribuzioni, forte del fatto che la firma sarebbe avvenuta in assenza di assistenza dal sindacato e in maniera inopportuna, ovvero non nella sede sindacale ma nello studio del suo precedente avvocato, senza che il delegato sindacale nemmeno conoscesse la materia dell’accordo.
La sentenza di primo grado e il ribaltamento in Appello
La sentenza di primo grado del Tribunale del lavoro di Genova fu però una doccia fredda per il marittimo viareggino, stabilendo che il verbale presentato dai legali di Pier Silvio Berlusconi era legittimo e che dunque quei soldi non gli sarebbero spettati. È stata però la Corte di Appello a ribaltare la sentenza di primo grado, affermando «che quel verbale non aveva valore – spiega l’avvocato Lalli – anche se non ha rilevato ragioni, sulla base di alcune dichiarazioni del mio cliente che però non riguardano l’intero periodo per il quale è richiesto il pagamento degli straordinari, per riconoscere le ore di lavoro straordinario reclamate da Canale. Per questo – conclude il legale – abbiamo fatto ricorso in Cassazione».
Verso la sentenza definitiva
Il 29 settembre dunque ci sarà l’udienza, con sentenza prevista entro la fine dell’anno. I legali di Pier Silvio Berlusconi, contattati dal Tirreno, non hanno rilasciato alcuna dichiarazione in merito.
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