Pietrasanta, Domenico Lombardi si racconta: «Cinquant’anni da pediatra: studio e passione»
Il 12 aprile scorso l’Ordine dei Medici di Lucca gli ha consegnato una targa per il 50esimo anniversario della laurea
PIETRASANTA. «I primi bambini che ho visitato, qualche decennio fa, sono o stanno diventando nonni. Talvolta mi volto indietro, riavvolgo il nastro della memoria e ripercorro la mia vita condivisa con mille e mille altre vite in questo mezzo secolo di attività professionale. E quello che vedo è bellissimo». Il 12 aprile scorso l’Ordine dei Medici di Lucca ha consegnato una targa a Domenico Lombardi per il 50esimo anniversario della laurea. Una cerimonia semplice in linea con chi, nel divenire di queste cinque decadi, si è dedicato «con amore e passione alla cura dei bambini e degli adolescenti. Sì, perché sono stati proprio l’amore e la passione a spingermi a fare il pediatra», le parole di Lombardi che nel suo viaggiare a ritroso attinge da ricordi sigillati nelle nicchie della memoria.
Gli inizi
«Ho cominciato come tirocinante al pronto soccorso dell’ospedale di Pietrasanta. Da lì a poco ho vinto un concorso a Sarzana ed è seguita, la faccio breve, la specializzazione in pediatria e neuropsichiatria infantile per poi entrare come aiuto sotto l’Asl Versilia. Ho avuto diversi incarichi, negli anni, fino a responsabile della pediatria dell’ospedale Versilia e altre specializzazioni e ruoli. Ma soprattutto ho avuto questo rapporto, continuo, con i bambini e i loro genitori. Questo alternarsi di gioie e di dolori, dubbi e certezze in scia a diagnosi e terapie».
La pensione
Dal 2006 Lombardi è in pensione anche se non ha mai smesso di essere il "dottore dei bambini". «Non si smette mai di fare il medico, anche a 76 anni, quanti ne ha oggi il sottoscritto. Continuo con la libera professione (presso lo studio Masini Luccetti di via Barsanti, ndr) anche se forse è arrivato il tempo di riporre il camice: la famiglia, la voglia di fare il nonno, l’età. Vediamo: a fine anno prenderò una decisione». Mentre dice queste parole il cellulare di Lombardi rilancia l’avviso di un messaggio. «Devo vedere un bimbo, non sta bene da giorni, mi dice la mamma. Se non riescono a portarlo in ambulatorio farò un salto a casa».
I maestri
Perché Lombardi - e non sono molti per la verità - è il vero medico di una volta, quello che mai dice no alla richiesta di aiuto, quello che si ritrova i genitori, con il piccolo che piange, davanti casa, quello ancora che per completare una visita ci impiega un’ora. «Ho avuto maestri importanti: Luciano Vizzoni, primario a Livorno, Roberto Pardini e Gaetano Pasquinucci, straordinari professionisti ancora oggi ricordati da tutti in Versilia. La loro scuola è stata un insegnamento di vita: visitare sempre i bambini, non avere orari di lavoro, privilegiare l’aspetto clinico e non rincorrere quello economico». Anche se la professione di medico, sempre nel succedersi degli anni, è ovviamente cambiata. «Una volta - dice - prevaleva il ragionamento clinico. Oggi stiamo più dietro a protocolli, alla burocrazia e questo comporta una maggiore distanza con le famiglie. Certo, la diagnostica ti aiuta molto di più rispetto a prima e questo è un aspetto importantissimo, se non fondamentale per una diagnosi, ma anche l’ascolto dei genitori, rapportato ai malesseri del bambino o dell’adolescente, è altrettanto fondamentale. Proprio perché anche neuropsichiatra infantile ho un approccio, da sempre, diverso rispetto ad altri colleghi, vedo, o meglio cerco di vedere la globalità del paziente che ho davanti».
La grande passione
Ci sono stati momenti in cui Lombardi, in tutti questi anni, ha detto no a proposte professionali vantaggiose. «Si è successo, come sarà successo ad altri, ma alla fine ho rinunciato perché prevaleva sempre l’amore per questi bambini, per questa terra. Non è stata certo una sofferenza rinunciare, anzi. Non sono i soldi che fanno la differenza quando fai il medico. Quantomeno così la intendo io», le parole di Lombardi che, ma questo lo aggiungiamo noi viste le tante testimonianze raccolte, oggi come ieri, in molte situazioni e non solo quando ha davanti famiglie con qualche problema economico, non vuole essere pagato. E allora ritorna a casa con dolci, bottiglie di vino o di olio, uova fresche, pietanze portate, in segno di gratitudine, dai genitori o dai nonni dei bambini a epilogo della visita. «Se c’è una cosa - sottolinea - che mi ha caratterizzato, al di là spero della disponibilità e della competenza, è stata la voglia continua di aggiornarmi, di studiare, di fare pubblicazioni, di partecipare ai congressi. Insomma di studiare. Non si smette mai di imparare. Anche a 76 anni. C’è sempre qualcuno che ne sa più di te su un determinato argomento. E questo è uno dei consigli che spesso mi sento di dare ai giovani medici: aggiornatevi sempre».
Il periodo più difficile
Gli anni in scia al Covid, rimarca Lombardi, sono stati se possibile ancora più complicati. «Sì, purtroppo sì. Fra gli adolescenti sono emersi tanti episodi legati all’autolesionismo, tentativi di suicidio, ansia, disturbi ossessivi compulsivi, difficoltà di apprendimento, disagi a livello alimentare, bullismo. In questi casi il dialogo con la famiglia è decisivo. Devi dedicare tempo a tuo figlio, ma c’è tanta fragilità intorno a noi: nelle case, nella scuola, che è fondamentale fa molto, ma va supportata. Le istituzioni devono essere più presenti. I bambini, spesso, a 12, 13 anni si ritrovano soli e il forte condizionamento dei social contribuisce ancora di più a questo isolamento. Ma nonostante tutto - precisa - resto ottimista. La vicinanza dei bambini ti segna infatti in modo indelebile: basta un sorriso, un gesto affettuoso da parte loro e tutto svanisce. E tutto, al tempo stesso, rinasce. Ed è questo ad avere reso la mia vita bellissima».
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