Marina di Pietrasanta, quattro stabilimenti venduti in poco tempo. Il presidente dei balneari: «Perché i nostri bagni fanno gola»
Lo sfogo di Francesco Verona che traccia un quadro in vista delle aste: «C’è il rischio concreto di svenderli, i nuovi proprietari alzeranno le tariffe e useranno loro addetti. La Versilia cambierà il suo volto»
PIETRASANTA. L’appeal, aste o non aste delle spiagge, resta ai massimi livelli. A cosa ci riferiamo? Alla compravendita degli stabilimenti balneari a Marina di Pietrasanta: nell’ultimo anno ben 4 (Twiga, Nettuno Alba, Franco Mare e Motrone) sono infatti passati di mano e altri due bagni, stando a voci più che autorevoli, sarebbero prossimi al cambio del referente di concessione.
«Perché c’è questo interesse per i nostri stabilimenti? Perché siamo in Versilia, perché l’avvicinarsi delle aste incide sulle contrattazioni e perché ancora il costo di una struttura balneare di Marina era e resta decisamente inferiore a una di Forte dei Marmi. Detto questo la situazione è preoccupante», fa sapere il presidente del Consorzio Mare Versilia Francesco Verona che aggiunge.
«I grandi investitori, le società con capitali importanti non si fanno certo il problema di comprare uno stabilimento balneare alla vigilia delle aste – le gare sono in agenda nel 2027, ndr –: in fondo, una volta acquistato il bagno, i nuovi acquirenti cominciano immediatamente i lavori di ristrutturazione e riqualificazione con un notevole esborso di denaro. Investimenti, non ammortizzabili nell’arco dei cinque anni, che in sede di gara porteranno in dote un punteggio decisivo, insieme all’offerta, per l’assegnazione della concessione. E poi – prosegue Verona – qual è oggi il balneare nelle condizioni di mettersi a pareggiare l’offerta, giusto per fare un nome, della società dei Del Vecchio di turno? Del resto molti concessionari stanno vivendo questi momenti, quelli che precedono le aste per intendersi, con pochissima serenità. Se arriva l’offerta non dico giusta, perché giusta oramai non è più possibile, ma dignitosa, vendono e si liberano di quello che ritengono un peso. Cosa farebbe il sottoscritto in caso di offerta? Di fronte a qualcosa di importante in termini economici, valutando il tutto con la mia famiglia, non mi farei troppi problemi. Si, venderei».
Nelle scorse settimane, e non è la prima volta, un concessionario ci raccontava di avere ricevuto una proposta di acquisto, a suo dire «imbarazzante. Quasi offensiva. «Di fronte al mio no, il referente della società interessata – aveva detto al Tirreno – non si era scomposto più di tanto dandomi l’appuntamento al giorno dell’asta più che mai convinto che non saremmo stati nelle condizioni di offrire più di loro. L’ho mandato a quel paese, ma probabilmente alla fine andrà come ha detto lui». Scenari che Verona, da presidente di categoria, conosce bene.
«Dopo le aste ci ritroveremo con un numero significativo di stabilimenti nelle mani di società o imprenditori non locali. Investitori che non esiteranno ad alzare i prezzi, a rimpiazzare la manodopera versiliese con altre persone di loro fiducia. E, al tempo stesso verranno meno, in diversi stabilimenti, anche le caratteristiche della nostra tradizione balneare, quelle che ci hanno rese famose a livello internazionale. Non saremo solamente noi balneari versiliesi a perderci, ma tutta una comunità, sia in termini di indotto che come tipicità di una spiaggia che perderemo definitivamente».