Il Tirreno

Versilia

Il riconoscimento

Il viareggino Gianluca Santoni vince “gli Oscar della fotografia” ed è l’artista dell’anno: «Nella formazione che ho c’è tanto della mia città»

di Sara Venchiarutti

	Uno degli scatti vincitori dedicati all’ex miniera di Zollverein in Germania (foto Gianluca Santoni) e l'autore
Uno degli scatti vincitori dedicati all’ex miniera di Zollverein in Germania (foto Gianluca Santoni) e l'autore

Il 63enne con il suo lavoro Poetry of Matter" ha vinto il primo premio all’Ipa, l’International Photography Awards, concorso internazionale a cui sono arrivate 14mila richieste di partecipazione da 139 Paesi

3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Un tempo era la miniera di carbone più grande al mondo, un polo produttivo ed economico. In un aggettivo: era funzionale. A questo tendeva l’architettura della cava di Zollverein, nella regione della Ruhr, in Germania. Poi le cose sono cambiate, l’economia ha spostato i suoi traffici e la miniera viene chiusa. Tutta la sua funzionalità si svuota. Quindi, cosa resta? Se l’è chiesto il fotografo viareggino Gianluca Santoni, 63 anni. E, con i suoi scatti, ha provato a dare una risposta: rimane la bellezza. Ne è nato un lavoro, "Poetry of Matter", che ha vinto il primo premio all’Ipa, l’International Photography Awards, concorso internazionale a cui sono arrivate 14mila richieste di partecipazione da 139 Paesi. «È come gli Oscar per il settore fotografico», sintetizza Santoni. Che ammette: «Pur avendo una certa età, quando ho visto che ero stato scelto come Fotografo dell’Anno (Architectural Photographer of the Year, ndr) ho provato una grande emozione. In quel momento ero a Berlino, a lavorare, e mi sono sentito più leggero».

La premiazione

L’Ipa è organizzata tutti gli anni dalla Lucie Foundation a Los Angeles. La premiazione è itinerante e quest’anno la serata di gala sarà ad Atene dall’8 all’11 ottobre. La serie di foto vincitrici di Santoni è dedicata all’architettura ed è incentrata, per l’appunto, sull’ex miniera di carbone a Zollverein, costruita attorno agli anni Trenta con influenze Bauhaus e dallo stile razionalistico. Nessuna decorazione. «Qui l’architettura - spiega Santoni - era dettata dalla funzione. Poi è accaduta una cosa singolare, su cui ho lavorato: la miniera a un certo punto è stata chiusa a causa dei cambiamenti del mercato. Nel momento in cui ha cessato di funzionare è accaduto qualcosa di particolare: quel luogo era creato per la funzione, nessuno cercava la bellezza. Eppure è proprio la bellezza che è rimasta, una volta finita la funzione. I risultati sono quelli di un’architettura che smette di servire, ma inizia a esistere».

Il progetto

Questo lavoro, in realtà, fa parte di un progetto più grande: è il primo di tre capitoli che riguardano i "Destiny of Iron", i destini del ferro; quello cioè che rimane dell’industria una volta terminato il suo ruolo. «Tutto - sottolinea Santoni - ruota attorno alla domanda: cosa accade ai luoghi costruiti per funzionare quando la funzione scompare? Io analizzo le tre fasi: permanenza, trasformazione e autonomia. La serie dedicata alla miniera fa parte della permanenza». Un’idea, quella della poesia della materia, pensata da Santoni per molto tempo. «Poi - racconta - mi sono imbattuto in questo luogo. Mi piace quel tipo di architettura, e nella Ruhr c’è un progetto di riconversione industriale unico al mondo». Il posto perfetto, insomma. Il lavoro Poetry of Matter, oltre a questo importantissimo riconoscimento, ha ottenuto altri due premi e menzioni. Ed è anche nella collezione digitale permanete al museo di arte contemporanea di Rijeka.

La sua storia

Santoni ha iniziato a fotografare, giovanissimo, nel 1989, pubblicando il primo servizio per "Illustrazione Italiana". Poi il lavoro nel settore editoriale, per le più importanti riviste specializzate in viaggi e architettura. Nel corso della sua carriera sono tanti i premi vinti. Ad esempio, quello dedicato ai 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino. «L’essere nato a Viareggio, un posto di mare - dice Santoni - mi ha aperto agli scambi e al viaggio. Non è un luogo chiuso. Penso che Viareggio mi abbia dato un’apertura all’altro, al viaggio, allo spostamento. Questa città ha sicuramente influito nella mia formazione come fotografo». E infatti Santoni a Viareggio ci vive ancora, girando poi per tutto il mondo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il delitto

Femminicidio sull’A1, la mamma di Lorena Isceri: «Aveva paura ma non aveva voluto denunciarlo per non rovinargli la vita»

di Mario Neri
Turismo: le nostre guide