Versilia, pesce “locale” ma dall’Adriatico: indagata una nota cooperativa
L’inchiesta concentrata sui prodotti forniti in un progetto regionale per le mense scolastiche di dodici comuni toscani
VIAREGGIO. Frode in pubbliche forniture. È questa l’ipotesi di reato formulata dal pubblico ministero su cui la Procura di Lucca si è mossa ponendo sotto indagine la cooperativa di pescatori viareggina “Cittadella della Pesca”. Nei giorni scorsi è stato infatti notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti dei responsabili della cooperativa, molto conosciuta in città e che rappresenta una delle realtà più note e importanti a Viareggio tra quelle che operano nel settore della pesca: l’inchiesta si è inserita nell’ambito delle attività di controllo finalizzate al contrasto e alla repressione degli illeciti in materia di pesca ed è stata portata avanti dai militari della Capitaneria di porto di Viareggio sotto il coordinamento della Procura di Lucca.
L’attività investigativa svolta dal personale della Guardia Costiera, particolarmente articolata, ha preso il via nel 2024. I militari si sono in particolare concentrati sulla verifica della correttezza nello svolgimento del servizio previsto da uno dei progetti in carico alla cooperativa e sottoscritto tra la Regione Toscana e una serie di Comuni aderenti (oltre a Viareggio, anche altri 11 centri in Toscana tra Bagno a Ripoli, Colle Val d’Elsa, San Miniato, Quarrata, Siena, Pistoia, Lucca, Terranuova Bracciolini e l’unione dei Comuni di Cantagallo, Vernio e Vaiano). Il progetto regionale in questione era finalizzato alla fornitura di prodotto ittico locale da destinare alle mense scolastiche attraverso le società appaltatrici del servizio di refezione scolastica dei singoli comuni aderenti all’accordo.
Secondo quanto emerso nel corso delle indagini «negli anni 2023 e 2024 parte del prodotto ittico fornito alle società di ristorazione appaltatrici risultava privo delle informazioni obbligatorie sulla tracciabilità – spiegano i militari della Capitaneria di porto di Viareggio in una nota riepilogativa dell’attività di indagine – mentre un’ulteriore quota proveniva dal mar Adriatico e veniva successivamente commercializzata come prodotto locale attraverso la falsificazione delle etichette». Da quanto emerso dai controlli documentali effettuati dai militari, che hanno visionato le note di vendita e di acquisto della cooperativa viareggina spinti dal sospetto che non tutta la quantità di prodotti ittici fornita nell’ambito del progetto regionale potesse essere materialmente prodotta dalla società sotto indagine, «oltre il 50% del prodotto ittico fornito, in particolare, risultava acquistato fuori regione e privo di tracciabilità – si legge nella nota trasmessa dalla Capitaneria di porto – inoltre, anche circa la metà del pescato locale era sprovvisto delle informazioni obbligatorie, per un totale di circa 31 tonnellate di prodotto ittico immesso irregolarmente in commercio». La tracciabilità del pescato d’altro canto «rappresenta uno strumento fondamentale – spiegano dalla Capitaneria viareggina – per garantire la sicurezza del prodotto ittico e la trasparenza del mercato, consentendo di seguire il prodotto lungo tutte le fasi della filiera, dalla cattura fino al consumo finale».
Il Tirreno ieri ha più volte tentato di contattare la cooperativa o i legali incaricati della difesa della società, ma senza successo. La cooperativa, per adesso, resta soltanto indagata: la responsabilità penale sarà accertata solo in caso di sentenza irrevocabile di condanna, in attesa della quale vige sempre la presunzione di non colpevolezza.
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