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Querceta, Francesco Ferrari dà l’addio al Palio dei Micci: «Ha perso un po’ di magia»

di Tiziano Baldi Galleni

	Francesco Ferrari, volto storico del Palio
Francesco Ferrari, volto storico del Palio

E’ stato uno dei protagonisti più rappresentativi: con la Lucertola, la contrada del cuore, ha vinto in tre edizioni

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QUERCETA. Ci sono storie che finiscono in silenzio, senza bisogno di clamore, ma che lasciano un segno profondo. Il Palio dei Micci saluta così uno dei suoi protagonisti più rappresentativi: Francesco Ferrari. Un addio che sa di nostalgia, di passione vissuta fino in fondo e di un legame autentico con il mondo delle contrade, quello vero, fatto di appartenenza e identità.

La scelta di dire stop

Ferrari ha deciso di fermarsi, di «appendere la casacca al chiodo», come dice lui stesso, dopo una carriera lunga e ricca di successi. «La mia storia parte da una famiglia di fantini, mio babbo e mio zio. Ho iniziato nel 1992 con il Pozzo, dove ho corso per nove anni e ho vinto il Palio nel 1996. Poi, dopo un anno di stop, sono passato alla Lucertola, che è la mia contrada del cuore, perché io sono di Ripa». E proprio con i colori della Lucertola Ferrari ha scritto pagine indelebili. «Dal 2001 fino all’anno scorso ho corso sempre lì, portando tre vittorie con il miccio Centolire e tanti piazzamenti. È stato un percorso bellissimo - ricorda il fantino - ma adesso è arrivato il momento di fermarsi. Mi sento abbastanza grande per dare spazio ai giovani».

La consegna del testimone

Il testimone è passato già domenica ad Andrea Paoloni, giovane fantino che Ferrari ha seguito da vicino. «È un ragazzo che monta con me, viene da Mercatello sul Metauro. L’ho affiancato piano piano e durante la corsa di domenica ha dimostrato di essere già all’altezza, anche se era all’esordio. La contrada ha un erede e questo mi rende sereno».

Il palio di ieri e di oggi

Ma accanto al racconto di una carriera, nelle parole di Ferrari emerge anche una riflessione profonda sul Palio di oggi. Un pensiero critico, ma carico di amore per una tradizione che rischia di perdere parte della sua anima. «La differenza tra avere il miccio di contrada e quello a sorteggio è enorme. Vuol dire arrivare al giorno della corsa senza emozioni. Quando invece hai un asino a casa, lo prepari tutto l’anno, lo cresci, lo curi, arrivi al Palio con il cuore che ti batte forte. È tutta un’altra cosa. Il Palio vive di emozioni - spiega Ferrari - si può vincere o perdere, ma la cosa più importante è quello che provi. E così si perde tutto questo».

Secondo Ferrari il sistema attuale, con i micci forniti da un’unica scuderia e assegnati a sorteggio, allontana i fantini dal vero spirito della corsa. «Oggi gli asini si conoscono, si sa quali sono i favoriti. Ti assegnano il miccio pochi minuti prima, non lo conosci, non c’è feeling. È un rapporto che manca, anche per rispetto dell’animale. E questo incide tanto». Ed è stata anche una delle ragioni che lo hanno spinto a farsi da parte. «Io continuo a correre altrove - ammette - ho ancora i miei asini e lì le emozioni le vivi davvero. Qui invece la partecipazione diventa a metà, perché non puoi coltivare qualcosa di tuo». Da qui anche un appello al futuro del Palio. «Sarebbe bello tornare ai micci di contrada e far crescere fantini del posto. Non è impossibile, è che oggi i ragazzi non vengono avvicinati. Invece sarebbe importante, perché solo così si vivono davvero i colori e il cuore della propria contrada».

Dunque Ferrari lascia la pista, ma non il mondo che lo ha visto crescere. «Continuerò a fare qualche corsa, a stare nell’ambiente, magari ad allenare. Però questo era il momento giusto per fermarsi». Un passo indietro che segna la fine di un’epoca, ma anche un invito a riflettere su cosa rende davvero unico il Palio dei Micci: non solo la corsa, ma le sensazioni che la tengono viva.

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