Il Tirreno

Versilia

Il ricordo

Viareggio, un anno senza Donatella Francesconi: «Ma la sua voce è ancora con noi»

di Stefano Pasquinucci

	Donatella Francesconi 
Donatella Francesconi 

L’omaggio alla Chiesa dei Pescatori per la storica cronista de Il Tirreno autrice di inchieste e servizi sempre al fianco della gente

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Oggi – venerdì 26 giugno –  è un anno che non abbiamo più con noi la nostra collega Donatella Francesconi. Lunedì 29, in occasione dell'anniversario della strage ferroviaria del 2009, Donatella verrà ricordata dai familiari delle 32 vittime presso la Chiesina dei Pescatori, prima che parta il corteo per le vie cittadine per arrivare alla Casina dei Ricordi. Insieme a Donatella verranno ricordati anche don Luigi Sonnenfeld, Alberto Giorgi e Andrea Farnocchia.


Da un anno, ogni giorno, più volte al giorno quando apro il computer la prima cosa che vedo è una bella foto, in bianco e nero, di Donatella Francesconi. Una delle poche immagini di lei che, nonostante fosse circondata da bravi fotografi, difficilmente diventava scatto che coglieva l'attimo. La guardo e, senza dire una parola, ci parlo attraverso pensieri, ricordi, emozioni. Ci manca moltissimo. Manca il suo coraggio, la passione, la professionalità, la sensibilità e quel essere punto di riferimento per tutta la città. Mancano i suoi articoli, risultato finale di un lavoro complesso e approfondito che diventava storia, denuncia, cronaca, inchiesta, notizia, giornalismo vero. Quella professione, oggi sempre più difficile, della quale non possiamo fare a meno se, davvero, vogliamo ancora vivere in una società libera, trasparente, giusta.

Donatella si muoveva in bicicletta, a piedi, viveva la città al suo interno ed anche per questo sapeva raccontarla e rappresentarla. In ognuno dei luoghi più importanti del territorio, fossero aziende, attività commerciali, istituzioni, spazi pubblici, vie e piazze aveva uno o più punti di riferimento. Una rete, vera, attendibile, rappresentativa del presente che cambia, del contesto in cui le cose accadono, dove le persone sono testimonianza reale ed origine dei fatti.

Donatella Francesconi muore il 26 giugno di un anno fa, quando diventa lei stessa notizia, al termine di un lungo periodo di sofferenza fisica per cui aveva speso poche parole e scritto nemmeno una riga. Il 26 che ribaltando il 6 ci porta dritti al 29 giugno 2009, il giorno della strage ferroviaria. Il giorno in cui ebbe inizio un percorso che la assorbì totalmente, nella sua professione ed in ogni parte del suo essere, donna, madre, amica.

Non passa giorno senza che quel peso di dolore, ingiustizia, prepotenza ed inarrestabile voglia di verità la prenda per mano, le riempia la testa, le scuota le parti più profonde del cuore. Non perde un'udienza, non si piega a nessuna intimidazione o velata minaccia. Scopre dettagli e particolari che risulteranno importanti ed utili in quell’estenuante cammino.

Donatella per i familiari delle vittime e per tutte le persone coinvolte direttamente nell'iter processuale non era solo “la giornalista”, preparata, infaticabile, inattaccabile, era forza, sentimenti, presenza, risposta, sponda e sostegno, soprattutto nei momenti, tanti, in cui la fatica, il timore di non farcela, la voglia di dire basta sembravano insopportabili, insuperabili.

Una vita passata, in gran parte, a raccontare quella degli altri in particolare di chi subiva torti, vedeva negati i propri diritti, non trovava ascolto e risposte, aveva bisogno di aiuto. Una vita che ad un certo punto, ed è questa l’unica certezza vera che abbiamo, si interrompe, ma al tempo stesso si trasforma per diventare ricordo, presenza interiore, esempio e riferimento.

Tutto questo, allora, diventa parte di noi, della nostra vita, appunto. Guardo la foto sul computer e chiudo gli occhi per sentire, ancora una volta, la sua voce, quello che dice è brivido ed emozione, al tempo stesso. Quello che sento, quello che unisce tantissime persone nel pensiero di lei è luce che illumina i nostri sentimenti.

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