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Kimi Antonelli, quello che (forse) non sapete: il talismano della mamma, il mercatino della sorella e cosa fa per concentrarsi

di Evaristo Sparvieri

	Kimi Antonelli
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Kimi Antonelli

Ecco alcuni aspetti curiosi ma determinanti del più giovane campione del mondo di F1: la famiglia, gli esordi sui kart e i record del pilota italiano della Mercedes

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«Voglio diventare campione del mondo». C’è un video del 2014 che circola in rete dove si vede un bambino con una fila di coppe alle spalle. La tv lo chiama “Andrea Antonelli”.

Promessa mantenuta: a vent’anni, due mesi e sette giorni, è il più giovane campione del mondo della F1. Un italiano, 73 anni dopo Ascari. “Omen nomen”, dicevano i latini: nel nome c’è il proprio destino. Andrea Kimi Antonelli da Bologna, quel gran pezzo dell’Emilia che ha i motori nel sangue: Andrea, dal greco, il “valoroso”; Kimi, che risale a Joakim, “Dio innalza”.

Uno, insomma, che ce l’aveva scritto addosso da sempre. Predestinato. E bastava conoscere la storia della sua nascita per capirlo. È la sera del 23 agosto 2006, Marco e Veronica Antonelli vanno al cinema a vedere “Cars”: lei è incinta, arrivano le contrazioni, quindi la corsa in ospedale e Kimi nasce due giorni dopo, a Bologna. Lo ha raccontato la madre dopo la storica vittoria di Monza.

Perché si chiama Kimi: l’origine del nome Antonelli

Il nome, è noto, non è un omaggio a Räikkönen: “Kimi” è il secondo nome, suggerito da Enrico Bertaggia, amico di papà Marco, perché suonava bene fra Andrea e Antonelli. Che poi nella storia del motorsport ci sia Kimi Räikkönen, l’ultimo a vincere il Mondiale con la Ferrari, nel 2007, quando Antonelli aveva un anno e due mesi scarsi, tanto meglio. Sempre un Kimi, sempre nel segno del tricolore.

Gli esordi sui kart e l’ingresso di nascosto nel paddock

Il paddock Antonelli lo conosce sin da bambino, ma di nascosto. A sette anni, il padre lo nasconde in una pila di gomme su un carrello per farlo entrare a Hockenheim. Ma già a un anno Kimi era in braccio a papà Marco su un go-kart, a cinque lo guidava da solo; a casa giocava con le macchinine e faceva la telecronaca delle gare. E ancora oggi guida auto radiocomandate in scala 1: 8 per concentrarsi.

La famiglia di Kimi Antonelli: i genitori Marco e Veronica e la sorella Maggie

In famiglia le corse sono passione e mestiere: il padre Marco, ex pilota e titolare di una scuderia, lo porta in pista e gli dà il rituale bacio sulla fronte prima del via. «È la persona che mi tiene con i piedi per terra», dice Kimi. La mamma lavora nella scuderia di famiglia: anni fa ha regalato al figlio una collanina con un ciondolo a forma di coda di balena, diventata un talismano portafortuna. Kimi non la toglie mai: «Credo che prima o poi finirò strozzato», ha ammesso sorridendo. C’è anche la prima fan: Maggie, la sorella undicenne: a Riccione in estate ha messo in piedi un mercatino con un’amica e, per attirare clienti, ha promesso una cartolina firmata da Kimi a chi comprava due braccialetti. Risultato? Tutto venduto in un’ora. «Pensa quanto è sveglia», ha commentato Kimi divertito.

L’arrivo in Mercedes e la scelta di Toto Wolff

Da piccolo, la Ferrari lo nota ma non lo prende. A 12 anni lo prende la Mercedes, e Toto Wolff dice di averlo scelto in cinque minuti quando l’amico Hamilton annunciò l’addio per Maranello. L’ufficialità in Mercedes arriva il giorno dopo l’incidente contro un muro nel 2024 a Monza, dopo appena dieci minuti di prove libere sull’auto di Russell. Ma il destino non conosce muri.

La scuola, la patente e l’esordio in Formula 1

Fuori dai circuiti, intanto, Kimi andava a scuola e frequentava il Salvemini di Casalecchio: matematica la reputava ostica, inglese la materia preferita. Quando i conti scolastici non tornavano, non disdegnava aiuti dagli ingegneri Mercedes. La maturità arriva nel 2025, stagione d’esordio. Arriva in F1 prima di avere la patente, presa a gennaio 2025 poco prima del Gp d’Australia. E ammette di temere il parcheggio dell’esame di scuola guida più delle curve di Melbourne. Da esordiente è il secondo più giovane che va a punti (dopo Verstappen) e il più giovane a firmare un giro veloce. Il 2026 viene dopo l’inverno più duro. In Qatar, a fine 2025, accusato a torto dalla Red Bull di aver favorito Norris, riceve oltre mille messaggi d’odio, minacce di morte comprese, e oscura la foto del profilo. «È davvero doloroso», ammette. Ma volta pagina.

Le vittorie del 2026: da Shanghai alla rimonta di Monza

E tre mesi e mezzo dopo, a Shanghai, arrivano pole e vittoria: primo italiano a vincere un Gp vent’anni dopo Fisichella. Era il 2006, anno di nascita di Kimi. Sul podio il presentatore lo chiama “Kimi Raikkonen”, e lui non sa se salire. Poi ci prende gusto. Seguono Giappone, Miami, Canada e Monaco: cinque successi di fila. Non mancano inciampi, a Barcellona e a Silverstone, prima del capolavoro di Monza: il 6 settembre vince partendo 19°, a 60 anni dall’ultimo italiano vincitore sul circuito. Epica pura.

I record di Antonelli, il numero 12 e i rituali prima delle gare

I numeri sono da record: il più giovane di sempre in pole, in testa al Mondiale e nel Grand Chelem, a Monaco. Per vittorie stagionali supera Ascari, che nel 1952 ne vinse sei. Vince sui social: 9, 8 milioni di follower su Instagram, mezzo milione in più ogni mese. E resta sempre Kimi. Prima di salire in macchina ascolta “Can’t Hold Us” di Macklemore, corre con il 12 in omaggio a Senna (di cui aveva poster in cameretta e autografo) e ha un rito che non salta mai: bacia la sua Mercedes, mattina e sera. «Sento una sorta di connessione spirituale con lei», racconta. Fa scherzi a mezzo paddock e a tutto il suo team: al suo ingegnere Bono ha disattivato due volte il badge, chiudendolo fuori perfino dalla mensa. Sotto il casco, resta un ragazzo, diventato campione: un nome nell’albo d’oro e nella storia della F1.

 
 

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