Il Tirreno

Toscana

Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani
L'ingresso del tribunale di Lucca
◗
L'ingresso del tribunale di Lucca

Un 43enne accusato del pestaggio: lo aggredì e lo mandò in ospedale con il naso rotto, adesso gli atti dell’indagine ritornano in procura

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Un fraintendimento sfociato in violenza. Lui è l’ex che non si rassegna alla fine della storia. Lei la compagna che lo ha lasciato. L’altro, un collega della donna, che si trasforma a sua insaputa nel bersaglio di una rabbia fuori controllo.

Il pestaggio

Una sequenza da cortocircuito che all’epoca, fine marzo 2023, vide un 43enne fuori di sé aggredire un docente di un istituto superiore di 41 anni mandandolo all’ospedale con il naso rotto e altre lesioni per una prognosi di 21 giorni. E nel picchiarlo avrebbe urlato contro la vittima frasi del tipo: «T’ammazzo negro di m. . .tornatene a casa tua». E all’indirizzo della donna: «Mi hai tradito con questo sporco negro».

Le conseguenze di quel pestaggio sono diventate una richiesta di rinvio a giudizio per lesioni personali aggravate dalla discriminazione e dall’odio razziale. La citazione della Procura di Lucca ieri mattina è stata rivalutata dal giudice Noemi Comito che, per la gravità del reato, ha trasmesso gli atti al pm affinché chieda, stavolta al gup, di nuovo di processare il 43enne per un reato di competenza del collegio e non del giudice monocratico.

La storia nasce da un episodio concluso con l’arrivo di un’ambulanza e dei carabinieri in una frazione del Capannorese.

La versione dell’accusa

Secondo la versione dell’accusa, il professore era andato a casa della collega con altri docenti per una cena di lavoro. A fine serata si erano salutati dirigendosi ognuno verso le proprie auto. Lui era tornato indietro perché aveva dimenticato alcuni effetti personali.

Nel frattempo la padrona di casa aveva visto dei movimenti sospetti intorno all’abitazione e lo aveva pregato di restare per capire cosa stesse succedendo in giardino.

Dopo pochi minuti, aveva capito che era l’ex, non nuovo a presentarsi al suo domicilio senza essere invitato e provocando apprensione in quella che era stata la sua fidanzata. Era uscita e lo aveva trovato nascosto dietro a un casottino. Impaurita, la professoressa aveva telefonato alle forze dell’ordine accompagnando in modo deciso l’uomo al cancello.

Lui, incapace di gestire una gelosia fuori controllo, l’aveva prima buttata a terra e poi era corso in casa a caccia del presunto nuovo compagno. E qui aveva trovato il professore intento a nascondersi dopo aver capito la situazione.

Senza dargli la possibilità di chiarire il motivo della sua presenza, l’ex aveva iniziato a colpire il docente con pugni in faccia e all’addome. Un tentativo di fuga della vittima dell’assalto era naufragato al cancello con il 43enne che continuava a picchiare il docente, anche con calci, insultandolo per il colore della sua pelle e offendendo anche l’ex compagna per un’immaginaria relazione con il malcapitato ospite.

Referto di 21 giorni

Nel frattempo, erano arrivati i carabinieri per l’aggressore, identificato e calmato, mentre per l’aggredito un’ambulanza era servita per portarlo al pronto soccorso dove era stato medicato e dimesso con un referto di 21 giorni tra ossa nasali rotte e labbro spaccato. Con quelle frasi cariche di disprezzo non certificate al pronto soccorso, ma che diventano in automatico un’incriminazione per odio razziale. 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino