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Viareggio, muore a 43 anni videomaker padre di una bambina

di Roy Lepore

	Il 43enne scomparso
Il 43enne scomparso

Suo padre fu fra le vittime della strage ferroviaria del 29 giugno 2009: «La sua vita cambiò, ma aveva un cuore grandissimo»

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VIAREGGIO. Domenica scorsa, 22 marzo, a Navedano (provincia di Como), se ne è andato improvvisamente a 43 anni il videomaker Andrea Farnocchia, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore di tutte le persone che lo hanno conosciuto.

Il papà Antonio Farnocchia è stato una delle 32 vittime della strage ferroviaria del 29 giugno 2009: camminava sulla passerella per andare a lavorare al forno, quando fu avvolto dalle fiamme. Domenica 29 marzo, l’associazione “Il Mondo che vorrei” che si riunisce ogni 29 del mese, lo ricorda alla Casina dei Ricordi.

I ricordi e i messaggi

La presidente Daniela Rombi e Riccardo Antonini ci tengono a sottolineare il suo impegno per la lotta alla sicurezza, insieme alla sorella Alessia, alla mamma Marcella, partecipava alle iniziative dopo la strage prima di trasferirsi in Lombardia. Marco, amico di una vita, lo descrive così: «Andrea per me era come un fratello nel vero senso della parola. Un amico stretto, un compagno di mille avventure e di chiacchierate infinite, persona generosa, vera, autentica, leale».

Andrea, altro amico fraterno: «Non poteva fare una cosa tanto per fare, aveva la passione per il cinema, la fotografia, lo sport e alcune altre cose, non ultima la passione per la linguistica. L’esperienza più forte che abbiamo condiviso è stato il viaggio missionario in Brasile, nel 2006. Lui da ateo, io da credente». Massimiliano, altro amico di una vita: «Ci siamo conosciuti all’età di 11 anni uniti da un’amicizia sui banchi di scuola e una passione per i fumetti di Spider Man. Già all’epoca filmò il suo primo cortometraggio con gli amici di Piano di Mommio. Ha studiato Cinema a Pisa, prima la triennale, poi la specialistica, l’esperienza con un cortometraggio realizzato in collaborazione con Araba Fenice e premiato anche dai Fratelli Taviani. Amava la cultura giapponese, le lingue, i viaggi, il mare. Praticava sport, dal calcio quando era ragazzo, alla palestra, al beach volley, allo sci, alla capoeira e persino salsa latino-americana dove aveva stretto amicizie durature».

Quel 29 giugno 2009 la vita di Andrea cambiò. Ma il suo cuore era ancora più grande e rimase lucido per confortare e aiutare la famiglia. «Nel 2011 – prosegue l’amico – partimmo per Londra dove iniziò subito a lavorare come videomaker, dandoci forza e supporto l’uno con l’altro. Condividendo tutto, dall’alloggio ai nuovi legami e amicizie. Poco dopo aprimmo la nostra partnership, Qareyfilm. Ricordo ancora quando nel 2015 io e Gaia gli chiedemmo di essere il Best Man per il nostro matrimonio».

Nel 2020 arrivò la figlia, «il sogno di Andrea di avere una famiglia tutta sua si era avverato. Era un padre presente e accorto, con grandi piani per il futuro della figlia. Nel 2024 lui e Valentina decisero di tornare in Italia per essere più vicini alla famiglia. Aveva un cuore troppo grande e proprio per questo forse non ha retto al dolore. Raggiungerà adesso il suo papà a cui era enormemente legato». Lo ricordano con affetto Emma Viviani e il figlio Niccolò.

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